Analisi dei sette chakra, dei relativi blocchi psicofisicie delle basi terapeutiche essenziali


Analisi dei sette chakra, dei relativi blocchi psicofisicie delle basi terapeutiche essenziali



Tutta l’attività e i disturbi psicosomatici possono essere facilmente compresi sulla base di un modello olistico che abbiamo chiamato Cyber.
Cyber è un modello di essere umano molto semplice, che possiamo raffigurare come una sfera (un campo di energia-informazioni) con un punto di luce interno (che simbolizza la coscienza); con questo modello tridimensionale cerchiamo di rappresentare ciò che non è rappresentabile (la coscienza è impalpabile, non esiste a livello sensoriale come estensione di tipo fisico).
Noi ci sentiamo di fatto una unità di coscienza, una sfera di informazioni coscienti, di energia intelligente e sentiamo di avere più o meno, non sempre, un centro interno di autoconsapevolezza che chiamiamo Identità, Io, Soggettività.
Nella tradizione del pensiero occidentale è sempre stata presente una separazione tra il corpo fisico, la materia, e l’anima immateriale.
Durante questo corso cercheremo di superare questa dicotomia e di lavorare sull’unità, per riuscire a sentire dentro di noi l’Uno, l’energia unitaria; infatti noi siamo costituiti da una sola entità, formata da mille pezzi, frammenti, che sono comunque uniti tra loro.
E nel momento in cui realizziamo dentro noi stessi questo tipo di consapevolezza, cioè ci sentiamo veramente uno, uniti, unici, riusciamo a vedere anche l’universo stesso come Unità, riusciamo a vedere tutto ciò che ci circonda, dalla politica alle televisioni all’arte alla filosofia all’estetica ecc., in maniera unitaria, globale. Dentro di noi si è venuto infatti a creare questo punto, questa coscienza come nucleo che ci permette di unificare il reale, e possiamo così sperimentare che fino a quando non realizzeremo al nostro interno questa esperienza unitaria, il mondo esterno continueremo a vederlo frammentato, pieno di divisioni, di contraddizioni e di conflitti.
Quando ci sono tante parti in gioco, lì sorge automaticamente il conflitto: dobbiamo scegliere tra una cosa e un’altra e decidere quale sia la migliore.
Ma nel momento in cui una persona entra in contatto profondo con sé stessa tanto da sentire tutte le sue varie parti, che magari in quel momento sono in conflitto (ciò che si pensa sia bene o male per sé stessi), può bilanciare queste parti se riesce a vederne il processo unitario che le informa, improvvisamente anche nel mondo esterno comincerà ad osservare il processo di sintesi, di unificazione di tutto il reale.


Energia uguale informazione – unificare materia e spirito
La strategia che utilizzeremo per questo processo di unificazione è quella, molto semplice, di considerare ogni energia un’informazione.
La scienza è tutta costruita su un concetto di energia che è quantificabile, ha un’estensione (è la "Res Extensa" di Cartesio). Noi partiamo da un’altra prospettiva: l’altro polo della realtà è l’informazione, che sin dall’inizio della cibernetica è stata definita come priva di massa e priva di energia; noi uniamo le due prospettive e diciamo che ogni energia è un’informazione, ogni informazione ha in qualche modo un veicolo energetico, per quanto sottile esso sia. Quindi tutto il nostro corpo è un’energia informata intelligente.
Informazione significa che ci deve essere una coscienza che ne percepisce il senso, un’informazione senza una coscienza infatti è come qualcuno che scrive una lettera senza essere un soggetto, manca il soggetto, mentre chi scrive o riceve un messaggio deve essere una coscienza. Questo modello ci riporta quindi sempre a noi, alla coscienza che percepisce le cose. Cyber è il conoscitore.
Sentire significa quindi avere coscienza delle informazioni, di quelle che vengono dal corpo e che sono vive, e di quelle che arrivano dall’esterno, tutte comunque dirette ad una coscienza viva e intelligente, informazioni che continuano a circolare in un unico flusso.

La circolazione delle energie e delle informazioni
Il modello che usiamo per evolvere in questo ciclo di sette seminari, sui sette chakra, è quindi quello della circolazione delle energie, che è poi la circolazione delle informazioni.
Se nel corpo le energie si fermano, si fermano anche le informazioni e se si fermano prima le informazioni, si fermano anche le energie. Se nel proprio circuito di evoluzione psichica, mentale, si ha ad un certo momento uno stop, per esempio all’età dello sviluppo una serie di informazioni che arrestano il processo spontaneo di crescita del bambino che sta entrando nella sfera sessuale, processo che si sviluppa anche mentalmente come attenzione, desiderio ecc., se lì quindi si costituisce un blocco, allora anche nella parte del corpo corrispondente a quelle informazioni ci saranno delle energie bloccate. Oppure se prendiamo un bambino e per un anno lo teniamo fisicamente isolato, constatiamo che questa semplice costrizione fisica può creare un enorme arresto di informazioni a livello mentale.
Quindi tutte le persone che nella loro infanzia hanno avuto un tipo di educazione forzata hanno subito un blocco delle informazioni, e della consapevolezza, fortissimo, che non permetteva più loro una fluidità di movimenti nel corpo, corpo che non riusciva a riacquistare in seguito un’adeguata naturalezza.
Allora, sia partendo dal corpo fisico, sia lavorando via via sui corpi più sottili, sulle emozioni, sulla mente e sulla spiritualità, continueremo a lavorare con questo concetto di circolazione di energie e di informazioni.
Ogni blocco infatti, come diceva giustamente Reich che è stato il padre della psicosomatica in Occidente, accade per un’interruzione del normale flusso energetico informatico. Quando un'energia vuole salire o comunque muoversi da un punto ad un altro, se riusciamo ad arrestarla creiamo una dicotomia e quell’energia spontanea che stava crescendo viene fermata. Reich per indicare questo processo disegnava due frecce: al posto della freccia originaria unica, che rappresenta la nostra unità, veniamo ad avere due frecce, e quindi un conflitto, due frecce che ad un certo momento vanno in conflitto tra di loro; se per es. abbiamo bloccato la sessualità, avremo una parte di noi che dice "voglio sesso" e un’altra che dice "non puoi", e queste due parti in opposizione creano il conflitto. Se però noi riusciamo ogni volta che viviamo un conflitto a risalire al punto originario che lo crea, là dove l’energia si è divisa, riusciamo ad entrare profondamente dentro di noi e a ritrovare questa matrice unitaria: in quel momento le divisioni diventano solo divisioni del ricordo, non più della realtà, noi allora nella nostra realtà non siamo più nella separazione, siamo nella unità, e le energie cominciano a scorrere di nuovo.
Ogni tipo di attività che viene esercitata sull’essere umano coinvolge la totalità dell’essere umano, quindi sappiamo che se influenziamo il corpo fisico arriveremo lentamente o velocemente, a seconda di quanto lo stiamo influenzando e di come, arriveremo ad influenzare le sensazioni, le emozioni, la mente; o, viceversa, se influenziamo la mente, piano piano arriveremo ad influenzare o addirittura a bloccare il corpo fisico. Dunque qualsiasi tipo di attività, quando viene fatta con questo tipo di consapevolezza, diventa olistica.

L’essere umano come ologramma
Tutta la medicina olistica nasce da questo semplice presupposto: che ogni parte del nostro essere è un ologramma del tutto.
L’ologramma è un sistema per prendere informazioni attraverso un fascio laser, per cui se noi proiettiamo su una lastra olografica un fascio laser abbiamo un’immagine tridimensionale. Con il termine "olografico" in realtà non si intende tridimensionale, si intende che nella lastra olografica qualsiasi frammento della lastra contiene tutta l’immagine. Quindi ogni punto dell’ologramma contiene la totalità, quindi ogni parte del nostro essere è in qualche modo così profondamente connessa alla totalità di noi stessi, che possiamo influenzare attraverso un punto la totalità, oppure la totalità può influenzare il punto.
Lo strumento di crescita che utilizzeremo nella nostra ricerca è quello della consapevolezza.

La consapevolezza come strumento di guarigione e di crescita
La consapevolezza è una sorta di attenzione, che può essere focalizzata, e allora parliamo di concentrazione, che può essere dilatata e allora parliamo di contemplazione, e che può essere infine lasciata completamente aperta, senza soggetto-oggetto, dove si diventa consapevoli della consapevolezza, e allora parliamo di meditazione.
Quindi se noi focalizziamo l’attenzione, diventiamo consapevoli di un unico punto (per esempio di una capocchia di uno spillo). Oppure possiamo dire che sentiamo la bellezza di un certo posto, sentiamo la natura intorno a noi, tutti gli elementi, l’aria, il vento, la terra, e restiamo così in contemplazione, in uno spazio dilatato, e la consapevolezza è come se fosse a 360 gradi e accoglie e porta le informazioni attraverso i sensi al nostro centro di coscienza, che è lì ad ascoltare. Oppure possiamo entrare nel terzo stato, che è la Meditazione, in cui la coscienza non ha oggetto, perché qui l’attenzione è totalmente defocalizzata, non c’è oggetto, e dato che quando noi abbiamo un oggetto ovviamente dobbiamo essere un soggetto, nel momento in cui non c’è più oggetto non c’è più neanche soggetto, nel momento in cui la meditazione accade non c’è più un "io sento" ma c’è un sentire, non sono io che sento i suoni bensì le mie orecchie sentono i suoni, non è più presente quindi il rapporto soggetto-connessione informatica-oggetto: qui è solo il suono a passare.
Nella Meditazione il Soggetto, l’Io scompare, e la coscienza si espande, diventa universale, non è più focalizzata sulla nostra identità.
La consapevolezza la possiamo quindi utilizzare in queste tre maniere. Consapevolezza che noi abbiamo esercitata in tutto il nostro processo educativo sempre verso l’esterno, cioè abbiamo avuto purtroppo in Occidente un tipo di educazione che ci ha portato ad osservare esclusivamente l’esterno, che cosa avviene fuori di noi, che colori ha questa foglia, come è fatto questo tavolo, quale è la formula matematica di quella sostanza chimica, in ogni caso le nostre reazioni sono sempre in relazione all’esterno. Nella nostra educazione manca infatti totalmente un principio di base che è il principio della autoconsapevolezza, della autoconoscienza.
Se chiudiamo gli occhi e ci guardiamo dentro, non vediamo niente all’inizio. Dentro di noi troviamo solo una vaga serie di sensazioni molto generiche, sensazioni dei sensi, del tatto, dell’udito ecc., ma non siamo stati abituati a prendere coscienza del nostro mondo interno, e soprattutto ci hanno insegnato che tutte le sensazioni che abbiamo sono in qualche modo fisiche, materiali, del tipo "mi fa male una gamba perchè c’è una spina", e quindi mi arriva attraverso un nervo un’informazione che si chiama dolore.
Se noi invece interpretiamo tutta la materia, che è fatta di energia, come informazione, abbiamo un universo che di colpo viene trasformato in un universo intelligente. Allora qualsiasi emozione, sensazione del nostro corpo diventa un'energia viva, energia intelligente, che circola nel nostro organismo.

La coscienza del proprio stato globale
Piano piano, attraverso una serie di tecniche che faremo, prenderemo molta consapevolezza proprio dello stato interno del nostro essere e delle energie del nostro corpo, cominceremo a percepire le varie zone dei chakra, o anche a vederle visivamente come colori, magari solo come chiaro/scuro, freddo/caldo ecc., e progredendo nel lavoro questo processo di consapevolezza e di percezione interna si svilupperà e, dato che tutta questa è energia, questa consapevolezza delle energie interne ci darà la possibilità di guarirci. Se infatti siamo così sensibili da percepire un blocco di energia prima che questo avvenga noi abbiamo anche la possibilità di bloccare la malattia al suo sorgere, e attuiamo così un processo di prevenzione.
Il concetto di energia non è sufficientemente chiaro: le energie le possiamo immaginare come correnti elettromagnetiche di cui tutto il corpo è pervaso, e lo stesso cervello funziona attraverso correnti ellettromagnetiche, il cuore batte attraverso un impulso elettromagnetico, la pelle, gli organi funzionano attraverso uno scambio di impulsi, correnti, messaggi elettromagnetici.
Benveniste, famoso per le sue ricerche scientifiche sulla memoria dell’acqua, ha fatto una serie di sperimentazioni provando a verificare il tipo di reazione che hanno i globuli bianchi ad una sostanza omeopatica dove non c’è più materia, dove c’è solo l’imprinting della materia; invece di dare una dose omeopatica ai globuli bianchi per farli reagire come se si trattasse della sostanza vera, nell’esperimento Benveniste ha preso la sostanza e attraverso un filo elettrico ha mandato la frequenza elettromagnetica di quella sostanza ai granulociti, e questi hanno degranulato, hanno reagito. Quindi al di là della forma fisica chimica noi abbiamo una forma elettromagnetica che è quella che trasmette il grosso dell’informazione.
Ogni energia elettromagnetica è formata da fotoni, è un’energia luminosa, e noi di questa energia elettromagnetica vediamo solo una piccola banda di luce che è la finestra ottica, tutto il resto delle infinite bande elettromagnetiche è costituito invece da frequenze di fotoni o troppo corte o troppo lunghe, per cui il nostro occhio non le vede; ma il nostro occhio interno le può vedere.
Abbiamo fatto numerosi esperimenti con dei sensitivi e delle sensitive: per es. immettendo un certo tipo di corrente dentro il corpo di una persona essi potevano notare un certo tipo di colore, oppure le sensitive vedevano il flusso della corrente nel corpo come flusso di colori, e quindi si è constatato che la corrente elettromagnetica vicino alla finestra ottica possiede proprio questa caratteristica di poter essere vista con una attenzione diversa dell’occhio.
Questo tipo di consapevolezza e di visione interiore più sensibile è quello che dovremo sviluppare. Alcuni vivranno questa capacità attraverso una sorta di vista interiore, altri attraverso una sensazione interiore, cioè la sentiranno, altri ancora la intuiranno, ma l’importante non è qui tanto il "come" (ognuno infatti ha una sua propria caratteristica sensoriale) quanto che tutti si riesca a percepirla. Ci sono persone che il primo anno non la sentono, mentre il secondo anno riescono a risvegliare questa energia, e altre ancora più aperte che riescono a percepirla già dalla prima volta abbastanza bene.
La nostra società è nata e vissuta nel concetto di dualità, nel concetto di conflitto, di separazione, per cui noi abbiamo imparato questa separazione sin dalla nascita, e tutta la cultura che ci è stata trasmessa è stata basata proprio sulla divisione.
Da ciò deriva una serie enorme di blocchi alla nostra energia, mentre se la nostra società fosse stata più unitaria nella sua struttura noi saremmo qui in questo momento a vivere con totalità, con gioia, con totale fluidità energetica e con coscienza l'esistenza. Questo invece non avviene perché in varie zone della nostra mente e delle nostre energie fisiche abbiamo una grossa serie di chiusure. Lavoreremo quindi, soprattutto nei primi tre seminari, sulla parte negativa di noi stessi.
E’ la parte negativa che ci serve, dobbiamo proprio arrivare a capire dov’è, come lavora e come è nata questa parte oscura che abita in noi. Dobbiamo riuscire a sciogliere il principio di paura che è insito nel nostro corpo.
Il primo chakra è la radice dell’albero neuropsichico dell’essere umano.
Il primo chakra è il centro del corpo fisico e dell’intelligenza degli atomi che lo compongono e lo animano.
A livello esoterico le medicine sacre ritengono che il primo chakra fosse il centro energetico da cui dipende il primo livello psicosomatico, costituito dalla zona del coccige, dall’ano, dalla prostata per gli uomini, dall’ultimo pezzo del colon, connesso con i reni, la colonna vertebraleinferiore e tutta la parte posteriore delle gambe.
I blocchi di questo centro diventano poi blocchi nell’articolazione del bacino, delle gambe, blocchi alle ginocchia (poi c’è anche tutta una serie di blocchi più complessi che vedremo in seguito).

La paura (1° chakra)

Il primo chakra è ritenuto la sede della paura. L’attuale sistema di educazione famigliare e scolastica è basato sulla paura.
A livello psicoenergetico i blocchi del primo chakra, sono da ricondurre alla paura e ai reni (ghiandole surrenali). Le surrenali producono molti ormoni, tra cui l’adrenalina, la noradrenalina, ormoni che gestiscono lo stress e il rilassamento, la tensione, la paura, la fuga. Lo stimolo negativo di paura è soprattutto di paura fisica, la paura psichica emozionale viene infatti successivamente: un bambino per es. può essere bloccato nelle sue azioni solo da una paura fisica perché una paura psichica emozionale non è sufficiente ad arrestarlo, il bambino è scatenato e quindi è "impermeabile" alle parole, bisogna fermarlo fisicamente; allora possiamo bloccarlo con un piccolo gesto che non sia inibitorio ma sufficiente ad arrestare la sua azione e così gli diamo un impulso come gli verrebbe dato comunque dalla natura (qualsiasi cucciolo che girando nel mondo sbatte la faccia contro un muro o cade da un albero si fa male fisicamente), e questa paura viene gestita dai reni.
La paura dei reni è quella della fuga, è la paura animale di essere mangiati, di essere aggrediti, uccisi, che si tratti di un serpente, un drago o qualsiasi altra forma di vita non importa, essa è la prima paura fondamentale del corpo fisico, quella su cui si lavora in questo seminario. E questa trascina con sé tutta un’altra serie di paure che sono paure di emozioni, paure di ricordi, che sono però di tipo secondario.

L’inibizione dell’azione di Henry laborit
Se la paura viene protratta a lungo, se lo stimolo negativo viene continuato per molto tempo otteniamo come risultato un processo che si chiama di "inibizione dell’azione",, scoperto dall’amico Henry laborit, uno dei neurofisiologi più stimati a livello internazionale e membro del comitato scientifico di Cyber. Laborit scoprì che un topino messo in una gabbia contenente due griglie di cui una viene elettrizzata, salta dall’altra parte e ogni volta che si accende una luce rossa il topo impara a saltare per evitare il dolore fisico. Gli scienziati hanno sperimentato, con crudeltà, che dando elettricità a tutto il fondo della gabbia il topo saltava continuamente di qua e di là, trovava ovunque elettricità, soffriva, e ad un certo punto si bloccava, si gettava in un angolo e poi non agiva più: questa fenomeno si chiama "inibizione dell’azione".
L’inibizione dell’azione accade tutte le volte che qualcuno ci fa uno sgarbo qualsiasi, un' ingiuria sia fisica che verbale, e noi non siamo capaci di reagire. Qualsiasi cosa che non riusciamo a fare diventa una piccola inibizione. L’inibizione dell’azione è sempre data alla base da una paura del dolore o, primariamente, da un dolore; il dolore poi crea mentalmente la paura del dolore e quindi a quel punto è sufficiente la minaccia, e qui andiamo ad inoltrarci nei corpi più sottili.
La base di questo processo è quindi il dolore fisico e poi è "guarda che ti picchio!", e allora uno sta bravo; poi non è più neanche necessario dire "guarda che ti picchio!", è sufficiente che il bambino o la bambina si trovino davanti ad una autorità e di colpo si verifica, ad un livello molto profondo, l’inibizione dell’azione.

La rottura del tabù legato alla paura
L’inibizione dell’azione diventa da adulti una sorta di tabù, il tabù è quella struttura per cui noi non possiamo fare una cosa perché è vietato, è proibito. Ma se qualcuno infrange un tabù, una regola negativa, scopre improvvisamente la libertà, quella del libero pensiero. E quando una persona scopre questa libertà diventa libera, questa libertà vale tutto l’oro del mondo, vale anche il rischio di morire: Gesù, Giordano Bruno, Pitagora sono morti per questa libertà, tanti pensatori illuminati sono morti per questa libertà, per la libertà del pensiero, del cuore, di essere quello che si è. Assaporare questa libertà ci rende liberi: se si ha paura a fare una cosa, quando per la prima volta si riesce a superare questo blocco ci si trova allora a vivere il momento più difficile, occorre infatti tantissima energia per superare e rompere la struttura mentale che da tempo ci imprigiona. Una volta rotta la struttura mentale il più è fatto, e la situazione anche se ancora difficile, si presenta però risolvibile. Dopo il primo sblocco della paura infatti poi le paure scemano, si rompono, si sciolgono velocemente, anche se a volte velocemente vuole dire anni, ma comunque non si ha più di fronte come orizzonte una vita di totale chiusura.
Il gruppo, che è l’ambito di relazioni in cui ci troviamo a lavorare, funziona in una maniera molto semplice, come una famiglia allargata, e così come nella propria famiglia si è stati condizionati da un certo tipo di paura, di inibizione, in questo contesto, se riusciamo a creare tra di noi un’energia di amicizia, di solidarietà, di affetto, di sentirci partecipi di un momento che ci accomuna, di una piccola avventura, noi abbiamo l'opportunità di rivivere i nostri condizionamenti e di superarli proprio con l’appoggio del gruppo, e questa breve avventura che condividiamo può diventare importantissima.

La totalità dell’intenzione
Se infatti ogni persona che è qui in questo momento, decide di giocare totalmente le sue carte in questi seminari, di non trattenersi, l’intero gruppo inizierà a girare come una trottola e l’energia collettiva comincerà a salire e a crescere; difatti ogni volta che si ha a disposizione un’energia di base che ci sostiene si fa molta meno fatica a superare un problema. Pensate quanta fatica fate ad essere spontanei a casa vostra, per es. vi viene voglia di cantare, e se ci sono i vostri genitori non cantate, o magari vi viene voglia di fare del sesso e assolutamente non lo potete fare, vi viene voglia di portare certi amici in casa, vi state divertendo, improvvisamente entrano i vostri genitori e l’energia così si raffredda, vi chiedete cosa staranno pensando, e diventate in questo modo non spontanei, artificiali: questi sono solo esempi di come un’energia possa essere bloccante. Provate invece a pensare in questo contesto che siete in una famiglia allargata dove tutte le persone presenti stanno giocando a vostro favore, stanno giocando insieme. E’ una partita che possiamo vincere solo se la giochiamo collettivamente, se non siamo divisi, se tutti giochiamo forte tutti possiamo vincere, quello che dobbiamo superare è comunque qualcosa che è dentro di noi.
Si fa una grande fatica a creare un gruppo, lo spirito del gruppo è una cosa difficile da costituire, noi lo chiamiamo "Buddhafield"; il "Buddhafield" è un’energia circolare, luminosa per cui le persone si sentono tutte parte di un insieme e anche se poi non ci si incontrerà più nella vita, non importa, adesso siamo qua per vivere con totalità il presente. E se questa energia sale e si stabilizza tutti i processi che si innesteranno per superare certe paure diventeranno più facili da affrontare, accadranno più facilmente, non solo quelli negativi ovviamente, anche quelli positivi.

Il lavoro sul negativo – reintegrare l’ombra
Il lavoro sul negativo è quello più importante, quello iniziale; vorrei quindi che tutte le persone fossero estremamente attente al gruppo per non creare un’energia di frattura al suo interno. Quando il gruppo si forma infatti è come una famiglia, e quando qualcuno se ne va è una presenza in meno e l’energia per un attimo si abbassa; ed è importante capire fin dall’inizio chi c’è e chi non c’è, chi è disposto a continuare fino alla fine, affrontando anche tutti i momenti più difficili, momenti in cui qualcuno penserà che quello che deve affrontare per lui è troppo, e ci sarà invece un gruppo che lo sostiene, perchè c’è un legame di cuore che lo lega ad esso; se invece il gruppo è pieno di persone indecise non potrà funzionare, perchè l’acqua non può bollire se non si arriva a cento gradi.
Dal punto di vista umano, riguardo ai valori della società in cui viviamo, noi elaboriamo una grande quantità di concetti, e quindi di giudizi, di pregio o di demerito, mentre nel gruppo di lavoro questi parametri non devono esistere; per es. può esserci una persona che non riesce a combinare niente nella vita ma che ad un livello interiore spirituale ha realizzato tantissimo perchè possiede un cuore puro, uno spirito molto integro.
Ci sono migliaia di persone che vengono eliminate dalla società perchè hanno un cuore puro al posto di quella cattiveria, quella strategia, che la società continua invece a sostenere. Io sto dalla parte di questi che vengono eliminati - i quali se possiedono oltre alla bellezza dell'anima anche delle qualità che li possano poi aiutare nella vita, ciò costituirà un vantaggio per loro e per la società, ma non è qui il punto più importante - perchè in questo momento noi siamo qua come selvaggi, come esseri umani liberi, che devono recuperare la loro natura di animali pensanti autocoscienti. E quello che ci interessa di realizzare qua è trovare noi stessi, non realizzare dei pregi e delle virtù che ci facciano comodo nella società.
Tutti noi nella vita ci siamo fatti sicuramente tanti problemi del tipo "non sono all’altezza" ecc. ma tutto questo non ha una realtà, le persone che hanno dei punti deboli, delle storie di debolezza che hanno ovviamente nascosto con una corazza di protezione per paura di soffrire troppo, quindi le persone più bloccate, sono proprio le più sensibili, a volte sono quelle che hanno un cuore più tenero, che è un grande valore spirituale. Allora non importa quanto avrete successo in una tecnica o in una meditazione ecc., la cosa importante invece è che voi ve la giochiate bene, che siate consapevoli che qualsiasi cosa state facendo la state facendo con totalità, e va bene così. Io non ho aspettative particolari su di voi, l’unica che ho è la vostra totalità, quello sì. Ognuno di noi in questo momento può decidere "io me la posso giocare al 100%" oppure può tentennare e tirare indietro le sue energie per paura, sacrificando però in questo modo una grande opportunità di trasformazione.

Sciegliere di vivere senza dolore
Dove nel nostro corpo c’è dolore, lì si è verificato un blocco di energia. La cosa importante da comprendere è che un blocco può essere sciolto a qualsiasi età perché non è necessario vivere con dolore. Vivere senza dolore è una scelta reale, possibile e consapevole. Come prima cosa si può massaggiare profondamente con energia amorevole la zona del corpo interessata e scioglierla, e già con questo si può risolvere una consistente percentuale dei problemi, poi i problemi rimangono sul piano emozionale ma perlomeno non si hanno malattie fisiche.
Il percorso dei chakra è semplice e naturale perché l’energia-informazione deve naturalmente salire dal primo fino al settimo, per poi ridiscendere. Se si verifica un’inibizione delle energie-informazioni, queste stagnano sul terzo centro, a malapena riescono ad arrivare al cuore, si fermano sulla gola (punto di accesso della paura), su cui la paura agisce causando il blocco: globalmente le energie non possono più scorrere.
Quando una persona è in piena attività energetica, come durante un Reberthing, se c’è una zona bloccata, e questa spessissimo è il terzo chakra o il cuore, e si va a stimolare quel punto esercitando una piccola pressione, la persona urla perchè sente veramente molto male, e ci si rende conto proprio in questo caso del concetto di inibizione dell’azione: quando cioè una persona vi fa male e voi non gridate; l’energia del pensiero qui infatti è bloccata e voi non potete reagire né con la voce né con l’azione (Pensiero-Parola-Azione = la triplice energia di manifestazione). Oggi questo processo l’abbiamo denominato "inibizione dell’azione".
Quindi reagire è importante per interrompere la catena del subire che rientra nello schema gerarchico della legge del padre: il comandamento di non ribellarsi al padre e alla madre. Se la persona reagisce al dolore rimette in moto quell’energia bloccata che si chiama appunto dolore, e facendola circolare nuovamente nell'organismo la libera in grande quantità (ma alcune persone purtroppo non vogliono proprio reagire, neanche al dolore).

Inguine, gonadi e ano: aggressività e repressione
L’inguine è una zona a cavallo tra il primo e il secondo chakra, e viene quindi bloccato sia a causa dei blocchi di primo chakra sia di quelli di secondo chakra. Le gonadi, ovaie per le donne e testicoli per gli uomini, sono in realtà esattamente lo stesso organo: all’inizio, come feti nella pancia della mamma, abbiamo infatti tutti e due gli organi (del Wolf del Muller) e questa struttura viene poi rinforzata da un ormone o dall’altro ormone, da quello maschile o da quello femminile, e uno si atrofizza mentre l’altro cresce diventando ovaia e utero oppure testicoli. Questa energia è primaria, viene considerata di secondo chakra in quanto è creatrice di ormoni sessuali, ma proprio le "palle" come energia che hanno anche le donne - le madri per es. hanno tantissime "palle", quelle che non le hanno non hanno l’energia della sopravvivenza e allora non difendono neanche i figli - è sempre energia di primo chakra (come l’aggressività).
Quando vogliamo attivare la base comune tra primo e secondo chakra andiamo a lavorare sui testicoli, e l’asse zona anale-reni-testicoli è fondamentale per capire il meccanismo della paura e dell’aggressività. La stessa zona funziona anche con ormoni di tipo più femminile rappresentando così il classico secondo chakra, e i reni e gli organi sessuali vengono in questo modo a costituire il cosiddetto "triangolo del piacere".
Tutto il lavoro sulla paura ha tantissimo a che fare quindi con l’aggressività, le "palle"; in realtà questo tipo di aggressività è indotto principalmente dai reni, viene dalla parte yang dei reni, quella ancestrale, e purtroppo tutte le volte che una persona è stata molto inibita, facendole del male non reagisce, perlomeno con una risposta adatta.
Una delle scoperte più efficaci nell’ambito della guarigione psicoenergetica è che se si usa su una persona per gioco un’energia di rabbia e la si fa circolare negli organi suoi propri, per es. facendo tirare calci, pugni ecc., questa energia nel giro di un po’ di tempo se gli si dà sufficiente calore prende proprio la mano e diventa vera arrabbiatura. Questo è il significato di tutta la bioenergetica, che è quello di creare una situazione in cui si attiva un comportamento in una persona all’inizio come se fosse un attore, e in seguito questa apertura del circuito, dandogli sempre più energia, fa scattare il meccanismo vero e proprio sottostante al problema che permette di entrare nella catarsi.

Tre cervelli e tre livelli di inibizione e sblocco
Noi abbiamo il corpo, la parte emozionale e la parte mentale ripartiti esattamente come i tre cervelli: il cervello inferiore rettile che è quello più bloccato, più inibito, poi il livello medio del cervello che è quello delle emozioni, che è parecchio inibito anche lui, e infine la mente che funziona da Super Io sociale e che li blocca tutti e due.
La respirazione è un metodo per far perdere alla testa il controllo dittatoriale inibitorio che essa possiede sul corpo. Respirando troppo poco questa disinibizione non riesce a prendere luogo, allora o si respira di più o si respira in maniera diversa, bisogna infatti aprire i polmoni, "entrarci dentro", e lasciandosi così andare le energie possono finalmente liberarsi. Quando il Reberthing funziona veramente tutto il corpo è aperto, dall’alto in basso, diventa una canna d’organo e l’aria lo attraversa completamente. In questa situazione si sperimenta il livello più vero che si può raggiungere con questa tecnica, quello transpersonale, sacro, perché qui si ha la sensazione di essere uniti al tutto.
Una delle meditazioni più adatte alle persone che hanno una mente troppo sviluppata, che blocca quindi le situazioni con il pensiero, è quella di muovere la testa, di fare un tipo di respirazione che mandi l’organismo in un sistema di attività più ritmico, che faccia perdere il senso dello spazio e del tempo, il senso della scissione tra testa e corpo, una respirazione che faccia "entrare" in una dimensione diversa le energie che riescono a superare così le barriere/coordinate di riferimento consuete (a volte infatti i movimenti ritmici ripetitivi diventano ipnotici e tirano fuori le nostre potenzialità più profonde).
Ci sono delle situazioni in cui, quando una serie di emozioni si sblocca, tutta l’energia arriva agli occhi poichè gli occhi rappresentano una funzione di potere. Quando si inibisce il proprio potere infatti si ha come effetto immediato il non poter guardare negli occhi o in faccia una persona, perchè con gli occhi si può comandare e far valere la propria energia. Così che se c’è stata una figura troppo autoritaria nella propria vita che ha inibito questo processo sugli occhi allora qui si può venire a creare un blocco consistente.
Durante la gravidanza fare l’amore in una maniera un po’ maschile, meccanica, per il bambino dentro la pancia della mamma è una violenza, e questa impressione di violenza può tornare come vissuto durante il Reberthing. A volte un Reberthing basta per tutta la vita, se è "totale", a volte invece se non siamo stati totali durante la tecnica che abbiamo utilizzato per un problema per es. di soffocamento, una volta che ci si è liberati di quella sensazione si vive molto meglio magari per qualche anno, ma ci si accorge poi in realtà che quel blocco era andato molto più in profondità, e che non aveva causato solo la paura di morire in quel momento, bensì un'angoscia molto più profonda, così che lavorando poi sulla stessa paura, questa si può risciogliere in maniera più duratura.
E' importante capire che quando abbiamo la sensazione di non essere identificati con il nostro corpo, ma siamo comunque nel nostro corpo, questo comincia a funzionare bene, e noi cominciamo a sentirlo, anche se siamo, paradossalmente, in qualche modo staccati da lui.
Staccarsi dalle emozioni, staccarsi dal mondo, non significa comunque non sentire più le emozioni, che si percepiscono anzi con maggiore intensità, in questo stato infatti si è più nel mondo, poiché manca l’identificazione. Quando si è nel proprio centro le energie sono più lontane dal corpo, ma sono anche più in profondità, ed è così più facile conoscersi poiché si ha attenzione verso l’origine della propria coscienza.
Lavoreremo sul primo chakra finché non raggiungeremo il terzo, che è il più teso del corpo (viene mal di stomaco infatti se non si riesce a scaricare l’aggressività o la voce). Analizziamo ora un comportamento abbastanza comune che riguarda il tema della sopportazione del dolore.

I limiti dell’inibizione nel bambino
I "bravi" bambini che hanno un atteggiamento molto comprensivo verso i loro genitori, amano i genitori e non possono agire diversamente che amandoli, hanno un grosso bagaglio di sofferenza che non riescono ad esprimere e che rigirano così su loro stessi: questo è un comportamento classico, un lato femminile, quindi più comune nelle donne, che però anche gli uomini hanno, tanti uomini infatti in certe situazioni rigirano contro loro stessi le energie attuando un meccanismo perverso, è come se la vittima di un carnefice se la prendesse con sé stessa perché è vittima, e qui all’ingiuria esterna si aggiunge quella personale. In realtà non esiste violenza contro sé stessi, e tutte le volte che vi trovate in una certa situazione e ve la prendete con voi stessi, evitate in realtà di prendervela contro qualcuno verso cui dovreste invece reagire, e non solo si attua qui un atto di autolesionismo, ma anche un atto di mancata chiarezza, poiché avete paura ad esprimere direttamente la vostra aggressività verso l’esterno, e questo può essere di fondo anche un buon sentimento, ma comunque rimane perverso. Di nuovo, il cane è amico fino al momento in cui non gli faccio del male, ma nel momento in cui gli faccio del male reagisce anche se sono cent’anni che è il mio cane.
Noi uomini riusciamo a sopportare un dolore che ci viene dall’esterno oltre misura, e lo rigiriamo su noi stessi facendolo diventare così una matrice di autolesionismo che non ha fine. Ci sono dei tipi di comportamento che hanno una loro validità, che hanno una loro intelligenza, mentre questo proprio non ne ha, è un falso comportamento, è un falso pensiero quello di autogiudicarsi, di autoferirsi, è un pensiero ricorsivo, del tipo "io mi autopunisco perchè non sono degna, non valgo". Bisogna mettere invece in questi casi in moto il primo e il terzo chakra insieme, cioè i reni, e l’emozione e la reazione devono riuscire a liberarsi e uscire.
Si deve "reagire"; entriamo con questo discorso in un momento critico riguardo a queste considerazioni, la nostra cultura infatti è basata su principi religiosi e su un codice millenario: "onora il padre e la madre". Un comandamento siffatto significa semplicemente che i genitori devono condurre una vita che sia onorabile, agire in modo tale che i figli li onorino, questo sarebbe un codice positivo: se si dice infatti ad un bambino "onora il padre e la madre" significa che questi genitori sono disonorevoli, sono persone in qualche parte del loro carattere odiose, e gli si dice quindi di non odiarli e questo significa che il bambino nella realtà già disonora il padre e la madre (se così non fosse sarebbe inutile il comandamento). Nessun bambino spontaneamente odia il padre e la madre, bensì ad un comportamento disonorevole e violento i bambini giustamente reagiscono. Però il nostro codice ci dice di non reagire, prima ancora con Dio, "non fare niente contro il tuo unico Dio", poi c’è la trasmissione del comandamento da Dio al padre di famiglia come linea discendente maschile (padre-figlio), e insieme al padre anche la madre e quindi abbiamo il triangolo; e con questo rispetto dovuto, dobbiamo inibire il nostro senso di violenza, di reazione, e così facendo entriamo nel processo di inibizione dell’azione.

La radice dell’albero neuropsichico della coscienza
Qui all’Accademia siamo in una situazione virtuale e artificiale in cui è possibile fare uscire tutta la parte di intenzionalità mai esplicata, soppressa, che giace dentro di noi e che non si è potuta tirare fuori durante la vita. La cosa importante è separare i genitori dalla proiezione che noi abbiamo sui genitori, il fatto che li riguarda è infatti comunque affare nostro, per cui confrontandosi con esso possiamo liberare una grande quantità di violenza, e questo permette di sciogliere il meccanismo di inibizione.
Già sul primo chakra emerge la figura del padre, che in realtà appartiene al terzo chakra, ma primo e terzo chakra sono molto legati tra loro come già abbiamo avuto modo di vedere, lo spirito di sopravvivenza infatti, la nostra forza e i reni, che sono un organo di terzo chakra, sono molto interconnessi.Quando dobbiamo tirare fuori la nostra rabbia è la parte maschile che dobbiamo fare emergere, e quindi la figura a cui fare riferimento diventa il padre più che la madre, a meno che la madre non sia stata un "generale" e allora in questo caso è lei la figura di riferimento.
Il primo chakra è proprio il punto di entrata dell’energia. E’ l’origine delle energie, lo hanno chiamato per questo motivo il "chakra della radice".
E’ la radice dell’albero della coscienza, e la radice nel nostro universo è proprio l’inizio, il big bang, il centro incandescente del pianeta, il chakra che dà origine al corpo fisico, a tutte le energie materiali, chimiche del nostro corpo; se il primo chakra non ci fosse noi non avremmo corpo, non saremmo vivi, per una corretta incarnazione quindi è fondamentale vivere con pienezza nel primo centro. E’ il punto massimo di creatività dentro di noi, e dato che la nostra società ha una bassissima attinenza con la creatività il primo chakra di solito è chiuso.
I bambini già in tenera età cominciano a non avere più il chakra aperto e luminoso, ma ad averlo chiuso, scuro, fumoso, e tutti i blocchi che di conseguenza si creano si riflettono poi sul corpo, blocchi o delle anche o delle ginocchia, sopra e sotto le ginocchia, dei polpacci o delle caviglie. Provate a sentire nel vostro corpo questo passaggio dal primo chakra alle gambe, e verificate se c’è un blocco: dove non c’è contatto si evidenzia una zona morta, più opaca, che è semplicemente un arresto del flusso delle energie.
La zona del primo chakra governa tutta la colonna vertebrale e ha una serie di punti di riferimento sulla zona alta, come per esempio i muscoli della nuca e quelli delle prime cervicali, bloccati se c’è un blocco al primo chakra.
Il settimo chakra, il polo opposto al primo, è anch’esso un punto di riferimento fondamentale; il primo e il settimo chakra, il sotto e il sopra, allineati formano l’asse, l’asse centrale su cui ruota tutto il nostro essere. Per sciogliere bene la zona del primo chakra spesso bisogna sciogliere le cervicali. Oppure sciogliendo i muscoli dell’ano anche la nuca si scioglie, e acquista così un certo tipo di mobilità.
Il primo chakra è un punto energetico e se noi tiriamo bene avanti i piedi sentiamo tutti i canali dietro la gamba che si tendono, e la tensione sale fino alla nuca su per la schiena, e poi svanisce dopo un minimo di esercizio quando i nervi si rilassano e si allungano.
Il primo chakra teso significa un corpo fisico teso, significa che i nervi che gestiscono questo tipo di energia che scende nel corpo sono molto governati dall’alto, molto tendenti ad alzare l’energia e il corpo così rimane in tensione; i canali che abbiamo nella parte posteriore del corpo nascono dalla testa, scendono posteriormente sdoppiandosi ai lati della colonna vertebrale, e si riuniscono dietro il ginocchio arrivando sino al piede. Quindi questo canale dalla testa fino ai piedi è un canale discendente; il canale yang che scende è quello che ora ci interessa di più, è quello di vescica urinaria, che appunto è un canale di reni, di rene esterno per la precisione. Abbiamo allora il canale di rene discendente che è quello di vescica urinaria, e quello ascendente che dal piede ritorna al petto.
Il canale discendente dell’energia abbiamo detto passa dai reni, e ha una fortissima connessione con il primo chakra, e tutte le volte che siamo rilassati nel primo chakra, che significa essere rilassati nel corpo fisico, ci sentiamo nel corpo, e qualsiasi attività stiamo facendo come lavorare, mangiare, defecare ecc. la sentiamo con rilassatezza, perchè tutto avviene in maniera distesa vivendo in questo modo nel corpo.
E in questo esserci nel corpo noi attiviamo il primo chakra, che rappresenta proprio l'organismo a livello istintivo.
Il primo chakra è quello più vivo in tutti gli animali, che di solito lo possiedono bello, aperto, di colore normalmente scarlatto, luminoso, e questo vale anche per i bambini, che infatti si muovono sempre; i bambini che appena vengono inibiti nel comportamento, nelle gambe, nel muoversi, si irrigidiscono e chiudono questo centro. Per riaprirlo sono di grande aiuto la prima fase della Meditazione Dinamica (quella caotica), le danze scatenate, il sesso scatenato, tutte attività che danno grande vitalità al primo chakra.

La paura del padre, il controllo e l’inibizione della spontaneità (asse ano-nuca)
I disturbi di primo chakra statisticamente più comuni tra gli uomini in Occidente sono impotenza ed eiaculazione precoce (si arriva ad una percentuale del 80%). Questo avviene perché l’asse yang nel nostro corpo non è mai rilassato, noi tratteniamo lo yang, che rimane in questo modo teso, governato dalla testa (che non è yang), perchè la testa è un pensiero, non è l’attività calda della vita. Quindi si crea una polarità energetica assolutamente scorretta, che si manifesta con il blocco della nuca, il "controllore", e un corrispondente blocco del primo chakra; così l’intero corpo rimane controllato e il primo chakra come se fosse ingabbiato.
Per governare un cavallo selvaggio, e tale è il primo chakra quando si può esprimere in libertà, bisogna tenere le briglie strette, bisogna contenere la sua potente energia vitale; l’inibizione che esercitiamo sul primo chakra la possiamo allora verificare provando a sentire le "corde" tese e indurite che abbiamo dietro nelle gambe.
Riaprire il primo chakra significa iniziare l’evoluzione, se vogliamo evolverci dobbiamo infatti avere il motore per farlo, essendo l’evoluzione di tutta la creazione prodotta in prima istanza proprio da questo chakra, che è la bestia viva, il vulcano, il centro della terra, il big bang, l’inizio delle energie. Poi le energie diventano più complesse, articolate, ma la base iniziale e dirompente di queste rimane fondamentale.
C’è un passo del "Tao Te Ching" dove si parla proprio del cavallo imbrigliato, ed in particolare di una persona che era stimata perché riusciva ad imbrigliare i cavalli, e questa è la normale visione umana, cioè "ho un valore perché ho educato mio figlio ad essere bravo, non sgarra mai", mentre in realtà gli ho solo in questo modo bloccato il primo chakra.
Tutta l’educazione più formale, inglese, bacchettona va come prima cosa a bloccare il primo chakra, così che il corpo del bambino viene tenuto sotto controllo dai genitori che agiscono attraverso il Super Io del figlio bloccandogli appunto questa zona. Il risultato che in questo modo si raggiunge è che una volta che il bambino è stato inibito non è più un selvaggio e quindi con lui si può ragionare, ed è per questo motivo che, se vogliamo ritornare alla nostra vera natura, dobbiamo ritornare a quella identità selvaggia che giace nascosta ancora in noi.
Il libro "Papalagi" descrive nella maniera più chiara la connessione tra primo e settimo chakra, in questo racconto infatti la sacralità della vita materiale è un vissuto di tutti i giorni.
Papalagi nel linguaggio delle isole Samoa significa uomo bianco, e la storia racconta di un capo indiano che visita l' Europa e vede come vivono gli uomini bianchi agli inizi del secolo, e che al ritorno dal suo viaggio raduna i capi delle tribù e racconta loro tutte le negatività che ha visto durante la sua permanenza nel vecchio continente, descrive l’abbruttimento della civiltà degli uomini bianchi, fa un elenco delle cose orribili di cui è stato testimone, di come l’uomo non viva più in contatto con il suo corpo, con il sesso, con la bellezza, con la natura; e come quindi non abbia più gioia, non abbia più sacralità, tempo, l’uomo bianco non ha più tempo per niente, non possiede più il valore autentico delle cose, possiede solo quello economico.
Dal primo chakra infatti tutto gli si è spostato nella testa, ed è la testa che vuole governare e capire l’universo, e questa condizione rappresenta una vera alienazione dal corpo. L’origine della vera schizofrenia è infatti l’abbandono del primo chakra, così che quando ritorniamo in questo centro ritorniamo nel contatto violento con la realtà, violento in senso buono, come può esserlo un bambino, un uragano, come è violenta la natura.
Moltissimi riti di iniziazione avevano a che fare con la Terra, il corpo rinasceva infatti dalla terra, prendeva forza dalla terra, perchè il contatto con Lei per tutte le creature di questo mondo è vitale, tanto che ogni forma di alienazione che purtroppo osserviamo sul nostro pianeta, come l’inquinamento e la distruzione ecologica, corrisponde alle devastazioni che abbiamo innanzitutto sul primo chakra; cioè il mondo fisico è devastato perchè noi abbiamo un primo chakra devastato, ed è per questo motivo che dobbiamo ricominciare a considerare la bellezza del cavallo selvaggio, degli alberi selvaggi che crescono intorno a noi spontaneamente, così come sono.

L’inversione dell’aggressività: perversione e autolesionismo
Quando le energie del primo chakra non sono vive e istintive, il giusto sbocco di queste verso l’esterno viene impedito ed esse si ripiegano al proprio interno. Questo causa perversione sessuale e autolesionismo fisico e psicologico.
Un segno zodiacale chiarificatore in questo contesto è quello dello scorpione, un segno profondo con una forte energia sessuale che può esplodere al di fuori, ma che se incontra degli ostacoli ritorna su sé stessa, e quando il primo chakra viene ritorto su se stesso diventa potenzialmente distruttivo; invece di godersi la realtà la persona cerca infatti soddisfazione attraverso dei surrogati, invece di scaricarsi su qualcuno quando il caso lo richiede si rinchiude in una gabbia dorata, invece di ribellarsi al momento opportuno, tanto per fare un es., si fa venire l’ulcera.
Gurdjieff diceva che la radice, il "kunda", nell’essere umano era stata volutamente ritorta, invertita (come si legge nel suo libro "Racconti di Belzebù al suo piccolo nipote"). Belzebù è un grande spirito che era stato esiliato dal centro della galassia perché aveva cercato di rompere l'equilibrio delle gerarchie celesti, e allora per punizione era stato mandato per qualche eone di tempo a governare quella piccola galassia periferica che è il sistema solare; con lui c’è anche suo nipote al quale mostra da un pianeta all’altro cosa succede nella galassia, e gli descrive questi "lumaconi", così chiama gli esseri umani perché hanno il "kundabuffer" rovesciato - quell’organo della realtà, della naturalezza che essendo rovesciato porta l’essere umano a rovesciare tutta la sua intelligenza - spiegandogli come il comportamento umano sia capovolto in modo erroneo proprio nella sua essenza, per cui se una persona non ha amore dentro di sé, lo va a cercare all'esterno, se una persona sente il vuoto interiore ricerca la compagnia degli altri.
I grandi Maestri escogitavano addirittura strutture da koan per dimostrare come gli uomini continuassero a cercare la loro soddisfazione fuori mentre l’avevano dentro: gli esseri umani continuano a rovesciare le cose.
Se noi riusciamo ad entrare in contatto con questo primo centro che è connesso con il punto di reni che è proprio al centro della pianta del piede, abbiamo il radicamento nella realtà, cominciamo a sentire la Terra, ci sentiamo parte della terra; è la "Kundalini", l’energia calda, vitale, dormiente nel primo chakra, che è esattamente l’ologramma del centro della terra, quel centro caldo che dà vita al nostro pianeta, nucleo fuso di magma incandescente che ribolle al suo interno. E quando ci immergiamo veramente nel primo chakra torniamo finalmente in contatto con la terra, ed è allora che l’energia può di nuovo cominciare a salire.
I due centri piccoli che stanno alla base della nuca in una posizione laterale sono abbastanza importanti, li avvertiamo spesso quando fa freddo, venivano chiamati appunto punti "vento", ma il punto che qui ci interessa di più e che è attivo sul primo chakra è l’alta maggiore che sta appena dentro la testa. Proviamo ora a sentire questo punto proprio all’entrata del cranio e in corrispondenza di esso il primo chakra, tutta la colonna vertebrale.

Malattie del primo chakra: emorroidi, prostatite, coliti.
Le malattie delle gambe sono in gran parte dovute ad un blocco del primo chakra, anche le emorroidi, causate da uno stato eccessivo di tensione in questa zona. Di queste ce ne sono di tanti tipi: dovute ad un blocco di fegato - magari per un eccesso di rabbia per cui il fegato si riempie di tossine e la vena porta, che porta appunto il sangue al fegato, rimane intasata - oppure il diaframma è tirato per un blocco di terzo chakra, e si crea così troppa pressione nel punto più basso del bacino che è la zona anale, questa si congestiona e quindi le vene si gonfiano. Di solito però quando si verifica il gonfiore nella zona citata, questo è accompagnato magari da un po’ di prurito, di calore, ma non vengono le emorroidi, che invece vengono quando oltre a questa pressione, che un po’ abbiamo tutti, c’è anche una chiusura perché il muscolo è teso. Per curare le emorroidi bisogna mettersi un dito nell’ano, prendendo una buona crema; quando si ha il dito dentro e si prova a muovere la testa, appena si fa un qualsiasi gesto il primo chakra stritola il dito, tale è la tensione che è dovuta alla simbolizzazione della compressione data dal tipo di società in cui viviamo. Se abbiamo questa zona molto resistente può essere che le emorroidi non vengano, ma comunque un po’ di problemi ce li abbiamo tutti. E se facciamo girare il dito e allarghiamo i muscoli, tutta la tensione tende a rilassarsi.
Tra le malattie croniche causate da un disturbo del primo chakra abbiamo le coliti, soprattutto quelle da ultimo pezzo, da retto, sigma ecc., che sono malattie che si verificano quando c'è troppa tensione e non si riesce a creare quella normale pulsazione che dà il ritmo a tutto il corpo. L’altra grossa malattia da primo chakra è per gli uomini la prostata: tutte le prostatiti nascono da una contrattura cronica in questa zona che poi si riversa nella prostata. Anche la tallonite è da primo chakra, così che il blocco del primo centro si può notare guardando la gente camminare - anche le gambe "nervose" che vanno da sole sono un classico blocco da primo chakra - la gente infatti non cammina quasi mai in maniera rilassata (questo atteggiamento dipende comunque anche dalla pancia, dal secondo chakra).
Il primo e il secondo chakra sono assolutamente in contatto tra di loro, sono quasi lo stesso chakra, per i Tibetani esiste infatti un unico chakra che li riunisce entrambi.
A tante persone quando fanno sesso viene un crampo nelle gambe o nei piedi, perché il primo chakra comincia ad esplodere e c’è una vocina dentro che dice "chiudi chiudi", ed ecco che arriva il crampo. C’è anche una stipsi da blocco dell’ultimo pezzo (governato proprio dal primo chakra), che è troppo rigido e quindi blocca le feci, e queste allora non si muovono più.
Il primo chakra ha i reni come organo principale in comune con il terzo chakra, e tutte le volte che lo blocchiamo, automaticamente blocchiamo anche il terzo; blocchiamo la nuca se è un controllo del primo chakra, mentre blocchiamo la pancia se è un controllo emozionale del primo chakra.
I testicoli e le ovaie sono organi a metà strada tra il primo e il secondo chakra, perché se li prendiamo come organi del piacere allora sono più di secondo chakra, mentre sono organi di primo chakra in quanto sono istintivi al massimo, sono gli organi del potere, della forza, di quel potere che ci viene dalle gonadi, dalle ovaie; questa energia è primaria, primordiale, tremendamente istintiva. Quindi sul secondo chakra questa energia viene veicolata in modo più femminile e diventa sensualità, mentre il sesso come energia primaria è frutto del primo chakra.
Le persone caratterizzate soprattutto dal primo chakra sono riconoscibili per l’integrità del loro corpo, mentre tra le persone "mentali" esistono quelle che hanno un contatto con il primo chakra più forte e quelle che l’hanno invece più debole; certe infatti possiedono una fisicità più evidente rispetto ad altre che usano il loro corpo come se non l’avessero (le si percepisce esclusivamente come testa).
Le paure chiudono il primo chakra, la paura più forte è quella di essere spontanei, di poter fare quello che si vuole nel corpo senza essere puniti, giudicati, e quando si supera questa resistenza interna si riesce ad ottenere un'enorme libertà.
In questo gruppo mi sembra che non ci siano grossi problemi, ha già una sua fluidità, ci sono gruppi invece molto più difficili che prendono il "volo" quindi più lentamente.
Personaggi come Hitler, Totò Riina hanno un'evidente primo chakra forte, hanno di solito primo, terzo, quinto chakra (che rappresentano la solidità, il potere, la voce) come un tutt’uno, come se fosse un canale unico e questo crea in loro una forza straordinaria perché la maggior parte di noi è frammentata, incerta e quindi una persona assolutamente centrata e sicurissima di sé polarizza l’energia degli altri che tendono a chiedere a lei la sicurezza che a loro manca, e se questa persona comincia a dare ordini e si crea sempre di più un seguito è destinata a diventare un capo. Sono persone con un asse molto compatto che hanno messo in secondo piano il secondo e il quarto chakra mantenendo invece questa determinazione estrema che diventa trascinante; mentre le persone che riescono ad unire a questo asse così allineato anche il cuore sono i grandi Maestri.
Essi sono uomini e donne che hanno sia la rettitudine sia la forza; corpo, parola e azione, hanno l’asse forte e l’illuminazione, e diventano allora Maestri dell’umanità.
E’ importantissimo per noi riuscire piano piano a connettere tra loro questi centri anche senza pretendere di avere tutta questa determinazione, ma continuando a lavorare scopriremo che la bocca parla da sola e i gesti accadono da soli, la spontaneità della reazione nelle nostre azioni diventa automatica, e ci si stupisce della propria velocità nell’Esserci, nella presenza; così che una bella occasione è coglibile al volo quando abbiamo un’asse che connette le emozioni, le azioni e i pensieri, che ha una sua congruenza, una sua unità. Accadono allora le situazioni sincroniche.

MED.80.050 - IL SECONDO CHAKRA - DISCORSO SUL SECONDO LIVELLO PSICOSOMATICO

Il centro dell’energia sessuale e dell’intelligenza vitale
Il secondo chakra è la sede del piacere di vivere nel corpo, dell’intelligenza vivente, biologica, cellulare. Normalmente viene inteso come centro della sessualità, ma in realtà questa è una accezione secondaria.
L’origine del secondo chakra, la sua parte più profonda è quella deputata alla procreazione, nella donna l’utero e le ovaie, nell’uomo i testicoli. E’ quindi la parte che produce, che dà vita, che genera, quella che geneticamente è alla base delle energie del corpo, della vita del corpo. Il primo chakra, il primo centro è quel punto di energia in cui confluiscono tutte le intelligenze del corpo fisico, il secondo chakra è il punto in cui convergono invece le intelligenze del corpo delle energie, del corpo biologico, del corpo della vita.
Il lavoro più importante da svolgere adesso quindi è prendere coscienza delle energie, l’energia intesa come energia vitale, come "chi", come prana, pneuma. Essa ha sempre una forte attinenza con il respiro, per due ragioni: perchè nell’aria ce ne è molta e poi perchè come l’aria è immateriale, mentre il corpo fisico lo vediamo, le energie vitali nell’ideogramma cinese di chi, che significa appunto energia vitale, vengono rappresentate con dei gambi di riso legati insieme con sopra il segno del vapore, il riso infatti è proprio il massimo della vitalità, della crescita. La vita biologica, il verde in Cina è il riso, ciò che dà nutrimento, sostentamento e il vapore è qualcosa che scalda, che sale, che però è appena appena visibile. A volte vediamo un fumo, un filo di vapore che poi si perde.
In quasi tutte le tradizioni troviamo questo concetto di prana, in India la radice "pra" sottintende luminosità, luce, lampada, fonte di luce e tutte le volte che noi abbiamo a che fare con il concetto di energia vitale abbiamo un concetto che è assimilabile all’aria e che sottointende la generazione della vita.
Nel corpo umano è l’utero che rappresenta di più questo concetto, cioè un punto in cui qualcosa di assolutamente immateriale e invisibile (un’ovulo, uno spermatozoo) entra e comincia a crescere e a produrre grazie a questa energia intelligente, invisibile, vitale, produttiva; così il bambino cresce, poi esce e diventa una vita autonoma.
Per nascere la vita ha bisogno del sesso, che è rappresentato nel secondo chakra da due parti diverse: una parte esterna, gli organi genitali esterni, la vagina e il pene, e una parte interna, gli organi genitali interni, testicoli e ovaie. I testicoli sono interni e poi scendono con un processo di esteriorizzazione in quanto come in qualsiasi banca buona dello sperma è meglio averli al freddo che non al caldo, ed è necessaria una differenza di temperatura per farli scendere. In quasi tutti gli uomini fino ai venti/venticinque anni i testicoli possono risalire (si dice vanno in soffitta) perchè il canale dentro/fuori attraverso cui si muovono è ancora aperto. Quindi ovaie e testicoli sono due organi paralleli che esistono entrambi nel feto fino a pochi mesi di vita, poi a seconda del regime ormonale un tipo si sviluppa mentre l’altro regredisce.
Ci sono anche dei casi abbastanza rari di persone che hanno due sessi perchè in questo caso gli ormoni non sono abbastanza forti come polarità, quindi il corpo non si polarizza e queste persone hanno sia una vagina sia un pene, sia gli organi maschili sia quelli femminili. Di solito proprio per mancanza di polarità questo tipo di meccanismo biologico non dà fertilità, e spesso queste persone oltre a non essere fertili sono anche non sessuate.
Quindi il secondo chakra deve essere visto come la fonte primaria delle energie biologiche, quella creatrice, sostenitrice delle energie biologiche che ovviamente ha nella sessualità il suo canale primario. La prima energia creativa è quella del sesso.
Il sesso maschile, proprio come organo fisico è esterno, è uno yang, mentre la vera matrice è lo yin, è l’organo interno, è l’utero.
Nel lavoro sul secondo chakra ci sono stati in passato due filoni principali di impostazione di gruppo: un primo filone aveva a che fare con i problemi interni, quelli che riguardano la nascita, la nascita dall’utero, dal concepimento fino alla nascita e di seguito fino al periodo in cui il figlio è ancora energeticamente legato alla madre (fino ai cinque anni), periodo in cui il bambino e la madre sono energeticamente ancora la stessa cosa per cui il bambino non si può allontanare troppo da lei. Nella visione steineriana la madre non si può staccare dal bambino fino almeno i due/tre anni perchè insieme essi rappresentano una diade, fanno parte del medesimo campo di energia.
Il canale che racchiude questo tipo di energia che noi abbiamo essenzialmente con la mamma più avanti nella vita diventa un canale che manteniamo verso quella persona che amiamo come la mamma, che diventa il nostro partner, sia uomo che donna. Sia gli uomini che le donne mantengono verso la mamma questo canale privilegiato, nascono infatti dalle energie della mamma, lo spermatozoo è un codice genetico, è un informazione, quindi è immateriale (cioè è materiale solo nei codici "dna", una "spirilla" di DNA), la mamma invece offre tutto il nucleo, la cellula uovo, che è centinaia di miliardi di volte maggiore di uno spermatozoo. E’ come se il padre mettesse la sua intelligenza e la madre mettesse la sua intelligenza più il suo corpo, quindi il nostro corpo è quello di nostra madre con delle informazioni in più di nostro padre. Il corpo fisico energeticamente all’inizio è quello di nostra madre e tutte le relazioni primarie derivano da questo rapporto, che è appunto primario.
Quindi nella nostra storia recente di psicoterapia, di psicosomatica il primo gruppo terapeutico è quello di "Primal Therapy", di lavoro sul secondo livello come rapporto con la madre in particolare e i genitori in senso lato. Questo gruppo ha una sua autonomia, è la "Primal".
L’altro tipo di gruppo invece è quello di "Tantra", di liberazione sessuale, che lavora solo sulla sessualità.
I gruppi più intelligenti, quelli più completi fanno prima una settimana di Primal e dopo una settimana di Tantra, cioè prima lavorano sul rapporto madre/padre e dopo lavorano sul rapporto con l’altro sesso. Infatti risulta inutile lavorare sulla sessualità se prima non si è lavorato sulla matrice energetica che è la sensazione energetica che il feto e il bambino hanno: il feto percepisce il mondo in termini energetici di sensazioni delle qualità, lo percepisce con dei colori e quindi se la mamma è emozionalmente "nera" vive nero, se la mamma è "rossa" il feto vive troppa eccitazione, se la mamma è "verde" di rabbia percepisce troppo verde, se la mamma è troppo azzurrina perchè è sempre fredda e nella testa si svilupperà quel colore che dà la tendenza di allungamento del sistema nervoso; ogni colore codificherà così il corpo e le energie del bambino/a, e gli darà una particolare matrice energetica.
Questa matrice energetica poi già dall’età di quattordici anni, in realtà dai diciotto anni in avanti, viene completamente cambiata, trasformata, nel senso che noi, usando una metafora, abbiamo un corpo che è come una macchina e piano piano gli cambiamo un pezzo per volta e lo facciamo diventare un’altra macchina. Attraverso questo processo energetico dai diciotto anni in poi noi possiamo cambiare tutto il nostro corpo, cambiare la qualità delle nostre energie. Questo processo avviene utilizzando un’altra qualità energetica che non è più quella del secondo chakra che corrisponde alla mamma, ma è quella del sesto chakra che corrisponde a noi stessi.
C’è un rapporto molto forte ed importante tra il secondo, il quarto e il sesto chakra. Di fatto questa energia che noi chiamiamo biologica perchè è propria del corpo è infatti un’energia elevatissima, è l’intelligenza di Dio, la mano creatrice di Dio.
Le cose materiali come il cibo il nostro corpo le prende e le fa diventare organi, intelligenza, cervello, sangue, fegato, cuore, nervi, le cose esterne diventano in questo modo "Io", "Me".
In questo processo sono coinvolti due grandi centri: uno è il secondo centro che opera attraverso la milza, il centro energetico per eccellenza, l’altro ad un livello molto più elevato è il sesto centro. La mia energia, la mia coscienza codifica questi atomi che sono strutturati con una certa logica ma, tanto per fare un es., con un’energia del "pollo" (mangio un pezzo di pollo e gran parte di quell’energia la trasformo, la ricodifico, la spacco a pezzi, rimetto insieme i pezzi e la faccio diventare qualcosa che sono io); ovviamente se mangio del cibo molto pulito, molto luminoso come l’acqua pulita, sale integrale, vegetali puliti ecc. il mio lavoro per prendere questo materiale e farlo diventare me stesso è molto minore, quindi questo materiale servirà a creare un corpo molto più vicino alla mia coscienza interna, alla mia struttura elevata. L’intelligenza deve avere il materiale giusto per lavorare.
Per tutta la prima parte della vita in cui il sesto chakra come identità elevata superiore è ancora inattivo, ad agire è il secondo chakra, che è il centro delle energie, il punto dove le energie sottilissime trovano corpo, si creano un corpo.

Il corpo energetico e la sua riapertura sensoriale consapevole
Nel nostro lavoro dobbiamo riaprire le matrici del secondo chakra e quindi del secondo corpo; il secondo chakra infatti, che è vitale per eccellenza, prende tutte le energie di quel livello che, nel nostro organismo, è costituito dalle energie vitali di tutti gli organi e di tutte le cellule.
Quindi questo corpo energetico che fa perno sul secondo chakra lo chiamiamo "secondo corpo". Questo secondo corpo corrisponde a livello dell’evoluzione al regno vegetale (il riso nell’ideogramma del chi cinese). I vegetali hanno solo il primo e secondo corpo, cioè hanno solo un corpo fatto di atomi e un corpo fatto di energie viventi, cellule, atomi integrati in unità maggiori, più elevate. Il sasso non ha il secondo corpo, ha solo il primo corpo, è solo fatto di atomi, sul secondo livello invece gli atomi si aggregano per formare delle unità maggiori che noi chiamiamo cellule, questo livello quindi è biologicamente attivo, in un modo diverso dal sasso che esiste su un livello molto più primitivo.
Abbiamo parlato finora di due gruppi terapeutici che lavorano sul secondo chakra, in realtà su questo livello lavorano anche gruppi non terapeutici che attivano le energie e operano su di esse. A cominciare dalle meditazioni, dalla Vipassana buddista che concentra il respiro nella pancia, per proseguire con tutto l’"Hara Breathing" giapponese, tutte le tecniche di arti marziali che prendono l’energia del secondo chakra per farla diventare energia aggressiva o difensiva, tutto il lavoro sulla sensibilità interna, sulla percezione, tutto il lavoro della guarigione che si svolge prendendo di nuovo le energie dal secondo chakra e manifestandole attraverso le mani, guarigioni che avvengono attraverso processi di irradiazioni. Tutti questi gruppi lavorano sul secondo chakra in maniera positiva.
Anche l’agopuntura lavora sul secondo chakra, secondo corpo, lavora con quei canali che partono dal secondo centro e vanno in giro per tutto l'organismo, che sono come autostrade - li chiamano canali perchè in Cina l’irrigazione del riso avveniva attaverso i canali, qui l’acqua, che dopo il vento, dopo l’aria è l’elemento più vicino all’energia vitale, viene trasportata per portare nutrimento al grano appunto da canali - che nel feto sono proprio i canali di alimentazione dei vasi venosi e arteriosi della placenta.
Quindi nei campi di grano l’acqua scorre attraverso canali, così come nel corpo l’energia vitale, che è nutrimento, scorre attraverso i canali di agopuntura. I canali di agopuntura sono stati codificati dalla medicina tradizionale cinese in modo molto rigido ma originariamente non erano così rigidi, i tibetani per esempio usano degli altri canali, gli indiani altri ancora, ci sono delle scuole in Birmania, in Viet Nam che ne usano di diversi. Questi canali non sono precisi, sono estremamente variabili, e comunque ne esistono di ancora più profondi di quelli di agopuntura, che sono relativamente superficiali, che connettono i grandi organi e le varie parti del corpo con dei fili colorati, di luce; l’energia vitale è infatti luminosa e quindi come la luce può prendere certe tonalità, frequenze, e a seconda delle frequenze che prende assume certe caratteristiche di intelligenza sua propria.
Quindi nelle varie parti del corpo si concentrano punti con energie differenti in modo tale che se l’organismo ha bisogno di un certo tipo di attività gli si può mandare un certo colore, per es. un colore freddo, là dove invece sono in atto delle attività calde si ha bisogno di energia attiva e quindi si può mandare il rosso, un colore carico che in quel momento è necessario.
Questo tipo di consapevolezza delle energie e di come funzionano nel nostro corpo è fondamentale e per riaprire il secondo chakra lavoreremo sulla percezione delle energie sottili e sulla madre. Il lavoro sulla sessualità lo sposteremo al quinto chakra. Quindi prima faremo il lavoro sulla madre e sui genitori in generale, in quanto la figura materna può essere impersonata anche da un padre che ha un rapporto materno, affettuoso.
Entriamo adesso nel concetto di relazione energetica, che è fondamentale.

Regressioni e basi di psicoterapia del secondo livello
Durante questa Accademia faremo delle regressioni che ci porteranno a vivere in maniera a volte anche intensa dei momenti vicini alla nascita o addirittura durante la gestazione, e ci accorgeremo che a loro riguardo non abbiamo dei ricordi chiari mentali, ma abbiamo invece dei ricordi sensoriali. I ricordi sensoriali sono i ricordi energetici.
Il bambino nella pancia della mamma sente le energie della mamma, il contatto energetico con la mamma, e qualsiasi cosa la mamma vive viene riflesso sul bambino; il bambino però ha una sua anima, anche se ha il corpo che è quello della mamma, energeticamente ha una sua anima e una sua energia. E’ chiaro che in quel momento la sua energia non è prevalente, è prevalente quella materna e quindi il bambino se è molto in feeling con le energie della mamma si apre, se le energie della mamma invece sono pesanti o non si armonizzano con quelle del bambino il bambino tende a chiudersi energeticamente e a fare barriera. Questa forse è la prima consapevolezza energetica che possiamo avere: la chiusura.
Tutti sicuramente abbiamo imparato già nella pancia della mamma o comunque nei primissimi giorni di vita come chiuderci energeticamente, è un processo assolutamente spontaneo, proprio come quando il bambino non vuole essere picchiato o c’è troppo rumore e ritira le energie al suo interno, e questa è la sensazione di come da una sfera larga di energia espansa, luminosa, aperta con i centri che la irradiano tutt'intorno, si fa quadrato all’interno e ci si chiude.
Questo tipo di struttura è alla base di tutto il problema psichico, questo è il primo problema di tipo psicosomatico e riguarda il primo livello di chiusura; il bambino infatti, non essendoci ancora in lui dei livelli articolati di comportamento, perchè è un tutt’uno, una pallina dentro una sfera cava, per difesa chiude la testa, stringe un po’di più rispetto al normale le gambe, così che chi riesce a vedere il feto dentro la pancia della mamma quando la madre ha dei problemi, vede proprio il feto che si aggrappa, si stringe su di sé, comportandosi come se si ritirasse sempre più all'interno.
Questo processo lo aveva già capito Reich che è stato il primo grande maestro in Occidente delle energie, è stato un maestro tantrico, ha lavorato e ha studiato anche a livello scientifico circa il concetto di energia vitale, che ha chiamato "energia orgonica" a metà tra organismica e orgastica, e ha visto come già dagli unicellulari questo principio di espansione nel senso di piacere, e di contrazione nel senso di angoscia e dolore, sia presente. Se si prende un unicellulare che si trova in una situazione negativa, o lo si punge, si nota che immediatamente la struttura dell’unicellulare si chiude, a volte addirittura si incista richiudendosi all’interno e creando attorno a sé una pellicola dura, in certe occasioni estreme proprio chiude tutto perchè le condizioni sono troppo ostili e l’unica difesa efficace diventa un guscio duro.
Tutti noi abbiamo avuto in qualche momento della nostra vita, a volte per lungo tempo, a volte per poco tempo, la sensazione di essere "chiusi dentro". Questa sensazione di non potersi più "aprire" se permane come modalità di essere anche nella vita adulta
produce la drammatica condizione esistenziale di essere separati dal mondo, che è una sensazione schizofrenica che tantissime persone provano, chi più chi meno, certi la sentono di più altri di meno, e alcuni danno addirittura per scontato che ci sia, e questo è drammatico (l’hanno dall’inizio, da quando erano nella pancia della mamma e così danno per scontata la sua esistenza). Di fatto quando poi fanno meditazione e aprono questo guscio energetico hanno un processo di espansione della coscienza, che invece di essere chiusa dentro questo uovo, imprigionata, si apre e sente finalmente che la vita scorre. E’ la sensazione che riscontriamo nelle percezioni dei popoli primitivi, e quindi quello che noi riscopriamo con il primo livello di meditazione i primitivi lo vivono da sempre nella realtà (anche gli animali l’hanno sempre).
Quindi in Occidente abbiamo fatto un passo indietro nella qualità della vita, che dal punto di vista umano è decisamente scarsa (non ovviamente dal punto di vista scientifico, tecnico o a livello di lunghezza media della vita che da noi sopravanza di venti anni circa quella per es. del Ruanda, dove vivono però con una intensità molto più elevata rispetto alla nostra). Quello che qui abbiamo fatto come passo indietro, inteso come chiusura dell’essere umano nei confronti della vita e della natura, fa sì che quando poi ci riapriamo all’esistenza, l’essere in uno stato naturale di fluidità e piacere di vivenre per noi sia già un risultato, un’esperienza particolarmente intensa e spirituale.

L’esperienzza del piacere di esistere consapevolemente nel corpo energetico
A questo risultato ci si può arrivare abbastanza facilmente, non ci sono tanti problemi, un primo risultato di apertura lo proveremo tutti durante questo percorso, molti di voi lo hanno già provato, a volte da soli a volte in situazioni strane, in quanto è un primo livello facile da raggiungere. Se questo livello di apertura viene mantenuto per molto tempo, dopo la vita si apre ulteriormente, cioè nella persona si verifica un allargamento degli orizzonti perchè la prima apertura è come se avvenisse a livello del corpo fisico - il primo corpo fisico finisce con la pelle, i capelli e la pelle sono i suoi confini - mentre la dilatazione successiva interessa i confini del secondo corpo, che è un corpo energetico, è un corpo di calore, un corpo di vitalità, i cui confini rimangono leggermente esterni al corpo fisico, per cui il calore e la vitalità si possono sentire attraverso le mani, la pelle ed il contatto con le persone.
Una guaina energetica ci circonda, che a volte percepiamo ad occhi chiusi, e sentiamo che irraggia da noi producendo intorno alle mani uno spessore vellutato di energia che avvolge a qualche centimetro di distanza la nostra figura, e che comprimiamo dall’esterno all’interno del corpo fisico quando ci chiudiamo in noi stessi. Per mezzo della Camera Kirlian, che è un procedimento attraverso il quale si vedono molto bene le manifestazioni esterne del campo energetico dell’essere umano, possiamo osservare che quando una persona si lascia andare e si apre le sue energie fluiscono all’esterno perchè seguono l’indirizzo dato dalla psiche e dal pensiero, ed è questo indirizzo il punto che regola veramente le energie.
Il secondo chakra in realtà è un centro "automatico" nella pancia che corrisponde ai centri del cervello rettile, che si comportano in modo assolutamente meccanico, sono il nostro pilota automatico; noi possiamo intervenire in quelle funzioni solo quando vogliamo creare qualche cosa come un aumento o una diminuzione di attività e quindi interveniamo sulle energie biologiche o attivandole o inibendole (per esempio qualsiasi bambino che non vuole andare a scuola si può far venire il mal di pancia o può non mangiare più). Una persona può anche aumentare il suo battito cardiaco in un attimo, e chiunque voglia respirare di più volontariamente attiva un sistema del cervello rettile e gli manda un impulso che, una volta finita l’attività cosciente, ritorna all’attività inconscia del secondo chakra.
Il bambino percepisce già perfettamente le energie e le loro qualità, i piccoli hanno una percezione sensoriale del mondo molto sviluppata e quindi percepiscono in maniera incredibile la qualità energetica dei genitori, delle situazioni intorno a loro, soffrendo per es. per un tono di voce duro o freddo che li fa chiudere su sé stessi (il secondo centro è inconscio) e, se questa chiusura del centro permane per molto tempo, può anche diventare un blocco continuo.
Quindi la prima cosa che noi dobbiamo fare è dare energia coscientemente e volontariamente al secondo chakra, attivarlo quindi, cominciare a sentire le energie lasciando da parte quelle sessuali e magari usando quelle sensuali, e sentire il piacere del corpo, del contatto; cerchiamo quindi in questo Seminario di lasciare perdere un momento il sesso, perchè il sesso è la matrice che ci getta fuori, è in relazione all’altro, quindi l’attenzione si sposta lì e là, non è più su di me, mentre noi abbiamo bisogno di lavorare adesso su di noi, sul nostro blocco interno e "l’altro" ci può aiutare ad entrare ancora più in profondità in noi stessi.
Faremo quindi degli esercizi in cui ci sceglieremo un partner che sarà una figura di protezione, di aiuto per cui se io faccio da padre o da madre ad una persona e questa si sente accarezzare può tornare in quello spazio di apertura che magari non ha avuto nell’infanzia o che non ricorda bene, perchè i ricordi negativi sono maggiori di quelli positivi, e così può riaprire qualcosa che è ancora chiuso. Tutti noi infatti abbiamo qualcosa di chiuso, abbiamo avuto una ferita su questo livello, non fosse altro per il fatto che siamo nati e ci siamo staccati da nostra madre, che ci hanno tagliato il cordone ombelicale, che ci hanno vestito e ci hanno portato via, e che a sei anni siamo andati a scuola e queste sono tutte separazioni: quindi tutti i bambini hanno da qualche parte delle ferite sul secondo chakra e avrebbero voluto avere un po’ più di affetto di quello che hanno avuto (stiamo parlando dell’Occidente), perchè in Oriente non è così.
In India, in Tibet la maggior parte dei bambini non ha avuto questo tipo di ferita, in questi luoghi infatti tutto è più naturale, qui nelle situazioni medie i bambini crescono e diventano grandi mantenendo un contatto fisico con i genitori e con gli adulti che noi invece non abbiamo. Così come in Oriente, il contatto fisico si mantiene anche nelle antiche popolazioni dei nativi americani, nell’America Centrale. Questo contatto noi l’abbiamo perso e adesso ne subiamo la mancanza, diventa per noi importante allora riaprire un certo tipo di sensibilità e la ferita ancora inscritta in noi.
Dall’età di diciotto anni, quando comincia ad entrare in funzione il centro
superiore - che in realtà comincia a funzionare veramente intorno ai venti anni nella nostra società, perchè fino ai diciotto, venti, ventidue anni abbiamo una serie di problemi di scuola, di lavoro che ostacolano la crescita spirituale - cominciamo ad avere esaurito una serie di problemi che ci legano all’esterno e l’energia comincia a concretizzarsi bene sul sesto livello.

La ricostruzione cosciente del corpo energetico e i limite del dolore
Quando le energie diventano coscienti noi possiamo cominciare a "ricostruire" il nostro corpo trasformandolo energeticamente, cambiandone la qualità, la luce, i colori e la forma (parliamo a livello energetico, non cambiamo i connotati del nostro corpo fisico in quanto la qualità del nostro corpo fisico non può essere mutata). Tantissime persone trasformano la loro faccia, corporatura, sciolgono le rughe della pelle che sono il frutto di emozioni negative vissute, e nel giro di qualche anno tornano a rilassarsi.
Quindi noi in questo momento possiamo ricomporre la ferita che abbiamo avuto nel passato, ricostruire il nostro corpo, riaprire le nostre energie e questa possibilità è propria dell’essere umano, che gli animali invece non hanno, perchè non possiedono quell'anima profonda che dà la consapevolezza di essere qualcosa di diverso da ciò che accade. Il principio di coscienza infatti è quel principio che ci permette di vedere i fatti della nostra vita come se fossero un avvenimento, un film che ci è accaduto e che non è parte di noi, noi infatti siamo una coscienza di questo corpo, di questa vita, che ha avuto queste esperienze, e che comunque da queste esperienze può imparare delle cose e che a queste esperienze non è necessariamente legata a doppio filo per sempre, soprattutto a livello di dolore.
Il dolore comunque è il punto centrale del discorso, se noi infatti non vogliamo vedere il dolore e non riapriamo la parentesi di sofferenza vissuta nella nostra vita, non riusciamo a capirne il contenuto, non riusciamo quindi a rivivere quell’energia rimasta chiusa nell’evento doloroso e di conseguenza non possiamo neanche sbloccarla; allora dentro la nostra mente, alla sua radice profonda rimarrà sempre un nucleo duro di memoria che non ci permetterà di vivere totalmente.
Quindi in questo seminario continueremo a lavorare sul secondo chakra come sensazione, riaprendolo fisicamente, respirandoci dentro e riattivandolo, e faremo una serie di esercizi che ci riporteranno agli episodi della nostra esistenza in cui abbiamo vissuto questi contatti primari così dolorosi. Qualsiasi situazione venga fuori, in qualsiasi momento voi per prima cosa respirate, in modo che ogni emozione, anche minima, possa uscire se continuate a mantenere la gola aperta e la respirazione attiva. Se sentite che state chiudendo qualche energia, qualche emozione, alzate la mano ed io stesso o qualcuno degli assistenti verrà ad aiutarvi e a starvi vicino. Così non vi sentirete soli a lottare contro il mondo e vi potrete rilassare per lasciare andare l’emozione che state vivendo, che significa lasciare andare quell’energia che è stata trattenuta in maniera profonda e che è stata codificata in questo modo nella mente, quella mente che al momento del verificarsi dell'evento doloroso aveva detto "non puoi farcela, non puoi aprirti, non puoi uscire, non puoi essere veramente te stesso e quindi chiudi tutto". Riaprire questo livello è per noi ora il lavoro più importante da compiere.
L’energia vitale è l’energia della telepatia, cioè l'energia eterica è il veicolo stesso della telepatia.
Quindi quando in una situazione di comunicazione tra persone si viene a creare questo ponte energetico lì si viene a creare una sorta di telepatia.
La telepatia è una trasmissione di informazioni attraverso i canali energetici, come se due radio ricetrasmittenti continuassero a scambiarsi messaggi. Ovviamente il tipo di telepatia è in relazione molto forte con i livelli di evoluzione dell’organismo, cioè della persona.
Abbiamo una telepatia primaria che è quella tra bambino e mamma, che è una telepatia essenzialmente di pancia, di emozioni primarie, che può essere però di una qualità più elevata se il bambino ha un’anima sviluppata, se ha già raggiunto il centro del cuore e la mamma pure ha raggiunto il suo centro del cuore così che tra le due persone si viene a creare una relazione telepatica molto intensa, un riconoscimento reciproco, un amore veramente profondo. Se queste due persone sono delle anime già sviluppate non solo sul piano umano, cioè ci sono persone che non hanno spiritualità e che sono comunque "umane", che fanno delle cose a livello umano molto valide, ma se tra loro oltre a questa base c’è anche il centro alto, il sesto, si instaura di fatto una relazione telepatica che diventa relazione spirituale, e quindi si realizza una trasmissione sottile di informazioni molto preziose.
Il fatto di respirare nella pancia meccanicamente e quindi in maniera non emozionale può essere solo un ottimo esercizio ginnico che fa bene fisicamente. Il punto critico che possiamo toccare e che dà risultati è quando invece riusciamo a mettere in moto il cuore, e lasciamo così uscire moltissime emozioni perchè abbiamo creato un canale che parte dalla pancia e va verso l’alto, e abbiamo aperto il cuore con quel centro ormai già un po’ caricato. Se si riesce infatti a capire come aprire il nodo sul cuore il dolore che c’è sotto comincia ad uscire spontaneamente.

I blocchi del piacere
Tutti i blocchi del secondo chakra sono blocchi del piacere e le persone fortunate che hanno vissuto un rapporto con la madre, con la gravidanza piacevole, o una prima infanzia tranquilla, hanno una sensazione costante di piacere fisico. Il momento forse più bello della vita che rivivono le persone in regressione è il periodo nella pancia della mamma, perchè questo galleggiamento, questa assenza di problemi, di pericoli, di stimolazioni forti (qui tutto è ovattato, si è come un pesce nell’acqua e non si ha neanche bisogno di procurarsi il cibo perchè l’esistenza ti dà tutto e questo vissuto è un enorme piacere) rappresenta la "beatitudine", così come anche la prima parte della vita normalmente è un periodo di grande gioia; dopo infatti si deve lavorare, faticare, ma perlomeno fino ai sei anni di solito la vita è gioco, la vita è piena di divertimenti, di conoscenze e le relazioni di contatto umano sono vissute normalmente dal bambino in maniera piacevole: è per questo che i bambini ridono molto più dei vecchi, i bambini ridono sul serio mentre i vecchi lo fanno raramente.
Quindi la base del lavoro sul secondo chakra da Reich in poi è la sensazione del piacere, e il corrispondente blocco da sciogliere ogni volta che questa sensazione del piacere viene interrotta; a volte ci sono dei blocchi causati semplicemente da una mamma che non aveva altri problemi se non il fatto di non provare piacere, una mamma che era come spenta (ci sono famiglie infatti dove l’energia è molto bassa e la vita scorre monotona e senza piacere e questa condizione crea nel bambino questo tipo di mancanza di contatto).
Uno dei bisogni fondamentali è proprio il desiderio di contatto, il bambino ama essere toccato, ama essere nudo, giocare, ama toccarsi, ama essere accarezzato poichè il piacere è una sensazione che passa attraverso la pelle, ma che all’inizio passa attraverso la bocca in quanto tutto il periodo dell’allattamento ovviamente è incentrato su di essa, la bocca e la pelle stanno insieme e quindi il sistema nervoso e il sistema digerente funzionano insieme; questo crea nei bambini il vissuto di piacere, il desiderio di essere amati, toccati. Per questo le terapie hanno preferito fare il lavoro sulla sessualità dopo il lavoro sulle relazioni e sui disturbi primari dell’infanzia, perchè il sesso tendenzialmente non ha problemi, non esistono problemi di sesso; sia le donne che non hanno orgasmo o che hanno dolori all’inizio del rapporto, sia gli uomini che sono impotenti o che hanno una eiaculazione precoce, sono tutti vittime di dolori che partono dalla testa, e che sono fisici in quanto c’è un blocco reale a livello del corpo che però parte dalla testa, dal pensiero, parte dai condizionamenti culturali, per cui se noi togliamo quei condizionamenti poi il sesso va avanti a funzionare bene da solo.
C’è una scuola soprattutto americana che va a lavorare sul sesso e che così facendo provoca degli effetti molto negativi, fanno i gruppi sul sesso e vanno a lavorare con la testa su un organo che è istintivo e che non ha quindi bisogno di una razionalizzazione e di essere sottoposto ad alcun tipo di logica.
Questi gruppi americani utilizzano tutte le tecniche, per le donne di rilassamento, per gli uomini di desensibilizzazione nei casi di eiaculazione precoce, andando in maniera scientifica a lavorare su una zona del corpo che viene a quel punto controllata con la testa, e tutti questi giochi si sovrappongono alla realtà e provocano forti scompensi invece di apportare benefici. Il problema invece è diverso alla radice, e cioè quando una persona è così tesa a livello sessuale lavorando vengono fuori dei problemi con la madre, con il padre, con l' infanzia che sono la causa del suo mancato rilassamento, infatti uno dei problemi fondamentali è che noi non siamo rilassati perchè il rilassamento nasce da quel contesto energetico di sicurezza che di solito è proprio la mamma a darci.
Se voglio addormentare un bambino devo andare in meditazione, aprire bene il centro del cuore, molto di più di come è normalmente, e quindi entrare nell’energia, nel chi, nel prana, coprirlo di energia e così si addormenta perchè io vado in profondità, rallento il mio sistema nervoso ed entro in questo modo in un rapporto telepatico con lui, in quanto il mio pathos corrisponde all’addormentarsi o anche corrisponde al livello dell’amore profondo, anch’esso causa di rilassamento. Allora siccome le nostre mamme sono nate in una civiltà in cui il rilassamento non esisteva più perchè c’erano già altri ritmi di vita, questo tipo di energia è mancato generazionalmente, quindi la maggior parte delle persone di questa generazione non ha la capacità di rilassarsi, che è una capacità spontanea, e tutti quegli assurdi meccanismi tipo "Training Autogeno", "Psicodinamica" in realtà servono giusto a rilassare il corpo, mentre siamo noi che dobbiamo rilassarci, cosa questa che accade invece quando le persone quando fanno attività come "Reberthing" o "Meditazione". Il vero rilassamento non è del tipo "devo rilassarmi, devo rilassarmi", perchè questo è un condizionamento sopra un’altro condizionamento, è un condizionamento positivo per bilanciarne uno negativo, ma resta sempre un condizionamento e noi in questo modo non siamo liberi.
Per cui dato che non è sano vivere con la "testa" i risultati generazionali sono pieni di tali malattie, di tali disturbi sociali, ambientali, ecosistemici che, o noi ritorniamo velocemente a questo punto della nostra civiltà nella pancia, nel corpo, nella terra venerando il nostro corpo e il nostro pianeta, oppure avremo di fronte negli anni a venire una crisi globale di dimensioni enormi.
Negli ultimi millenni infatti attraverso la logica, la tecnica abbiamo sviluppato il nostro lato mentale, che quindi ora è molto potente e, dato che la nostra società già dal principio è fondata su principi egoici e non globali, abbiamo di conseguenza creato una società egoica, in cui il potere, il narcisismo sono realtà primarie.
Marx chiamava la nostra società la "società dello spettacolo", nel senso del narcisismo, dove tutto è rivolto all’esterno, è basato sull’avere, sul potere, sulla rappresentazione, mentre i valori veri vengono persi, e dato che la mente è molto potente ha creato in questo senso una linea evolutiva fortissima perdendo di vista contemporaneamente alcuni valori fondamentali per l’umanità. E’ possibile invece sicuramente andare avanti, produrre ancora più tecnica, tecnologia, pensiero senza sacrificare la nostra natura più elevata.
Quindi dobbiamo recuperare i piedi, le gambe, la pancia, che significa recuperare il contatto con il corpo fisico, con il corpo energetico, con la terra.
Una delle situazioni che si sta verificando a livello sociologico sul pianeta è che gran parte delle nuove generazioni che hanno molta libertà e denaro, quindi libertà in tutti i sensi, hanno degli eccessi di irrazionalità contrapposta alla logica stretta del sistema dominante, per cui per es. ballano tutta la notte, fanno un tipo di svago in cui l’energia collettiva sessuale, emozionale, è fortissima. Questa energia è molto spostata sul corpo e assolutamente staccata dalla mente, per cui tutto questo tipo di situazione di solito sfocia in una vera e propria dissociazione e si verifica il caso di un pensatore a qualsiasi livello che appena può si sposta dal livello mentale che gli è proprio sull’altro lato della bilancia, entra cioè totalmente nel corpo, si dimentica di tutto e si butta dall’altra parte e questo è devastante così come sono devastanti le vacanze in Tailandia per andare con le ragazzine, o a Cuba o in altri posti del genere. Questo falso bilanciamento è assolutamente illogico ed è un segno sociologico di una situazione di forte squilibrio.

Piacere fisico e percezione spirituale: la sintesi evolutiva
La giusta proporzione l’essere umano la raggiunge quando pensiero e corpo entrano in equilibrio, solo allora possiamo vivere una vita di piacere, equilibrata.
Nel libro "Ra" è contenuto un discorso che racchiude il punto cruciale della nostra ricerca e cioè che noi siamo alla fine di un lunghissimo periodo di 75000 anni di evoluzione umana, ed ogni 75000 anni si verifica il "raccolto", cioè le anime mature della popolazione subiscono una divisione dalle anime lente, così come quando si fa un raccolto di grano e si prendono le spighe che hanno dato dei semi, si separano dalle altre e il seme viene messo tutto insieme. Quindi il raccolto separa la pula dal grano, separa la parte meno nobile dalla parte più nobile. Questo processo è un processo evolutivo che sta avvenendo in questo momento nella nostra epoca e il cui avvento è proporzionale alla rapidità con cui gli esseri umani adesso si stanno sviluppando e risvegliando.
Le coscienze fuori dal nostro pianeta che aiutano questo tipo di evoluzione ci dicono che l’unico motivo per cui la persona viene "colta", come anima ovviamente, è quello del "raggio violetto", cioè del colore viola, che è il colore che si manifesta quando i centri della mente che sono di colori freddi, diciamo blu in senso lato, e quelli del primo chakra che sono di colori caldi, diciamo il rosso, vanno in sintesi e creano il raggio violetto, che corrisponde all’apertura del settimo chakra che in realtà non è un vero chakra ma è solo un’apertura, è un buco, un canale, e questo permette proprio la sintesi di tutta la globalità dell’essere umano e l’apertura di questa totalità energetica verso un livello di energia superiore.
Per questa ragione quando respiriamo sul settimo chakra continuo ogni volta a darvi la stessa istruzione "sentite l’intero corpo", sentite il settimo chakra come se fosse proprio connesso alla pianta dei piedi, perchè sentire continuamente la nostra totalità e globalità aiuta ad attivare questo livello più elevato; è chiaro che vere o false che siano queste informazioni e questo testo, tutto ciò corrisponde comunque sicuramente al nostro sentire, cioè tutti i gruppi che lavorano per lo sviluppo del potenziale umano senza esclusioni, quindi i gruppi nuovi, globali, planetari, lavorano tutti per il ribilanciamento tra corpo e spirito, senza che l’uno prevalichi sull’altro, ovviamente ci sono anche quelli che lavorano solo sul corpo o solo sullo spirito, ma tendenzialmente i gruppi che si sono sviluppati come "new age", i gruppi acquariani, di nuova coscienza, sono tutti basati su questo concetto di sintesi.
Una parte importante del lavoro che stiamo conducendo per aiutare la nostra evoluzione riguarda il rapporto con i genitori.
La nostra società ci dice "tu comunque devi accettare i tuoi genitori". Ci sono persone che dopo molti anni hanno capito e perdonato i genitori nonostante tutto quello che possa essere successo. Ma quando si lavora su di sé si devono sciogliere i propri problemi, le proprie tristezze che sono dentro la pancia, il giudizio infatti è un valore di quinto e sesto livello, è un valore elevato come il perdono, l’ammirazione, sono tutti codici di natura più elevata che non c’entrano con il secondo chakra, che consiste invece in quello che si è sofferto perchè qualcuno ci ha lasciato, tanto per fare un esempio. Su un piano più elevato tutto può essere comprensibile, ma dentro l’Io bambino ha comunque sofferto, ha una ferita e noi lavoriamo per tirarla fuori. Siamo qui per ripulirci da queste tristezze e non per perdonare, quello che teniamo ancora dentro e che ci fa vivere "tirati" è un problema infatti che riguarda esclusivamente noi.
Nella gestione delle emozioni che vengono dalla pancia noi usiamo due centri principali che sono il secondo e il terzo. Nei confronti dei genitori, in particolare con la madre, viviamo moltissimo il secondo chakra che agisce attraverso la milza che è femminile, è il "materno"; la milza è un organo molto yin posto sulla parte sinistra del corpo e arriva alla parte sinistra del torace e del cuore, soprattutto alla spalla sinistra e alla mano sinistra. Questa parte sinistra, che è la nostra parte femminile, è quella che genera e vive la tristezza, che gestisce e produce la femminilità, la tenerezza; dall’altra parte abbiamo invece una serie di emozioni che vengono gestite sempre di pancia soprattutto dal primo chakra, e che sono quelle vitali che arrivano al fegato, che è il polo opposto alla milza (a destra) che gestisce invece la rabbia, l’aggressività, e opera sulla parte destra del corpo (quindi dal fegato si sale alla parte destra del cuore, alla parte destra del torace e poi giù fino alla mano destra).
Quindi a livello di terzo chakra abbiamo questi canali che passano anche da dietro, passano sia dal rene yin che è il rene femminile, il rene del piacere, quello del contatto e della sensualità, sia dal rene yang; le surrenali infatti sono suddivise in tre parti: una è più femminile, una più maschile, mentre la terza è più relativa al primo chakra, e nella parte relativa al terzo chakra c’è una zona che secerne adrenalina, che corrisponde proprio alla rabbia. Quindi a volte noi siamo polarizzati più sul lato femminile, come in questo Seminario, oppure se ci sono state delle situazioni attive, una mamma che ci ha abbandonato per es., è chiaro che allora parallelamente alla tristezza c'è anche la rabbia (tristezza e rabbia sono poli opposti ma complementari, dove c’è rabbia c’è sempre anche un po’di tristezza e viceversa).
Chi ha solo tristezza senza rabbia significa che in qualche modo non reagisce, non ha sviluppato la parte yang, chi al contrario ha solo rabbia senza mai vedersi la tristezza, è molto reattivo, è molto duro e teso perchè non ha sviluppato la sua parte yin; ma tutti abbiamo entrambe le parti, da una parte o dall’altra comunque siamo bilanciati su tutti e due i poli. Il problema è trasferire le emozioni attraverso queste polarità direttamente poi al cuore che le esprime, cuore e gola sono molto vicini come centri e come funzione, e una volta che le energie salgono al cuore o come tristezza o come rabbia vengono espresse.
Se qualcuno non riesce ad esprimere un’emozione che è proprio lì ma non trova al momento uno sbocco, gli si mette una mano sul cuore o sulla pancia e si entra in contatto con lui, il contatto è di secondo chakra, e con questo contatto telepatico lo
si fa entrare in relazione alla sua emozione, gli si chiede di viverla e gli si dà una protezione, perchè a volte è difficile piangere da soli e si ha bisogno dell’aiuto di una spalla su cui farlo: per alcuni è sufficiente anche mettergli una mano sul petto o dargli un piccolo stimolo per fargli aprire la gola ancora chiusa e sciogliere così questo nodo (il percorso quindi è dal basso verso l’alto).
In medicina psicosomatica una delle cause principali del mal di stomaco è la relazione con i giudizi, che sono quella forma di mente, di pensiero unita ad una emozione negativa con cui noi etichettiamo la vita; che i giudizi siano positivi o negativi non ha poi molta importanza, in quanto appena abbiamo un giudizio positivo da una parte, ciò significa che dall’altra tutto il resto della vita è posto sotto giudizio negativo.
A volte i giudizi sono forti, evidenti, a volte sono molto sottili, e questa differenza deriva dall’educazione: se si è nati da una famiglia in cui il padre sparava a zero sugli oggetti del giudizio il giudizio diventa "forte", se invece il padre aveva giudizi taciti, senza espressione, senza ira, e come giudizio era continuo, diventa difficile riconoscerlo perchè non è una cosa evidente, non è uno stimolo forte, ma è un giudizio di fondo.
Nella nostra società tutti abbiamo un po’ di mal di stomaco perchè è una società fortemente basata sui giudizi, e quindi lo stomaco continua a chiudersi e il giudizio continua a limitare il potere di essere liberi, che è il primo potere, è l’energia che passa dalla pancia al cuore, la libertà nel vero senso del termine.
Libertà che è il senso di onnipotenza del bambino di fare quello che vuole fare, perchè il bambino deve sentirsi libero a tutti i costi. E tutte le volte che noi chiudiamo un comportamento lo chiudiamo con un giudizio, infatti al bambino diciamo: "no, così non va bene" e certo a volte dobbiamo farlo, sicuramente comunque gli passiamo dei giudizi, perchè non abbiamo ancora una consapevolezza e una cultura che ci aiutino in questo senso, magari noi ne trasmetteremo il 50 % in meno dei nostri genitori, comunque continuiamo ad avere una vita piena di giudizi e questo mortifica le energie, le ferma e le rallenta, e sullo stomaco viene così a fermarsi una grossa quantità di energia che non può uscire liberamente, e che non è fluida, non è sciolta.
A volte si incontrano delle persone che hanno avuto dei padri o delle madri la cui vita era veramente piatta, monotona, ferma, che vuole dire un giudizio enorme sulla vita, vuole dire che per loro tutta l' esistenza è monotona ferma e piatta, e questa è una posizione inconscia fortissima; sono quelle madri magari non depresse ma comunque annoiate della vita, sempre con un filo di risentimento, mai con la gioia di vivere o con il sorriso, senza attività, e anche questo condiziona enormemente le energie che rimangono bloccate sul terzo chakra e che a volte durante la Meditazione Dinamica o durante le tecniche non riescono ad uscire in maniera totale; se c’è stato invece uno stimolo forte all’origine del giudizio, un bel "no" secco del tipo "tu sei un cretino e non puoi parlare", si blocca lo stesso il terzo chakra, però questo giudizio è molto netto, anche se negativo, e quindi crea immediatamente una reazione. Quando invece, come dicevamo prima, il giudizio sotterraneo è cronico, non è acuto, a volte è difficile trovare la ragione per lasciare uscire fuori le emozioni e la rabbia.

Ricapitolando il discorso intorno ai blocchi, ci sono uomini e donne che hanno ricevuto in famiglia un’educazione, un "imprinting" molto forte, con delle costrizioni e dei traumi ben precisi che hanno lasciato dei segni sulla loro persona, cioè la persona interessata ha chiaramente presenti gli episodi di mancanze e di violenze subite su cui rivolgersi per cercare di scioglierli, episodi che hanno causato i suoi blocchi energetici e che sono quindi facilmente evidenziabili e facili da riconoscere in un processo di decondizionamento.
Altri invece non hanno subito specifici episodi negativi nella loro esistenza, bensì hanno vissuto in atmosfere familiari depresse, demotivate che li hanno resi vittime di uno stato generale di impoverimento emozionale e di mancanza di stimoli verso la vita, per cui durante le tecniche di liberazione hanno più difficoltà a far emergere i nuclei di negatività su cui lavorare, e il lavoro così diventa più lungo essendo senza un bersaglio specifico, ed è più difficile la liberazione dall’oppressione.
Noi cerchiamo di fare accadere delle situazioni di sblocco emozionale, in questo seminario in particolare legate al secondo chakra, e se pure stiamo lavorando per uno sblocco questo non vuole dire che chi non ha sblocchi o che fa più fatica si debba sentire male o escluso, a volte infatti ci sono delle persone che vanno avanti tantissimo tempo senza riuscire ad arrivare ad un contatto diretto con le emozioni, poi invece avviene un cambiamento rapido in una volta sola, perchè ci sono tempi di maturazione e di reattività differenti a seconda dei casi. Spesso infatti le energie continuano a lavorare comunque, e tantissime di queste situazioni vengono accumulate solo a livello inconscio, cioè l’inconcio di una persona continua a vedere persone che hanno degli sblocchi e comincia a registrare, a registrare, accumula nuove informazioni, nuove strategie, e così se questa persona è di temperamento più flemmatico, più sulla lunga distanza che non su quella breve, è possibile che il suo inconscio debba accumulare più materiale, più energia, più situazioni, più conoscenze perchè ad un certo momento avvenga un cambiamento rapido.
Invece riguardo al problema contingente del dolore allo stomaco, con il lavoro sul corpo si può cominciare a scioglierlo e si può lavorare contemporaneamente sulle emozioni e sul corpo in modo leggero.
Quando andiamo ad attivare in maniera evidente le energie - in particolare nelle due tecniche che usano l’energia più forte, cioè la Respirazione Globale e la respirazione
della prima fase della Meditazione Dinamica - con questa respirazione molto intensa carichiamo il nostro sistema; spesso accade che degli organi che sono sottoposti a pressione manifestino dolore, sentiamo allora alcune parti del corpo diventare chiaramente dolenti, le zone più colpite comunemente sono i polpacci, i reni, lo stomaco, soprattutto il fegato, qualche volta anche la milza, la spalla destra in particolare, meno la spalla sinistra, e poi l'emicrania nella forma del cerchio alla testa. Tutte le altre zone sono marginali, mentre in questi punti che abbiamo elencato le nostre funzioni, soprattutto quelle attive (fegato, reni, spalle), vengono inibite, bloccate e diventano così aree di stallo delle energie.
Tutte le volte che viviamo questo dolore possiamo usare due strategie diverse: la prima è cambiare posizione o cambiare respirazione spostando il bacino o la testa, oppure possiamo respirare con un altro ritmo cambiando in questo modo la struttura della respirazione e del corpo, e mutando l’atteggiamento con cui stiamo respirando cambia anche la polarizzazione dei nostri centri interni, e spesso questo crea un cambio energetico per cui l’energia non resta più spinta sui reni o su altre zone del corpo e scivola più su; la seconda cosa che possiamo fare è invece "entrarci dentro", che significa acconsentire a sentire il dolore (certo se il dolore è acuto di tipo perforante non è il caso di insistere).
Casi di ameba al fegato, tifo, epatite, ulcera allo stomaco infatti non si verificano certamente solo a livello energetico, quindi qui bisogna intervenire a livello fisico, però normalmente quando ci sono dei dolori che vengono rapidamente e altrettanto rapidamente scompaiono, noi possiamo anche "aprire" il dolore, stare sul dolore.
Immaginiamo ora l’aria come un’energia con una sua luminosità, una sua forza, che ha un suo spessore, una sua densità e ipotizziamo il caso che mi faccia male il rene: vado a respirare proprio lì dove mi fa male, e sento il rene "forte e duro" perchè quando è dolorante ha un’ energia un po’ compatta, così gli soffio sopra come si soffia su un vetro creandogli un’alone di aria intorno, gli dò spazio, luminosità, e spesso l’energia raggrumata con questa tecnica molto potente si scioglie dall’interno e comincia a mettersi in movimento. Facendo questa tecnica a volte escono emozioni, a volte, se si tratta solo di un blocco energetico, se non è quindi molto connesso con le emozioni, esso comincia a muoversi e si sente che o sale o scende, o si apre, e ci sono manifestazioni di movimento, di fluidità energetica. Allora la cosa migliore che si può fare se si riesce a sintonizzarsi con quel dolore è sentirne la controparte emozionale, perchè di solito dietro un dolore c’è un’emozione precisa, e può così emergere anche il corrispondente ricordo, e si verifica in questo modo un vero sblocco della situazione.
In relazione al discorso sul secondo chakra che interessa a livello fisico gli organi preposti al concepimento e alla crescita del feto, è interessante il tentativo di chiarificazione teorica che si può abbozzare circa il tema della reincarnazione, delle motivazioni che un’anima può avere nello scegliere determinati genitori, quindi una certa famiglia.
Un’anima può scegliere nell’esistenza che si accinge a vivere, in base al suo bisogno di allargare il cuore, un ambiente di grande amorevolezza, oppure può scegliere una famiglia con molti mezzi e con poco cuore, consapevole di avere bisogno di un appoggio economico e di strumenti idonei alla realizzazione di progetti impersonali importanti, usando così i beni familiari per accrescere il bene dell’umanità; infine un’altra anima può scegliere di avere molti beni economici solo per il suo soddisfacimento personale.

I genitori come archetipi della struttura cognitiva dei due emisferi
Ogni volta che noi lavoriamo qui con i genitori lavoriamo però non con persone reali, ma con delle parti interne di noi, cioè nella struttura del nostro carattere interiorizziamo delle figure esterne della nostra vita, in particolare il padre e la madre, e con esse costruiamo degli archetipi del maschile e del femminile; abbiamo infatti due emisferi nel cervello, uno maschile a sinistra e uno femminile a destra, il femminile gestisce la parte sinistra del corpo opposta alla sua, mentre l’emisfero sinistro si incrocia con il destro e gestisce la parte destra del corpo, ed è quello maschile. Quando il bambino o la bambina cresce prende dal comportamento globale delle attività dei suoi genitori delle immagini, delle strutture, dei modi di fare, delle emozioni e con essi costituisce dei codici di comportamento. Costituisce quindi due archetipi differenti di comportamento, quello maschile e quello femminile; per cui se i genitori sono equilibrati gli archetipi saranno equilibrati, se i genitori vanno d’accordo le due parti del cervello della persona andranno d’accordo, se invece la madre è in un modo e il padre in un altro, per es. la madre è forte e il padre dice sempre di sì, o viceversa, si avranno gli emisferi disturbati, uno sarà più forte dell’altro, e comunque non saranno in buona comunicazione tra di loro creando così una schizofisiologia - cioè proprio una divisione della mente per cui la persona non riuscirà a fare delle attività in maniera fluida e unitaria ma su certe cose avrà un comportamento e su altre tutto un’altro, e anche la voce e il modo di comportarsi cambierà a seconda delle circostanze -.
Quindi quando lavoriamo qui con il padre e con la madre lavoriamo con questi due archetipi, che non vanno però confusi con la realtà. Questi archetipi sono delle figure che noi nei sogni viviamo come esterne, diventano la mamma o il papà, o la zia, la nonna, l’amico, ma in realtà sono figure immaginarie; e così dobbiamo tenere sempre presente che quando siamo nella nostra fantasia durante un Reberthing, una tecnica, noi non lavoriamo con le persone reali ma con questi archetipi che si sono costruiti dentro di noi.

L' archetipo di solito influisce sulla parte superiore del cervello, la neocorteccia
che è la parte più alta del cervello che ha la caratteristica di essere quella più inibitoria rispetto alle altre. Questa parte è stata chiamata Super Io, nel senso che noi abbiamo un Io come identità ("sono io") e poi abbiamo queste figure archetipiche dentro di noi che rappresentano il potere, l’amore, la stabilità oppure qualsiasi altra cosa, con cui lavoriamo. L’inconscio durante il sonno prende queste figure e le utilizza, noi durante queste tecniche prendiamo queste figure e le utilizziamo a nostra volta. Alcune figure, quelle dei genitori, dei professori, delle autorità sono tipologie che, sulla base del giudizio di cui parlavamo prima, sono inibitorie per eccellenza e costituiscono gli archetipi del nostro Super Io.
Il Super Io quindi è quella parte che inibisce l’io, che gli dà dei codici morali, deontologici, sociali, religiosi, etici che costituiscono la base del nostro comportamento nella vita, sono come dei "sì e dei no", dei giudizi. Queste figure agiscono con una inibizione proprio attraverso il giudizio, che può essere anche sociale, e qui all’Accademia noi abbiamo l’opportunità di liberare la rabbia e la frustrazione che viviamo nei rapporti con certe persone, con la consapevolezza però di lavorare dentro noi stessi con queste figure, che si sono strutturate al nostro interno e non ci permettono di vivere come vorremmo. Chiunque abbia delle figure interne riguardo alle quali non trova neanche logicamente degli agganci per liberarsene, deve lavorare dentro di sé con questi archetipi che sono nella sua testa, archetipi che se non asporta chirurgicamente creano poi nel vivere quotidiano delle situazioni veramente dannose; quindi dobbiamo entrare in contatto e a volte in conflitto come nostro Io interno con le figure sempre interne che sono rappresentanti del potere esterno, per riuscire a fronteggiarle e a risolverle.
L’ Io in questo modo diventa globale, prende il potere su tutta la nostra totalità, e si mantengono i caratteri di moralità e di etica profonda che sono propri della coscienza stessa e che non sono quelli che sono stati imposti dall'esterno.
Le vere religioni non hanno mai dato dei principi nè etici nè morali, in particolare il Tantra e lo Shivaismo avevano proprio con chiarezza espresso che una persona può fare qualsiasi cosa se questa viene fatta in uno stato di coscienza, anche uccidere, se si vede una persona soffrire inutilmente per es. può non essere giusto per la nostra coscienza che lei soffra, e può essere così più giusto addirittura ucciderla, perchè questo diventa un atto di grande compassione. Non esiste "l’atto" che di per sé è male o bene, esiste invece un senso profondo della giustizia e della verità e dell’amore che emerge appena sviluppiamo il nostro stato di coscienza spirituale interiore come valore universale, etico, morale, che non deve diventare mai però regola fissa di comportamento.
Noi siamo una parte dell’Unità, siamo piccole unità che fanno parte di una grande unità, ed in questa condizione di globalità è come se la cellula del nostro corpo sapesse che può fare tantissime cose ma che non può fare tutto, perchè se facesse tutto andrebbe contro la totalità e ci ucciderebbe.
Le cellule tumorali sono infatti cellule impazzite perchè non hanno più la connessione tra di loro e con il tutto; ma moriranno anche loro, con il tutto moriranno anche loro, perchè quella che esercitano non è una vera libertà, è al contrario una mancanza di visione globale, una mancanza di connessione.
Quindi i valori morali ed etici intesi come regole assolute da applicare sono tutti falsi, perchè nel momento stesso in cui tu dici "questo è bene e questo è male" hai già fatto un atto che non esiste nella natura; ci sono infatti mille casi, tanto per fare un esempio, in cui rubare è lecito e in cui non rubare non è lecito.
Noi siamo degli esseri indipendenti e abbiamo una coscienza indipendente, individuale, e ognuno deve rispondere in prima persona della propria coscienza, soprattutto a sé stesso. Una volta che abbiamo capito questo principio noi cominciamo a "vivere" in modo finalmente autentico, a diventare "veri", perchè nostro unico dovere morale è "essere" quello che siamo, e non quello che "dobbiamo".

IL TERZO CHAKRA - DISCORSO SUL TERZO LIVELLO PSICOSOMATICO


Il lavoro sul terzo chakra è un lavoro impegnativo, perchè è il lavoro sul potere personale.
Le energie del nostro corpo si dividono in attive e passive, e tra di loro ci deve essere un equilibrio dinamico, in quanto quando questo equilibrio dinamico si spezza noi non siamo più "noi stessi".
La nostra identità è quindi strutturata sull’equilibrio di alcune funzioni che sono opposte tra di loro, che possono essere descritte come l’emisfero maschile e l’emisfero femminile, il sistema nervoso simpatico e quello parasimpatico - dei quali uno è il sistema che porta attività, che porta eccitazione, mentre l’altro è il sistema che procura rilassamento, piacere ( il sistema nervoso autonomo, simpatico, è un sistema inconscio, non lo si può infatti guidare volontariamente) -.
Questi due diversi livelli nel nostro corpo si distinguono per la modalità delle loro funzioni; il primo sistema di attività è quello volontario, è quello che muove i muscoli, muscoli che a loro volta si suddividono in muscoli cosiddetti volontari, che hanno una certa caratteristica, e muscoli involontari che sono automatici - non possiamo infatti dire al cuore "adesso apriti, adesso chiuditi", perchè gli organi interni come il cuore e tutti i muscoli che "aprono e chiudono" si comportano in modo automatico, e sono totalmente determinati nelle loro funzioni o dall’attivazione del sistema simpatico o dall’attivazione del sistema parasimpatico - il secondo sistema di attività è invece involontario.
Nella nostra società si verifica tutta una serie di squilibri per cui normalmente abbiamo un’iperattività del sistema simpatico, appunto il sistema inconscio dell’attivazione, mentre in alcune persone si può verificare anche un’iperattività del sistema parasimpatico.
Gli esseri umani sono animali che per sopravvivere hanno bisogno di reagire all’ambiente esterno, e che per migliaia di anni sono esistiti come genere solo perchè possiedono all'interno dell'organismo un certo tipo di funzioni che permette
loro di essere aggressivi quando è necessario, o comunque attivi quando le circostanze esterne lo richiedono (essere aggressivi verso qualcuno, per es. nel rincorrere una preda per mangiarla, o scalare una pianta per prenderne i frutti sulla cima, oppure attivare un sistema di fuga per difendersi da qualche minaccia).
Il sistema simpatico lo possiamo vedere in azione in particolare nell’attività delle surrenali, una zona sopra ai reni che produce adrenalina, un ormone mediatore chimico che stimola l'attivazione del sistema simpatico che è predisposto all’attacco o alla fuga. Quello che crea questo ormone è un effetto globale su tutto l’organismo: dall’attivazione all’inibizione dei muscoli della pupilla, per cui gli occhi si dilatano o si restringono, all’aumento dell’attività cardiaca per cui il cuore pompa molto quando siamo in uno spazio di attacco o di fuga e abbiamo bisogno di una accelerazione del sistema cardiaco, e dobbiamo chiudere lo stomaco o gli intestini perchè la digestione consuma molta energia, tanto che la dobbiamo bloccare. Attiviamo invece a volte una serie di meccanismi che producono energia per i muscoli e che innestano quindi certi sistemi metabolici che arrivano a dare più "carburante"; mentre si chiudono in determinati casi, quando si vive il livello di paura, alcuni vasi periferici, in modo che se qualcuno per es.ci mangia un braccio non moriamo dissanguati; quindi tutte le energie sono interne e servono per funzionare il meglio possibile sia in caso di attacco che di fuga.
Questo sistema, che è un sistema di allarme, di attivazione molto intenso, lo possiamo osservare nell' azione del giaguaro alla vista delle gazzelle, in quanto qui ad una situazione in cui prevale il sistema passivo, parasimpatico, nel giro di pochi minuti si sostituisce una situazione in cui viene messa in moto una enorme quantità di energia, e l’adrenalina parte a schizzo, per cui il giaguaro brucia tutte le energie che ha disponibili per una corsa velocissima.
La stessa cosa vale per il coniglio che vede qualcuno che lo vuole catturare e istantaneamente usa tutte le sue energie per la fuga, e attuando così un’attivazione totale della respirazione, del cuore, mentre i muscoli bruciano tutte le energie disponibili in circolo e lo stomaco rimane assolutamente bloccato; addirittura a volte questo blocco, soprattutto nella situazione di paura, è tale per cui molti animali si lasciano scappare le urine o le feci, le pecore per es., che spesso quando hanno paura scappano lasciando uscire i loro escrementi.
Tutta l’attivazione di questo sistema la vediamo quindi in un ambito molto ristretto (quando qualcuno vuole mangiarti o tu vuoi mangiare qualcuno), e non sussiste certo per la durata intera del giorno.
Nella nostra civiltà invece è prevalente una situazione in cui l’ordinamento sociale, economico, aziendale impone una continua attenzione, per cui se una persona è nata in una famiglia dove ha ricevuto un equilibrio tra queste energie opposte, tra le forze femminili e quelle maschili, di fronte a delle piccole necessità reagirà in maniera normale, di fronte invece a situazioni "forti" reagirà in maniera altrettanto forte; mentre lo stress è una risposta eccessiva ad una serie di stimoli che non lo richiederebbero, e quindi se una persona è nata e cresciuta in una situazione di stress di conseguenza è portata a reagire agli stimoli in maniera esagerata. E che sia espressa apertamente o non lo sia, in condizioni di stress è sempre l’aggressività ad emergere (sorretta dai reni che continuano a funzionare senza sosta).
Per il nostro lavoro è fondamentale riconoscere in quale punto noi siamo più suscettibili ad una iperattività di questo stesso sistema. Di solito le persone che mettono in attività eccessiva il sistema simpatico, quindi l’aggressività o la paura, la fuga, hanno poi come effetto di ribilanciamento il fatto di ricadere in uno stato di prostrazione perchè hanno bruciato tutte le energie dei muscoli disponibili all’attività per sciocchezze, e si trovano così immediatamente dopo senza energia; una condizione questa che non corrisponde invece a quella del sistema parasimpatico, che è in attività quando noi siamo rilassati e ci godiamo l'esistenza, e i muscoli allora sono fluidi, il sangue circola in tutto il corpo e l’occhio ha la pupilla dilatata (mentre la pupilla stretta è un indice di mancanza di contatto con la nostra matrice più profonda).
Il nostro corpo normalmente reagisce agli stimoli con l’occhio, la sanguificazione e l’innervazione, e così tutto l'organismo si apre: se a parità di luce per es. si ha una pupilla più aperta e una più chiusa ciò significa che il sistema simpatico e il sistema parasimpatico di questa persona non sono in equilibrio, significa che da una parte la persona forza un sistema e dall’altra lo trattiene, in modo che questi restano divisi e ad un certo punto uno o l'altro scoppia. Se quindi una persona ha un blocco a livello del simpatico o del parasimpatico il sistema non è più armonico, mentre normalmente l’essere umano dovrebbe vivere in equilibrio tra questi due sistemi.
Gli uomini non sono dei carnivori, bensì degli onnivori, i carnivori infatti hanno un sistema metabolico molto particolare, e noi per capire noi stessi in quanto uomini dobbiamo guardare gli scimpanzè che hanno un’attività tutto il giorno molto equilibrata con un buon livello di rilassamento, dove ogni tanto vanno a caccia o fanno le dispute per la femmina o per il territorio, ma normalmente conducono un'esistenza appunto rilassata.
Nel cervello umano, a differenza del giaguaro il cui sistema è preciso e ben definito nei suoi meccanismi, abbiamo la parte superiore, che è quella della neocorteccia, che riceve tutta una serie di stimolazioni già da bambini (Stai attento! Non gridare! Non fare!) per cui ogni cosa diventa uno stress tanto che il bambino risulta poi iperstressato, sempre attento e preso dalle piccole cose.
Nella civiltà occidentale siamo abituati infatti a vivere ad un livello di iperstimolazione intellettuale, e siamo abituati quindi a vedere anche piccolissime cose come fonte di pericolo, viviamo continuamente in stato di allerta e tutto il sistema dell’aggressività in questo modo viene bloccato tanto che, continuando a mettere in azione il meccanismo dell’attenzione al pericolo, ci ritroviamo alla fine rinchiusi in una gabbia.
Tra gli animali esiste quello più forte che comanda sugli altri, ma in questo regno il meccanismo è più semplice e reale, tra gli uomini invece la situazione che rispecchia la supremazia di uno sugli altri non è ugualmente così vera.
E’ fondamentale allora avere la correttezza di essere quello che si è, quando la vita diventa per noi devastante avere il coraggio di dire "non gioco più", e se tutti avessero questo tipo di potere personale, possiamo chiamarlo onore, che è il senso di essere vicini ai propri sentimenti, è il senso della verità, il senso della giustizia, è l’integrità umana, il mondo sarebbe diverso e sicuramente migliore.
Purtroppo invece per mille ragioni noi continuiamo a stare in un sistema che in realtà non accettiamo e non amiamo (se no non si lavora, non si guadagna ecc. ecc.). Normalmente infatti i condizionamenti sono così forti che vanno proprio a minare il punto per noi più importante che è la risposta, perchè per difenderci noi dobbiamo a volte essere aggressivi, dire "no", puntare i piedi, piangere, urlare, fare sentire la nostra voce, dire la nostra opinione, non essere d’accordo, ma a volte il bambino si trova in una tale situazione senza uscita da non riuscire a fare questo, anche se è forte, perchè i genitori lo massacrano proprio dall’interno e gli creano dei sensi di colpa, gli tolgono l’amore influendo su punti che sono totalmente disumani, e lo fanno non tanto per cattiveria ma perchè gli è stato insegnato così, e loro lo riproducono tale e quale. Per cui un bambino piccolo che ha bisogno di affetto quando la mamma gli dice "non fare così se no non ti voglio più bene" (cosa questa che il 90 % delle madri dice) dentro è come se morisse, per lui infatti la scelta è "o mia mamma non mi ama più, ed è l’unico amore grande che ho in questo momento, o faccio la mia vita" e un bambino che ha pochi anni o pochi mesi di vita, come fa ad avere questo tipo di forza?
Se ci fosse davvero un tribunale della giustizia dei minori dovrebbe essere veramente un tribunale che difende i bambini, cioè un bambino dovrebbe essere tutelato da una mamma che gli dice cose come queste; purtroppo in questo momento non è facile esigere un tipo di protezione simile, e quindi il risultato di tutto ciò è che noi continuiamo a crescere non potendo esercitare alcun tipo di potere personale, i nostri genitori infatti non ci danno potere ma al contrario ce lo tolgono, mentre il potere è proprio quello di essere nella realtà, e quindi di reagire momento per momento come sentiamo che sia giusto alla realtà che ci circonda.
I genitori per es. ti dicono che tu non vai bene così come sei, ti tolgono potere minandolo alle radici per avere loro più potere, e tutti ti mettono una cappa addosso non appena sei un po’ agitato e un po’ vivo, in questo modo inibendoti; oppure ci
sono dei genitori che hanno tali condizionamenti loro, essendo infelici ed insicuri loro (di non essere belli, ricchi ecc.), che qualsiasi cosa abbia o faccia il bambino lo guardano già male, cioè il bambino non è mai abbastanza bello, intelligente ecc., e continuano così a proiettare la loro insicurezza in modo indiscriminato su di lui, togliendogli sempre più il potere di essere sé stesso: bello brutto magro intelligente stupido. Un bambino invece è quello che è, può essere intelligente, un genio o invece un po’ stupido, e nel caso fosse un po’ stupido non gli si farà fare l’università di fisica quantistica, ma lo si aiuterà lo stesso a trovare la sua strada nella vita, seguendo le qualità che gli sono più proprie.
Normalmente purtroppo viene imposto indiscriminatamente un ideale di comportamento per cui i genitori intimano al figlio "tu devi studiare! tu devi!" Esiste una sterminata serie di metodi per mettere sotto i piedi il potere personale di una persona, infatti l’accettazione del potere non esiste nella maggior parte delle famiglie, perchè in esse non c’è quasi mai la consapevolezza della forza o magari della tenacia di un bambino, e così questo aspetto non viene neanche preso in considerazione.
Ci sono alcuni popoli, gli Afgani per esempio, che hanno un’enorme dignità, gli uomini, le donne sono belli nell’atteggiamento, hanno un comportamento nobile, e così i Tuareg hanno esattamente la stessa energia, si muovono con grazia, con una identità interna tangibile. Questa che loro possiedono è una qualità umana che, o noi già possediamo e la rinforziamo di conseguenza nei nostri bambini e bambine, altrimenti loro non l’avranno, o addirittura gli verrà tolta fin dall’inizio perchè non si insegnerà loro "sii te stesso/a", gli si insegnerà invece a fare quello che gli si dice di fare.
Quindi nel concetto di identità come potere personale è già implicito il rispetto, al di là degli episodi singoli nei rapporti interpersonali e della forza dell’altra persona; e non è neanche assolutamente necessario essere sempre d’accordo con l’altra persona.
Cosa succede invece soprattutto nelle donne, anche ovviamente negli uomini ma soprattutto nelle donne, quando la forza, la parte attiva del terzo chakra che possiamo identificare con il rene destro viene inibita - i Cinesi parlano di rene destro e rene sinistro intesi proprio come dualità, il destro che è più attivo nell’aggressività, e il rene sinistro che è più attivo nell’amore, è più nel secondo chakra, nella sensualità, mentre il fegato viene inteso come attività e la milza come passività (la passività e l’attività sono due aspetti che, quando in noi sono bilanciati, permettono allo stomaco di funzionare al meglio, infatti in questa condizione non abbiamo giudizi e tutto procede bene perchè avviene in posizione di bilanciamento) - se appunto invece, come dicevamo, viene inibita la funzione del lato destro, attivo, ci richiudiamo sul lato femminile, che è in contatto con il secondo chakra e che diventa così acquoso, stagnante, morto, e si crea in questo modo la depressione, il rimuginamento.
Se le nostre energie infatti sono troppo basse noi restiamo statici, ci addormentiamo sui nostri dolori, ci sentiamo dei piccoli esseri insulsi, pensiamo che chiunque può farci del male e non abbiamo un nostro posto nella vita, e questa condizione è tra le più disastrose che si possano verificare.
Ovviamente in questo caso restare sul secondo chakra significa un secondo chakra stagnante, spento, dove non esperiamo più neanche il piacere perchè il piacere è dato dall’equilibrio, dalla polarità e dall’unione dei poli femminili e maschili.
C’è infatti il piacere dell’attività e il piacere della passività; se lavoriamo con un'energia attiva lavorare ci piace, mettiamo in moto quel poco di adrenalina giusta per fare le cose bene, poi quando smettiamo ci godiamo il rilassamento del corpo, e in questo modo siamo attivi durante il giorno e ci godiamo la notte, ed usufruiamo così di tutte e due le possibilità bilanciandole tra loro; se un lato viceversa perde il contatto con l’altro non lo godiamo più e ristagniamo.
Tutti abbiamo vissuto nella nostra vita momenti di stagnazione, anche se poi magari li abbiamo superati, ed è importante riprendere il contatto con quelle circostanze subite magari da bambini/e nelle quali ci è stato tolto potere, e siamo rimasti impotenti, passivi, per prenderne ora consapevolezza gettandovi sopra uno sguardo nuovo.
Con un’altra chiarezza e con un’altro colpo d’occhio possiamo infatti fare un salto di consapevolezza tale per cui, rivedendo lo stesso processo, siamo in grado di reagire in maniera differente e di aprire una strada alternativa a quella di allora. Così se io dico per es. "mio padre mi inibiva usando la voce pesante e mi faceva paura, e quando io cercavo di reagire mi urlava in faccia o mi faceva fisicamente male", allora mi posso ricordare di un particolare attraverso il quale la mia energia è stata proprio schiacciata, mi ricordo infatti dei singoli episodi.
E nel momento in cui riusciamo a vedere dei singoli episodi noi abbiamo una realtà di fronte, è possibile poi che tutte queste situazioni confluiscano in un unico significato, ma non si tratta mai comunque di qualcosa di generico e inafferrabile, di quell’unico "grande fratello" che è il potere, un’intelligenza unica per cui qualsiasi cosa accade è dovuta per es. al "potere"; esistono sicuramente molti "intrighi" dietro agli eventi della storia, ma si tratta sempre di intrighi reali tra persone reali.
I genitori molto spesso, purtroppo, fanno loro stessi in modo che il figlio si senta cattivo, è fondamentale riconoscere questo, e ci sono genitori che usano il senso di colpa in maniere strategicamente perfette, e la madre soprattutto ma a volte anche il padre, fanno sentire la loro debolezza per tacitare i figli: "la mamma è malata quindi devi stare fermo e zitto", per es.; e magari queste che si verificano sono anche situazioni reali, che potrebbero però essere vissute senza sensi di costrizione.
Dobbiamo allora individuare tutta una serie di sottili meccanismi (che devono diventare mano a mano sempre più chiari), subendo i quali nella nostra vita ci siamo sentiti impotenti, e che per questo motivo non riuscivamo a superare. E tanto più indietro riusciamo a ritornare nell’analisi di quelle strutture che ci hanno causato un’inibizione dell’energia vitale, che è quella del piacere di esistere caratteristica del secondo chakra, quella del bambino e della gioia che sale al cuore, tanto più facilmente constatiamo come questa energia venga bloccata da un potere sociale, un potere esterno.
E' importante allora cominciare la storia delle inibizioni dal principio, in quanto sono i primi anni di vita quelli che portano le ferite maggiori, poi subentra l’inibizione della scuola che è però secondaria rispetto a quella della prima infanzia, in quanto se si va a scuola e si ha già un carattere abbastanza formato in situazioni normali non c’è tanta possibilità di venire compressi, al massimo ci si incattivisce, ma la propria personalità e identità ormai non possono più venire annullate; l’identità infatti può venire cancellata nei primi anni di vita (importanti a questo riguardo sono i primi quattro o cinque anni) perchè è in questo periodo di tempo che si imposta il codice primario.
Quindi è fondamentale riuscire a capire che cosa nell’atteggiamento della mamma o nell’atteggiamento del papà è inibitorio nei nostri confronti, ci fa male, ci chiude, ci lascia senza reazione.
Quando noi abbiamo una situazione poco vivibile nella nostra vita possiamo reagire o in maniera yin o in maniera yang, o di milza o di fegato, e possiamo farlo o chiudendoci e diventando passivi abbassando il livello delle energie, o diventando reattivi come quelle persone animose, donne e uomini, che mettono in moto la loro parte yang, e diventano appunto animose nei confronti della vita, della famiglia, del potere ecc. (uno è il gruppo dei depressi, l’altro quello delle persone reattive, nevrotiche).
Ma in entrambi i casi la problematica resta uguale, il nevrotico infatti solo apparentemente mette più in moto le energie, perchè il suo terzo chakra, che comunque in qualche modo funziona, è assolutamente deviato, in quanto le energie del piacere di primo e secondo chakra nel bambino devono salire in alto fino al cuore e alla testa perchè questo tipo di funzione diventi perfetta. Se sul terzo chakra invece il potere del bambino viene impedito, proprio la stima che il bambino ha di sé, quindi la sua energia spontanea, inibendosi gira o a sinistra, diventando depressione, o a destra diventando arrabbiatura, e comunque in entrambi i casi non è centrata, e bisogna quindi tornare indietro nel tempo a rintracciare la causa che ha creato questo spostamento.
Il terzo chakra è il centro dei giudizi; il giudizio di terzo chakra è quello esterno, sociale che può però andare ad inibire anche il sesso (il secondo chakra), per cui come risultato per tutta la vita si può continuare a riprodurre uno stesso schema erroneo di comportamento. Vediamo come.
Certi genitori non sono capaci di amare, questa purtroppo è una realtà, ma il bambino è affamato di affetto, e così sente che gli viene a mancare quella protezione affettiva di cui ha tanto bisogno; e se oltre a questo tipo di mancanza c’è la minaccia che se lui non riproduce lo schema di comportamento richiesto gli sarà tolto anche quell’amore che in quel momento riceve (la stima, l’accettazione e l’amore dei genitori) il bambino impazzisce di paura perchè l’amore è vitale per lui, è più vitale della rabbia, e quindi ad un certo momento decide di arrendersi, di obbedire, ed è qui che si viene a creare la prima grande rottura nella nostra identità interiore.
Ed il bambino comincia a diventare falso, ad assumere dei comportamenti stereotipati, a essere diviso, e questa è la prima schizofrenia: tutto ciò che non deve fare e che sente invece di dover fare si accumula dentro di lui da qualche parte, si blocca sul primo e sul secondo chakra e poi sul terzo chakra e così via. Fino a quando crescendo, arrivati ad un certo momento con un atto di volontà, che di nuovo è di terzo chakra (ci vuole qui un’energia forte per rompere le proprie barriere e catene interne), non decidiamo di uscire dal condizionamento in cui ci troviamo.
E questo deve essere un atto di grande determinazione, che si compie perchè si sente che è giusto compierlo. E lo si fa perchè è veramente della propria natura il doverlo fare. Allora una persona rientra in contatto con la sua matrice originaria, con la sua vita autentica e la sua forza, e comincia a nascere veramente.
E’ quindi fondamentale non sentirsi abbattere dalle situazioni e riprendere sempre la propria energia.
Se come gruppo persiste la difficoltà ad arrivare, nel lavoro comune, al terzo chakra e a far fluire quindi le energie in esso racchiuse, tutto il gruppo viene frenato; allora rimane una divisione interna tra chi riesce ad esprimere questa energia e chi invece rimane indietro.
Noi dobbiamo imparare invece a tirare fuori il 100 % della nostra energia, quella necessaria ad uccidere qualcuno se dovessimo farlo (se l’energia richiesta in una certa circostanza infatti è quella, lo dobbiamo poter fare); ovviamente non lo facciamo nella realtà perchè abbiamo troppo amore per i genitori anche se ci hanno fatto del male, e quindi dobbiamo tirare fuori l’energia in situazioni come queste dell’Accademia dove virtualmente siamo in contatto con questa necessità e non facciamo male a nessuno.
A volte invece i genitori non c’entrano, e una grandissima parte dell’ira che nutriamo verso di loro è sproporzionata, perchè anche senza di loro, con dei genitori perfetti noi saremmo stati comunque infelici, abbiamo solo riversato ingiustamente al di fuori di noi molte delle nostre responsabilità: e questa è l’altra faccia della medaglia, e quindi è meglio arrivare perlomeno a raggiungere il livello del cuore prima di riaprire un contatto con l'esterno. Allora, una volta che sai che puoi usare l’aggressività e hai anche un cuore che ti permette una comprensione umana molto più profonda, sei libero di usare o di non usare quello che hai dentro di te come possibilità autentica di espressione.
Solo in quel momento si è disinibiti, sbloccati, e quindi l’energia si può scegliere di usarla o non usarla, e questo dipende solo da se stessi, dalla propria volontà, si è liberi infatti solo quando si è in grado di tirare fuori tutta la forza capace di uccidere qualcuno e non lo si fa.
Il bisticcio invece non è la rabbia, bensì un modo di chiaccherare che non scioglie assolutamente le energie, è un processo freddo, mentale; la rabbia al contrario è un processo molto caldo e istintivo.
Negli stati di rabbia sale tantissima energia alla testa e si diventa furiosi, si urla, quando una persona si arrabbia gli altri si spaventano, e se non si spaventano
ciò significa che la persona non si è arrabbiata veramente, in quanto quando questo accade tutti coloro che ne sono testimoni vengono proprio investiti da un’onda di energia incontenibile, e quindi hanno come risposta una reazione, mentre con un bisticcio c’è solo una risposta che è un'altro bisticcio. L’apparente rabbia non è quindi necessariamente vera rabbia, e se una persona è così inibita da non riuscire a tirare fuori nemmeno un minimo di azione fisica connessa con essa, se all’inizio questo può andare ancora bene, il processo però poi deve crescere e diventare più energico.
Bisogna sottolineare anche che, affinché un comportamento o un'azione siano efficaci nel loro risultato, si deve riuscire ad entrare in contatto con una parte più profonda della testa, perchè non si manifestino delle reazioni che fisicamente sono molto aggressive, ma che in realtà sotto non hanno un'energia calda che le possa sostenere. Quindi si può non essere inibiti nell’azione, ma esserlo ancora a livello emozionale, così che spesso è possibile tirare fuori facilmente un livello superficiale di aggressività che rimane però sul piano solo fisico, e che risulta quindi inefficace.
Abbiamo detto che il terzo chakra è quello del potere, e quando noi pensiamo usualmente in termini di potere lo facciamo in termini di potere sociale, cioè il nostro potere rispetto alle situazioni esterne, con i genitori, con gli amici, con il lavoro, nella vita. Questa è una aberrazione del senso vero del potere, in quanto il potere è tutta un’altra cosa, il senso del potere è infatti di essere esattamente quello che siamo, è il potere interno, il potere personale.
Questo punto è molto importante da capire perchè sul terzo livello noi abbiamo il più grosso fenomeno di inconsapevolezza collettiva, essendo il terzo chakra in questo momento il centro dell’inconsapevolezza a livello appunto collettivo, planetario.
Il nostro sistema globale, cioè l’umanità sul nostro pianeta si è evoluta fino al terzo livello, che è un livello ancora assolutamente animale, non c’è differenza cioè, dal punto di vista di una osservazione esterna, tra gli animali e l’essere umano.
Se un ufo scendesse sul pianeta terra e si guardasse intorno osserverebbe un pianeta di terza densità, che significa che qui esiste la vita di seconda densità costituita dai vegetali, affiancati da numerose razze animali, alcune più evolute, altre meno evolute, e di queste una è arrivata alla tecnologia, ed esattamente come tutte le altre razze animali agisce in conformità dei suoi istinti primari, ossia agisce per se stessa; ogni singolo individuo o a gruppi si comporta infatti assolutamente secondo le sue finalità in modo irriguardevole e irresponsabile rispetto ai destini collettivi o planetari, cioè della natura intesa come totalità. Gli uomini quindi mettono in atto gli stessi istinti, gli stessi bisogni degli animali, e cioè l’istinto di avere, l’istinto sessuale, il possesso, che sia poi che il capo branco ha più femmine e dorme nel posto migliore piuttosto che un uomo molto ricco che possiede macchine e panfili, è assolutamente la stessa cosa, non cambia niente. E sempre questo ufo noterebbe soprattutto la tendenza presente nel nostro pianeta ad osservare tutto dall’esterno, e quindi nell’uomo a considerarsi e ad identificarsi con un essere vivente che è comunque e sempre in totale conflitto con l’esterno.
Questa modalità di agire è proprio la base del regno animale, e l’essere umano continua al momento a rimanere su questo indice di comportamento, laddove il salto consiste invece nel portarsi dal terzo al quarto livello.
Il terzo chakra possiamo considerarlo un po’ come il cervello che regola tutta la pancia, come il punto in cui tutte le energie dei primi tre chakra convergono e vengono trasformate in energie più elevate per arrivare al cuore. Quindi se noi guardiamo la struttura del terzo livello e del quarto livello abbiamo un’idea giusta della caratteristica dello stato attuale del nostro pianeta, e delle caratteristiche di quello che potrebbe diventare l’immediato futuro della coscienza planetaria.
La prima cosa importante da sapere è proprio che il potere come noi lo esercitiamo e come lo comprendiamo in questo momento, è un potere relativo all’esterno perchè rimane orizzontalmente sul terzo livello.
Il terzo livello inteso in senso energetico, psicosomatico, è caratterizzato dalla moltitudine: sul terzo livello infatti noi abbiamo il massimo numero di organi di tutto il corpo, mentre sul secondo livello abbiamo l’intestino e gli organi della riproduzione (tre organi: la vescica, l’intestino, l’utero), sul primo livello abbiamo la parte finale del colon, sul terzo invece noi abbiamo: lo stomaco, il duodeno, il fegato, il pancreas, la cistifellea, la milza, il rene destro e il rene sinistro; sui reni inoltre abbiamo due surrenali, nel pancreas invece abbiamo due zone differenziate, quella per la digestione e la zona metabolica per gli ormoni tipo l’insulina e il glucagone, e tutto ciò costituisce una quantità di funzioni di complessità enorme.
Tutti questi livelli lavorano in qualche modo in una maniera autonoma, sono diversi tra di loro e sono indipendenti: lo stomaco manda in giù, il fegato tira in su, la milza filtra ecc., è come una società complessa, un industria che al suo interno ha un posto dove si fabbrica, poi c’è un’altra zona dove si depura, un’altra dove si digerisce, un’altra ancora dove si cuoce, e ognuna di queste zone ha i suoi operai, una sua identità centralizzata e di conseguenza c’è pochissimo contatto tra di loro.
Infatti che la milza lavori bene o male al fegato non interessa, al fegato interessa poter mandare le sue sostanze di scarto nell’intestino, che servono per sciogliere i lipidi o fare altri passaggi metabolici, mentre allo stomaco interessa semplicemente che gli arrivi qualcosa dentro e lui lo muove e lo getta fuori, ai reni interessa solo che ci sia un buon livello di acqua e non troppi sali minerali se no vanno in carico e così via. E’ come dire "ognuno per sé", manca totalmente la centralizzazione, e questa è la rappresentazione della nostra mente allo stato attuale, e quindi della nostra società perchè essa è la rappresentazione esterna, macroscopica, del nostro stato attuale di coscienza.
Quindi noi viviamo in una società in cui ogni singola entità è a sé stante, dove l’asilo funziona con la direttrice dell’asilo, la scuola funziona con la direttrice della scuola, il liceo con il liceo, l’università è tutta un’altra cosa, e tra le varie università ognuna lavora con un suo schema, con una sua impostazione totalmente differente dalle altre, e ognuna è autonoma; ogni istituzione è quindi sempre un po’ in conflitto con le altre, anche all’interno della stessa scuola c’è conflitto tra scuola pubblica e privata, ogni maestra è comunque sempre un po’ in conflitto con le altre maestre, in ogni fabbrica c’è conflitto con le altre fabbriche, all’interno di ogni fabbrica c’è una sorta di conflitto tra le persone che ci lavorano dentro per le posizioni sociali, per la supremazia.........e così di seguito in un circuito senza fine.
Mentre a livello di legislazione, di stato, di politica abbiamo un’infinito numero di partitini che poi si uniscono in tantissime diverse correnti, l’una in competizione con le altre. Ed è solo per un bisogno di sopravvivenza che i partiti si aggregano in grandi complessi, è solo per un bisogno di maggiore potenza e non perchè esista veramente la volontà di confluire in un unico pensiero.
Il nostro cervello al suo interno funziona esattamente nella stessa maniera, cioè in modo assolutamente diviso: c’è un momento in cui parte l’emisfero sinistro, poi parte l’emisfero destro, se entriamo nella testa siamo nella testa, se ci innamoriamo partono le emozioni, e continuiamo tutta la vita a fare piccole cose diverse in situazioni diverse, e in ogni situazione ci identifichiamo con una certa personalità, o meglio subpersonalità, che prende il comando sulle altre.
E questo avviene perchè nel cervello agiscono delle alchimie che sono separate tra di loro, per cui se subentra in me un umore negativo divento intrattabile, non sono più "io", sono "io depresso", oppure se sono arrabbiato non sono più "io", sono "io arrabbiato". In tutte queste mille immagini differenti di me a prendere il comando sono proprio degli ormoni, sono parti del nostro cervello che prendono possesso del nostro essere, e noi ci identifichiamo a seconda dei casi con una sola di queste parti che restano sempre separate tra loro. Non è un caso che negli ultimi decenni in America si stia sempre più parlando di personalità multiple, come se la nostra identità non esistesse, ma fosse una somma di subpersonalità. E questa è la manifestazione più chiara che rispecchia la nostra situazione a livello planetario.
Noi abbiamo studiato a livello di neurofisiologia con l’Olotester esattamente cosa accade nel cervello quando funziona in stato di normalità e abbiamo visto che usualmente il cervello agisce come se fosse una macchina caotica, nella quale tanti elementi funzionano in momenti diversi, in stati diversi senza una vera unità, senza che ci sia una vera sincronicità tra le varie parti e le varie funzioni. E abbiamo invece visto che quando facciamo un salto di consapevolezza e raggiungiamo il livello del chakra del cuore - livello in cui cominciamo a prendere coscienza della nostra Unità, del nostro essere una un’unità di coscienza, livello che chiamiamo normalmente di Meditazione, che è uno stato di silenzio interiore in cui si entra in contatto con il Se, con l’Essere - allora vediamo che, sempre a livello di neurofisiologia, otteniamo una sincronizzazione molto elevata tra le varie parti del cervello, tra i due emisferi in particolare, che cominciano a comunicare a dei livelli altissimi, vicini al 100%, quando la media normalmente è intorno al 50%.
Vediamo ora quale significato possiede energeticamente il cuore: il cuore è quella zona nel nostro corpo che occupa la posizione di maggiore centralità, mentre l’intestino mantiene una differenza tra lato destro e lato sinistro e comunque le anse dell’intestino non sono speculari, a livello del cuore osserviamo la maggiore simmetria riscontrabile nell'organismo. Forse il quinto chakra possiede una simmetria ancora più elevata, in realtà però il collo ha una funzione molto più leggera (a parte la tiroide), una funzione cioè di trasmissione, che non è una funzione organica perchè non c’è un organo vero e proprio nella gola.
Nel torace invece abbiamo due organi, i polmoni e il cuore, ed entrambi questi organi sono speculari, con leggerissime differenze ma speculari, e sono assolutamente centralizzati: possiamo infatti immaginare il torace come un cielo, dove i polmoni rappresentano l’aria e il cuore è un sole al centro del sistema. Si tratta quindi di una collocazione che ha una vera funzione di centratura, che è addirittura visibile organicamente.
Il centro viene protetto dalla gabbia toracica e il cuore è diviso in quattro parti, ed ha una funzione delicatissima che è assolutamente impersonale, in quanto mentre altri organi hanno funzioni più specifiche, il cuore è un organo che assorbe le sostanze positive e l’ossigeno, le trasmette a tutte le cellule del corpo e da queste ritira le sostanze negative che poi invia ad altri organi che hanno il compito di depurarle, attuando così una circolazione (dà in positivo e restituisce indietro il negativo) che è assolutamente una funzione di amore impersonale.

Il cuore è proprio come il sole che non ci dà mai cose negative, se mai ce le toglie, e ha quindi una funzione estremamente positiva, ritmica; la zona del terzo chakra invece non ha un suo ritmo (quando si mangia infatti si digerisce). La zona del cuore possiede al contrario un ritmo perfetto, addirittura doppio, quello polmonare e quello cardiaco che è più veloce, ed è la zona di contatto tra il cielo e la terra, il luogo che noi segniamo con le dita della mano quando vogliamo indicare il senso dell’identità mentre pronunciamo la parola "Io".
Se una persona invece indicasse l’Io nella testa penseremmo che è matta, l' Io infatti corrisponde solo a quella ghiandola, il timo, che è situata sulla parte alta del cuore.
Proviamo ora ad immaginare una società che riesca a trasformare le energie del terzo livello, che sono quelle attualmente predominanti, saltando su un livello superiore dove sussiste una centralizzazione, e vediamo così lo scopo della nostra crescita, la sua direzione, ed abbiamo un primo scenario di quello che potrebbe essere il nostro mondo nel giro di pochissimi anni, perchè il salto dal terzo al quarto chakra è istantaneo, è questione di un attimo, consiste semplicemente nell’entrare in un contatto amorevole con se stessi, fare meditazione (che è veramente una tecnica di estrema semplicità), e nel cercare di vivere un rapporto di armonia e di pace con gli altri e con la natura.
Una società centralizzata significa quindi una società in cui ogni singolo uomo ha un proprio centro, ama questo proprio centro e ama quindi se stesso, e crea così automaticamente e spontaneamente centralizzazione ed integrazione anche intorno a lui.
In una società impostata con questa finalizzazione che si espande in modo sempre più ampio ed articolato, i partiti politici non esistono più in quanto fanno parte di una differenza di opinione, ma in quanto fanno parte di un pensiero che è creativo, di un pensiero che nasce da una visione unitaria, mentre non è possibile avere adesso un pensiero unitario perchè le persone che fanno politica nel tempo che stiamo vivendo non hanno un’esperienza sintetica di loro stesse, ma sono frammentate, e quindi tutto diventa a sua volta complicato e parcellizzato. Se le persone, come auspichiamo, gradualmente si evolveranno sempre più, entreranno allora in politica, faranno scienza, educazione, arte o qualsiasi altra attività, cominciando a creare all’interno della propria visione del mondo e delle proprie relazioni un livello di consapevolezza sempre più globale.
Non sarà facile, sarà questione di una, due, tre generazioni, i Maestri dicono che ci vorranno circa duecento anni per arrivare veramente ad uno stato di armonia, ma la prima grande trasformazione potrebbe avvenire in cinque/sei anni, dieci al massimo, e per i primi del prossimo millennio noi dovremmo essere già potenzialmente in uno spazio che si rinnova ad una velocità stratosferica, dove sono ancora presenti tutti i condizionamenti del passato, i condizionamenti a ragionare in termini selettivi e differenziati, autonomi, ma contemporaneamente esisterà anche una fortissima tendenza a centralizzare (prefigurazioni di questo cambiamento sono l’Onu, le Nazioni Unite, l’Ecologia Globale, la Spiritualità Planetaria, l'idea di Villaggio Globale, Internet).
E noi con l’Olotester possiamo vedere cosa succede nel cervello di più persone quando sono in stato di unità, quando sono collettivamente in meditazione: esse allora entrano in uno spazio di sincronizzazione creando, in Meditazione, una Coscienza Collettiva.
Questo termine richiede un’analisi. Con "Coscienza Collettiva" infatti noi non intendiamo tutti i peggiori fenomeni collettivi del passato e tutte le violenze che hanno sostenuto per millenni il mondo, e che purtroppo perdurano anche nel nostro tempo presente, come le guerre, l’odio razziale, la distruzione indiscriminata della natura ad opera degli uomini, tutti fenomeni dove è prevalente il cervello rettile, la difesa del territorio, della propria identità e della propria differenza rispetto agli altri, della propria razza rispetto a quella degli altri.
Noi parliamo invece di coscienza, non di inconscio collettivo, coscienza che è qui intesa nel senso di autocoscienza collettiva, è Supercoscienza Collettiva, è una coscienza unitiva che funziona per tutti nello stesso modo a prescindere dalla razza, dalla nazionalità, dalla religione ecc.
Quindi possiamo, lavorando su noi stessi, creare una spinta evolutiva che possa poi riflettersi a livello planetario (teoricamente basterebbe anche solo un piccolo gruppo per dare il via ad una rivoluzione sul pianeta) proprio grazie a questa Supercoscienza che ci accomuna tutti senza distinzione alcuna.
E se noi qui, una trentina di persone che siamo, fossimo in grado di avere con molta determinazione e molta chiarezza l’idea di cosa stiamo facendo e di cosa possiamo realizzare, potremmo già da adesso iniziare una rivoluzione, ci sono infatti rivoluzioni iniziate con molte meno persone. E nel giro di pochissimo tempo saremmo in grado di mandare un certo tipo di messaggio, di idea di libertà, di crescita ad altri esseri umani nel mondo e creare così un vero movimento di opinione.
Fortunatamente siamo solo uno tra migliaia di piccoli e grandi movimenti che in questo momento sul pianeta stanno facendo, ognuno con il suo metodo, il nostro stesso lavoro.
E ognuno di questi piccoli movimenti sta ancora purtroppo lavorando come se fosse lui solo contro il mondo, e quindi, purtroppo, anche tra i singoli piccoli movimenti c’è una sorta di competizione che tende comunque a diminuire , tanto che tra qualche anno si dovrebbe verificare un salto verso una nuova fase di unità, l’unità tra tutti questi gruppi.
Con il progetto del Villaggio Globale di Bagni di Lucca noi cerchiamo esattamente di aiutare l'evolversi di questo processo di unione progressiva di tutte le parti che al momento attuale stanno giocando la medesima, difficile partita, impegnandoci senza riserve nel tentativo di creare proprio la base fisica, il luogo fisico dove questo tipo di coesione possa avvenire, e dove il movimento di opinione dato dall’idea di unità di indirizzo dello sviluppo del potenziale umano esistente oggi sul pianeta, possa divenire una realtà di pubblica conoscenza, di pubblico dominio, e quindi suscitare una spinta verso la trasformazione finora risultata impensabile, ad una velocità che finora è stata anch'essa impensabile.
Ma se riflettiamo sul fatto che fino a circa dieci anni fa non si parlava su nessun libro di meditazione, mentre adesso le riviste di moda parlano tranquillamente di meditazione, di omeopatia ecc., ci rendiamo conto che questo è un sintomo di qualche cosa che si sta muovendo ed è un segno che la meditazione è una pratica ormai accettata dall’inconscio collettivo, non è più ritenuta una cosa da scartare, pericolosa, e che quindi possiamo e dobbiamo ora lavorare con un certo rigore in modo da facilitare questa trasformazione.
Per il fatto che noi come genere umano siamo stati stagnanti per migliaia di anni sul terzo livello di evoluzione, cioè quello che corrisponde al terzo chakra, abbiamo perso il contatto con il nostro potere personale, inteso proprio come potere di essere quello che realmente siamo, mentre abbiamo continuato a confondere il nostro potere personale con quello che dobbiamo fare, quindi con un Io Ideale.
L’Io Ideale è quella matrice che ci hanno inculcato dall'esterno sotto forma di modello, per cui siamo interiormente vittime di tutta una serie di immagini di come dovremmo essere, e queste immagini ci tolgono totalmente la possibilità di essere invece ciò che veramente siamo. Se io ti dico infatti ciò che devi essere non lascio accadere ciò che è, e così continuiamo a passare dalla testa per decidere e scegliere ciò che è meglio fare, mentre invece il processo è totalmente differente; se al contrario, nella sfera cerebrale, non si verifica la differenza prodotta dai diversi livelli interni, ma c’è Unità, io quello che devo fare lo so perchè lo sono, non devo dialogare con me stesso, se dialogo infatti significa che sto parlando con parti di me che sono ancora scisse tra loro.
Se Io vivo un’unità tra queste parti riuscendo a trovare un punto di sintesi, di fusione, realizzo all'istante con un processo immediato quello che devo fare senza interrogarmi, allora non mi devo dire "guarda è meglio che non fai una certa cosa se no vai nelle grane", non ho bisogno di pensare perchè "so", e quindi la mia identità è totale e comprende al suo interno il concetto di passato, presente, futuro in modo fluido (quindi avendo questa consapevolezza immediata so che, per es., se mi metto con una ragazzina faccio tutto un certo tipo di gioco, se faccio male ad una persona faccio un’altro tipo di gioco e creo quindi tutta una serie di relazioni che andranno poi avanti nel futuro ecc. ecc.); e so anche che se sono in una situazione di libertà e di desiderio di fare una cosa posso giocarmi totalmente e gettarmi in una relazione, perchè è quello che veramente voglio, voglio proprio entrare in questa relazione e allora mi ci butto, in una storia d’amore, di sesso, di lavoro, in un rapporto spirituale, io so già tutto perchè sono in contatto diretto con me stesso, e la mia allora è una mente fluida, non è staccata dalle emozioni e dal corpo e dagli istinti, ma è una mente consapevole.
Quindi non è più una mente, bensì una coscienza unitaria dove ciò che ho imparato, ciò che sento e quello che è il mio istinto vanno insieme in modo continuo, e io mi muovo in ogni momento in modo differente, non ho una personalità, in quanto non ho più l’Ego, che è proprio la mia personalità, ma esisto in uno spazio fluido, dove ogni istante è leggermente diverso, e io navigo in questo continuum che è la vita dove nulla è mai uguale, in uno spazio in cui un secondo non è mai neanche simile all’altro ma è sempre diverso dall’altro.
Le persone che hanno questo concetto e questa esperienza di unità interna non hanno bisogno di una struttura rigida, dell’ego, perchè lavorano con se stesse, con la meditazione e vivono in stato fluido, il loro è un movimento continuo in cui emozioni e pensieri scorrono in un unico flusso in divenire; e la persona che realizza interiormente questa maniera di essere è rilassata perchè non deve dimostrare niente a nessuno, non ha i giudizi che sono tipici dei livelli, in quanto per creare livelli nella nostra società si ha bisogno di giudizi di valore, che vengono posti su una scala dove trovano la loro "giusta" posizione il meglio e il peggio, il bello e il brutto, lo stupido e l’intelligente e così via (sono tutte scale di valori che comprendono la bellezza, la moralità ecc.).
Quando siamo veramente in contatto con le nostre emozioni vediamo con chiarezza cosa è la realtà, perchè essa è un rapporto che si stabilisce direttamente con il corpo, con l’atteggiamento del corpo.
E' questa "realtà" allora l’espressione del nostro atteggiamento quando viviamo sul quarto livello, ma per raggiungerla dobbiamo superare il terzo, e soprattutto dobbiamo superare i giudizi che continuamente diamo, innanzitutto su noi stessi, sul terzo livello. Infatti i giudizi che infliggiamo a noi stessi li riflettiamo poi all’esterno in un gioco di proiezioni a senso unico, senza via d'uscita.
Quindi abbiamo prima di tutto il concetto di potere personale, su cui dobbiamo continuare a lavorare perchè esso rappresenta la nostra vera natura: noi siamo veramente noi stessi quando l’energia del primo e del secondo chakra passa dal terzo e arriva al cuore.
Se il terzo livello, che è proprio il livello del potere, della forza e della determinazione viene scavalcato, in qualche modo eluso, noi diventiamo delle persone falsamente buone, falsamente fluide (i religiosi, i preti e le suore, che in certe situazioni sono così pervasi di dolcezza, accettazione mentre nel loro intimo nascondono giudizi massacranti). Il loro giudizio sui bambini, sull’amore, sulla sessualità ecc. infatti può essere a volte spaventoso, devastante, e in molti casi queste persone (non solo religiose di ruolo ma di educazione) hanno un continuo, drammatico senso di colpa per cui il loro potere personale non agisce del tutto, e viene sostituito dal Super Ego della mente che dice cosa devono e cosa non devono fare, e non riuscendo mai a godere delle cose che la vita offre loro, come il sesso che viene sempre accompagnato da rimorsi, non si danno quasi mai la possibilità di dire "vuoi una cosa? Falla!" E i giudizi contro se stessi in questo modo richiamano quelli contro tutti gli altri.
Questo comportamento è quello caratteristico del terzo chakra, ed usandolo purtroppo si rischia di condizionare il bambino/a che sta crescendo in modo irreparabile, inculcando dei giudizi come se fosse Dio in persona ad esigere il rispetto di determinate regole; non io genitore quindi prendo la responsabilità di quello che dico, ma la attribuisco ad una entità superiore infallibile e inavvicinabile, con cui non si può dialogare e da cui faccio dipendere la punizione, l’inferno, il demonio ecc. E se poi succede qualcosa di tragico nella vita di queste persone, il loro senso di colpa è così radicato da collegare immediatamente l’evento accaduto con il loro comportamento, anche se tra i due fatti non c’è in realtà alcuna connessione.
Il primo giudizio che noi abbiamo è quello sul corpo ed il sesso, così che una delle cose più importanti che possiamo fare è di riuscire a sentire il nostro corpo in maniera molto pura, pulita, soprattutto quando fa sesso.
Il sesso infatti è una cosa bella, per questo tutti gli animali fanno l’amore spontaneamente nel posto dove si trovano (solo alcuni tipi hanno bisogno di trovare un luogo particolarmente adatto, una tana speciale come fanno per es. certi uccelli). Ci sono anche animali stanziali come i cigni o i gabbiani maggiori, il gabbiano reale, che hanno bisogno di un rapporto con il compagno/a che duri tutta la vita e che hanno delle tecniche di seduzione, di corteggiamento, molto lunghe e complesse tanto che poi condividono in coppia tutto l'arco della loro vita, alle volte addirittura morendo quando il loro compagno muore (muoiono proprio di cuore, di dolore). Quindi sesso non comporta necessariamente il significato di andare in giro ad accoppiarsi dove capita, il sesso significa una cosa pulita pur nella differenza dei comportamenti (c’è infatti chi vuole fare il coniglio in giro con le conigliette e chi invece vuole fare il cigno e chi vuole stare da solo, ognuno lo vive nel modo che gli è proprio rimanendo comunque il sesso una attività pulita).
L'altro punto fondamentale per la nostra identità, come dicevamo, è il corpo, e di nuovo, la società ci impone dei modelli così assurdi di bellezza fisica che non possiamo quasi mai stare all’altezza di questo ideale, e ciò significa che nel nostro fisico qualsiasi piccolo o grande difetto diventa insopportabile da accettare tanto che non ci riconosciamo per ciò che veramente siamo prima di tutto per il nostro corpo. Non approviamo quasi mai l’immagine reale di noi stessi, ed è raro trovare una persona che si accetti totalmente, che non abbia problemi di conflittualità con il suo aspetto.
In prima istanza dobbiamo comprendere il nucleo centrale che sostiene la logica del terzo livello, che è appunto il giudizio, e di conseguenza come riuscire a superarla. Il giudizio è inteso come un io ideale a cui rapportarsi, che applichiamo su qualsiasi nostro comportamento associandolo con un senso di colpa, un senso del peccato, quindi un comportamento che da bambini è stato associato con un atteggiamento emozionale negativo, del tipo "se fai così non ti voglio più bene", che risulta essere allora composto di un amore negativo, affetto negativo unito a: "questo non va bene".
Nel nostro cervello poi questi parametri vengono unificati, per cui tutte le volte che noi agiamo, ci troviamo di fronte a qualche cosa che non possiamo fare perchè pensiamo che "non si può" fare, perchè in realtà non crediamo di riuscire a compiere quella determinata azione. Tutti i giudizi interni vengono in seguito indirizzati all’esterno in forma di proiezioni, per cui continuiamo a considerare ciò che ci è accaduto come la nostra "vera" vita, mentre ciò è falso, quello che ci è accaduto infatti è quello che noi ci siamo andati a cercare, è quello che noi abbiamo creato mano a mano nel tempo con le nostre mani, anche se questo può sembrare molto difficile da accettare. Noi ci siamo veramente scelti certi genitori, la nostra personalità è il risultato di precise cause karmiche che hanno creato determinate situazioni e quindi all’interno della nostra vita l' esistenza è stata causata da noi; facciamo ora, per spiegare meglio questo punto molto importante del discorso, l’esempio di un tornado, un evento che noi possiamo vivere in infinite maniere differenti, ossia come un avvenimento spirituale che ci riguarda direttamente o come un avvenimento solo esterno, infernale.
Quel tornado che ha cambiato la mia vita e che mi ha fatto capire di non essere attaccato alle cose può diventare veramente un segno di Dio, oppure può essere quel tornado che mi ha distrutto la casa, la famiglia e che è stato l’inizio della mia rovina. Sono io che posso vedere lo stesso tornado, la stessa situazione familiare di morte e di distruzione in una maniera creativa o distruttiva, noi ci creiamo il significato della nostra vita. E dobbiamo essere consapevoli di tutto ciò che abbiamo creato attraverso i giudizi, attraverso le proiezioni che decidono delle nostre scelte.
Una delle prime cose che si dicono nella maggior parte delle Scuole è che quando si raggiunge il quarto livello si deve vivere senza scelte, non bisogna più scegliere perchè la scelta è una modalità di comportamento sempre molto mentale, la regola diventa allora "lascia che accada", lascia che il tuo essere vada per la sua strada, segui la via che ha un cuore, non decidere, lasciati scorrere, lasciati andare, magari farai una sciocchezza, non importa, poi cambierai di nuovo strada. Ma non lasciare che sia la testa a decidere. Devi sempre mettere molta fede, molta energia, molta fiducia in ciò che senti, in ciò che sei.
L’esempio del ciclone che è stato usato è un esempio collettivo e naturale, quindi non determinato da una intenzionalità specifica, bensì casuale, il ciclone arriva e passa, distrugge una serie di cose e di famiglie e poi va, ma una parte di famiglie
che vengono distrutte può veramente con questa esperienza così negativa fare un salto di consapevolezza che è positivo, può capire valori che nel passato non era riuscita a cogliere, mentre un’altra parte di persone può invece da questa medesima circostanza tragica ottenere solo disperazione.
Le malattie al contrario ce le andiamo a cercare veramente noi, con il nostro comportamento, tranne quelle "sociali" (malattie che subentrano a causa della chimica e dell’ambiente in cui viviamo) che comunque dipendono dal nostro karma collettivo in quanto siamo sempre noi uomini che abbiamo deciso di fare la chimica, siamo noi che abbiamo deciso di consumare indiscriminatamente, siamo noi che non ci ribelliamo al sistema di produzione occidentale e che poi ci ammaliamo di cancro.
Noi uomini siamo il cancro della terra, abbiamo scelto di fare determinate cose e non ci opponiamo come dovremmo, malgrado tutti i risultati negativi, al sistema in cui viviamo così che poi ne subiamo tutte le conseguenze. Un ebreo in campo di concentramento può vivere bene o male, in maniera creativa o distruttiva questa sua terribile esperienza, cioè farne tesoro per una crescita interiore o farne causa di odio infinito, ma al di là di questo, quel fatto del campo di concentramento è un fatto che ha una sua base karmica molto evidente.
Mi spiego ora con un esempio più diretto: ho partecipato una volta ad un gruppo sul potere durante il quale ho rivissuto delle immagini di una mia vita passata dove la mia famiglia veniva massacrata da dei gendarmi, nel Medio Evo. Arrivavo a casa e avevano violentato mia moglie, e avevano ucciso i miei bambini, ed io provavo un odio infinito e un senso di ribellione, scappavo e commettevo azioni per vendetta e per dolore. E mi sono chiesto se avevo colpa in quello che era successo. E la risposta è che sì, avevo colpa in quello che era successo. Sentivo infatti come fosse un ostacolo all’espressione del mio potere questa ingiustizia, l’ingiustizia che è qualcosa che arriva e che va a ledere il tuo potere personale, e invece no, io avevo usato il mio potere personale per scegliere la donna più bella, per crearmi una famiglia di un certo tipo, creare quindi un certo tipo di immagine e dopo è arrivato un momento in cui "fatalmente" questo io l'ho pagato. E ho visto con molta chiarezza il mio ego che pretendeva di essere il migliore, come è sempre l’ego, che mi portava a fare un certo tipo di scelte, di impostazione di vita che per tanti anni, magari per vite e vite, ha funzionato, così che gli altri ti vedono intanto come quello che è il più intelligente, quello che ha la moglie più carina, e ad un certo momento però tutto questo, che non si fa per puro amore (sotto c’è infatti un sentimento egoico di essere migliore contro gli altri) lo si paga.
Quindi anche nel caso in cui sembra di avere subito la più grande ingiustizia a volte riusciamo invece a capire il meccanismo karmico per cui tutto questo ce lo siamo in qualche modo andato a cercare, fa parte di un nostro livello di illusione complessiva dell'esistenza. Accade infatti che siamo vittime di circostanze che ci sembrano incomprensibili, ma uno sguardo profondo e attento ci rivela che esiste invece una ragione superiore a livello spirituale che fa sì che si possa capire tutto questo come illusione.
Anche dalle situazioni più terribili della vita quindi si può imparare ad avere cuore, ad avere un rapporto con i propri sentimenti non negativo, poiché l’insegnamento positivo si può trarre anche dall’evento più distruttivo.
Le difficoltà sopravvengono quando noi ci giudichiamo, quando non riusciamo a passare un certo tipo di fase di crescita perchè c’è qualcosa dentro di noi che ci ostacola. A volte riusciamo a capire che questo si verifica all'interno di noi e quindi ne prendiamo atto, però ci sono anche dei casi in cui la situazione la trasformiamo e la attribuiamo all’esterno, come pensare per es. che un certo accadimento è colpa di qualcun altro, oppure che è proprio così come appare e che quindi non posso fare una certa azione perchè commetterla non sarebbe giusto, cioè il nostro condizionamento ci porta per es. a non vedere che siamo noi ad avere un giudizio negativo sulla nostra violenza, e che quindi non l’accettiamo e non la lasciamo uscire con libertà (anche se magari potrebbe essere necessario) e si pensa in questo caso che tutto sia vero come se esistesse all’esterno.
Questo è un errore comune che commettiamo molto spesso, cioè di attribuire una situazione di realtà ad un evento che è al di fuori di noi, e quindi pensare che non c’è niente da fare per risolverlo. Se riusciamo a vedere che invece questo qualche cosa è proprio dentro di noi e siamo noi che creiamo tutto questo contesto, ovviamente abbiamo una possibilità di sciogliere questo stesso problema.
E’ importante quindi capire dove noi ci giudichiamo e ci fermiamo nel nostro percorso; una persona può essere anche coerente con sé stessa e dire che in quel momento non ce la fa perchè la situazione è troppo difficile, però anche solo cominciare a pensare e a capire come stanno veramente le cose può essere di grande aiuto.
Le regole da osservare nella vita non costituiscono mai un vero problema, se infatti riusciamo a prendere a carico nostro qualsiasi tipo di negatività che ci tocca sopportare e che ci è di ostacolo, noi abbiamo ovviamente in mano la nostra stessa evoluzione; prendiamo un problema apparentemente banale e rigiriamolo mettendo in moto contemporaneamente l’energia del terzo chakra che è un’energia di volontà e diciamo: "io ho di fronte un problema verso cui mi sento impotente, che non riesco ad affrontare", e allora in quel momento ti accorgi chiaramente che sei tu all’origine di questo problema, e che se tu decidi veramente di superarlo ce la puoi fare, e trovi il modo di studiare (se per es. era questo il problema) e di trovarti contemporaneamente al posto giusto nel momento giusto per fare quello che vuoi. E’ un esempio banale ma è esattamente quello che ci serve in questo momento.
Il primo passo quindi nell’affrontare i problemi è comprendere che questi nascono all’interno di sé e il secondo passo è quello di vedere che il problema realmente non esiste. Quindi è importante accettarsi, constatare che il problema è proprio così come lo si vede e che nasce all’interno di noi e che noi stessi ne siamo l’origine, la causa, e quindi abbiamo anche le chiavi per poterlo sciogliere, per poter riaprire questo meccanismo che si è chiuso. Tutte le influenze esterne infatti passano dal nostro cervello, e qui creano dei processi di giudizio, il giudizio poi si riflette sul corpo, sulle emozioni e inibisce i comportamenti, ma basta in realtà decidere con fermezza di voler superare l’ostacolo per poterlo fare, potrà essere una cosa lunga o una cosa breve, ma noi siamo in grado comunque di superarlo.
Il primo punto in questo processo è proprio l’accettazione, capire che abbiamo dentro di noi un giudizio per cui giudichiamo male un certo comportamento, per es. l’aggressività, e una volta compreso che la matrice di questo senso di colpa è proprio dentro di noi, lo si può cambiare.
L’aggressività può essere un comportamento positivo se io la devo usare per mettere in fuga, poniamo, un malvivente che sta violentando una povera ragazza. E’ importante prendere atto del condizionamento, di qualunque tipo esso sia, che ci è stato dato e che vive dentro di noi impedendoci una reazione adeguata alle circostanze, accettarlo come un dato di realtà e contemporaneamente capire che non ci piace averlo. Per rompere un meccanismo che si è riconosciuto come tale si hanno a disposizione infatti tutti gli strumenti necessari, basta voler superare davvero il problema.
Noi possediamo una serie di problemi che sono di questa vita, e abbiamo una serie di problemi più piccoli che non sono di questa vita; se per es. in altre vite hai abusato del potere magari in una battaglia, e ti sei reso conto ad un certo punto che la tua vittoria è un massacro e che la maggior parte delle vittorie sono state il frutto di guerre rovinose, senza logica, senza giustizia che hanno creato solo dei massacri, e ti accorgi quindi che tutto l’odio che era stato instillato per mandare le persone in guerra era una falsità, quando ci rendiamo conto appunto di questo attraverso delle serie di immagini, di emozioni (e nelle vite precedenti ce ne sono state tante purtroppo di guerre, e abbiamo quindi avuto più occasioni per vivere questo livello di consapevolezza), allora può essere che decidiamo dentro di noi di non usare più la violenza.
Dopo l’età dello sviluppo emerge normalmente il livello di evoluzione di quando si è lasciata la vita precedente e a volte emergono a questo riguardo delle fantasie; un primo accenno di questa fase si verifica verso i tre/quattro anni, ci sono bambini molto precoci che hanno ricordi di questo loro passato, che però vengono vissuti come fantasie e lasciati poi andare, altri entrano invece in contatto con il karma dopo i primi anni della giovinezza ma, in ogni caso può risultare controproducente assumere in seguito a questi stati d’animo delle prese di posizione molto nette riguardo a questo genere di vissuti, perchè ciò significherebbe che qui si è messa di mezzo la testa come giudizio, cosa che va bene solo fino ad un certo punto.
Attraverso il giudizio noi abbiamo la possibilità di trasmutare la vita in un sistema gerarchico, e quindi i giudizi positivi, negativi, neutri vengono insegnati intenzionalmente per permetterci di giudicare le persone, il valore delle cose e quello morale delle azioni, e purtroppo questo giudizio risulta essere molto pesante perchè la nostra società è impostata in maniera sbagliata proprio nell’essenza.
La società infatti è un organismo che ha bisogno per la sua sussistenza sia delle persone intelligenti sia di quelle che non lo sono in modo particolare (a livello mentale) e che hanno altre capacità, proprio perchè è una struttura complessa ed articolata su piani diversi, ognuno dei quali ha delle esigenze precise da soddisfare, e che concorrono tutti a formare un' Unità: per piantare le piante non c'è bisogno certo di essere un ingegnere ma si deve avere quell’amore materiale nelle mani, che è altrettanto prezioso, che dà attenzione al lavoro manuale che si sta facendo. Ci sono delle intelligenze del corpo e delle intelligenze affettive, per es. una maestra è necessario che abbia una intelligenza di secondo chakra mentre un operaio deve avere un’intelligenza soprattutto del corpo e un uomo d’affari ha bisogno di un’intelligenza sociale da terzo chakra; al ruolo che una persona occupa è necessario, quindi, un tipo di intelligenza che sia giustamente proporzionato al lavoro da svolgere.
E questo è proprio il discorso di Gaia: ogni cellula (che noi stessi siamo) di questo pianeta terra possiede un proprio ruolo - una sua parte nell’organismo che occupa spontaneamente se non ci sono condizionamenti - o i suoi ruoli, che cambiano a seconda del momento, perchè l’organismo è vivo, in continua evoluzione. All’interno del corpo ci sono anche delle cellule che hanno la vita a tempo, cioè vivono pochissimo e poi si uccidono da sole, ma che in realtà non muoiono, perchè il loro materiale viene ripreso dal corpo e con questo vengono ricreate altre cellule da altre parti, è un po’ come morire e tornare in un altra vita con un altro compito. E non tutte le cellule vanno al cervello perchè non tutti devono essere intelligenti, qualcuna deve andare anche ai piedi, perchè anche i piedi servono nell'esistenza.
Quindi al di là delle limitazioni individuali, all’interno di una coscienza globale non esistono più limitazioni, bensì differenti qualità, ognuna adatta per stare al posto giusto nel momento giusto; allora questo tipo di società che è centralizzata, che è la società del cuore, è una società che funziona come un’unità e non come una separazione, la separazione potendo esistere insieme al giudizio solo nella società di terzo chakra, dove ognuno è diviso ed è in competizione con gli altri. Anzi nella società del cuore si vedono dei miracoli: bambini subnormali, persone disadattate reintegrate in pochi mesi, che sono messe nella condizione di svolgere il loro giusto compito nella vita.
E' importante ricordare adesso che non bisogna dopo il lavoro di questo seminario lasciare cadere l’energia in basso a livello del secondo chakra, ma ogni volta che ci si trova in difficoltà è bene fermarsi e fare risalire l’energia alle mani anche se non si sta facendo assolutamente niente di specifico. Quindi la regola è quella di tirare su l’energia e sentire il petto pieno, rispettare l’energia del proprio corpo anche se poi non si agisce, e lavorare attraverso la meditazione per fare fluire la corrente al cuore, respirando e tenendo bene aperta la sua zona alta (l’energia infatti non deve stagnare sul secondo o terzo chakra per non ricadere in basso).
Se ci si ferma sul terzo chakra può venire la rabbia, quindi è bene raggiungere la zona del cuore e non tenere le energie statiche. Non bisogna lasciarsi prendere dal senso di impotenza che ci può sempre sopraffare di sorpresa, perchè qui l’abbiamo sbloccato solo per breve tempo, e rappresenta quindi un momento di sblocco rispetto ad anni di blocco, ma ricordiamoci che quel poco che si è fatto è un poco che rimane comunque nella mente a lavorare sull’inconscio e nostro compito allora è mantenerlo vivo, aperto.
Nell’intervallo tra questo seminario e quello prossimo sul cuore teniamo quindi viva l’energia, non proiettiamo sull’esterno tutto quello che abbiamo tirato fuori, ma mediamolo senza arrabbiarci, e se questo avviene, è bene essere secchi nell’arrabbiarsi.
Se ci consideriamo persone di estrema sensibilità, sensibilità che abbiamo salvaguardato a volte anche a costo di non essere più aggressivi, e quindi a costo di subire per tutta la vita (cosa anche molto onorevole), ricordiamoci però che possiamo anche agire con più discriminazione e difenderci anche senza usare l’aggressività. E questo significa che, se anche non voglio fare del male a nessuno, quando però mi devo difendere uso tutta la mia energia, e quindi riesco a fermare le situazioni venendo a creare proprio uno stop, la situazione si arresta infatti perchè si ha, se si vuole, il potere di arrestarla.
E’ un’energia questa che possiamo usare per noi o per gli altri, è un’energia che possiamo usare in maniera consapevole, e che è fondamentale, perchè la nostra preziosità va preservata, va difesa.
La nostra parte yang deve preservare la nostra parte di femminilità, tutte e due le parti devono esistere, coesistere. E la parte yang deve essere evidente quando serve, deve saper utilizzare l’aggressività, quando serve, in modo da poter bloccare la situazione negativa che si sta vivendo, con forza, con determinazione.
Questa energia, che è l’energia specifica del terzo chakra, l’abbiamo sempre dentro di noi e dobbiamo riuscire a ricordarci di lei, per lasciarla fluire all'esterno ogniqualvolta le circostanze lo rendano necessario.

IL QUARTO CHAKRA - DISCORSO SUL QUARTO LIVELLO PSICOSOMATICO

Il cuore è molto misterioso, per una semplice ragione, perchè di cuore e di amore se ne sente parlare tutti i giorni, e di fatto in giro non ce n’è. Quindi abbiamo a che fare continuamente con un termine che è assolutamente fuorviante, depistante. Parliamo d’amore ma in realtà parliamo sempre di qualche cosa d’altro poiché la mancanza di amore la maggior parte delle volte è mancanza di affetto, infatti il gran numero delle relazioni umane che si vengono a creare tra uomo e donna, tra amici ecc. creano turbamenti, tensioni che non sono costituiti da problemi veramente di cuore, ma da problemi di secondo chakra.
Noi il cuore non lo conosciamo bene. Quando due persone si innamorano raramente si tratta di cuore, si tratta di una questione di cuore quando veramente è presente un senso di identità con un’altra persona, mentre nella maggioranza dei casi noi sentiamo attrazione per l’altra persona, voglia di possedere o di essere posseduti dall’altra persona, voglia di avere piacere da lei, un contatto sessuale o affettivo, ma tutto questo non è l’amore. L’amore è qualche cosa di estremamente più profondo, all’amore non sono necessarie molte parole, amore è presenza e attenzione. Posso sentire che c’è un grande amore in alcune persone che fanno determinate azioni perchè in loro è presente un’apertura e un’energia che trascende le cose stesse, e questo è l’amore. E’ un senso di unità che ci lega interiormente a una o più persone o a un progetto, questo è l’amore, e il senso di unità non ha definizione. Noi lo possiamo sentire da soli, a coppie, in gruppo o per tutto quello che ci circonda, e quando si entra in questa sensazione di amore impersonale non si ha assolutamente la necessità di dover vivere degli schemi nelle relazioni, perchè si "viaggia alto", e certe cose non ci toccano e non ci interessano.
Le persone che dentro di loro hanno il quarto chakra aperto sono persone che possono andare avanti in situazioni estremamente difficili nella vita per tempi lunghissimi, senza cadere e lasciarsi prendere dalle situazioni esterne.
Il cuore è semplice e non ha bisogno di tante cose. In India le persone mediamente hanno molto cuore, qui infatti non c’è quell’atmosfera che circonda le società che vivono sul terzo chakra, ma c’è veramente lo spazio del cuore, che è impersonale, c’è e basta.
A volte con una persona entri nello spazio del cuore che è semplicemente sentirsi bene, c’è una presenza molto forte in cui ti puoi rilassare perchè la caratteristica del cuore è quella dell’accettazione, che è unità, io e l’altra persona siamo la stessa cosa quindi la accetto come mi accetto. E quando si entra in questo spazio di arrendevolezza - non intesa però secondo il significato del terzo chakra, non è subire in quanto arrendersi a qualcuno, ma arrendevolezza nel senso di arrendersi a noi e alla vita stessa, non alla "nostra" vita ma a quella del pianeta che gira in uno spazio infinito - ci si domanda allora quanto noi siamo entrati nella vita e abbiamo accettato la vita, quanto ci siamo sentiti trasportare e cullare proprio dalla vita, non in senso negativo, ma nel senso di seguire la via che ha un cuore, la vita che ha un cuore.
A volte per paura, per guadagno, per calcolo, per inconsapevolezza non abbiamo sentito questa immersione nell'esistenza, ci siamo difesi da essa perchè entrare nel quarto chakra significa entrare in uno spazio "pericoloso" per la nostra società, che è quello di arrendersi al tutto, alla vita che di fatto nutre ogni animale, pesci, uccelli, esseri umani, che vivono tutti perchè c’è la vita che provvede a loro. Quanto noi siamo in contatto con questa vita? Vita che può essere la morte di qualcuno, la vita di un’altro, una perdita o un guadagno; quanto accettiamo tutto ciò che accade e diciamo "se è così è così"? Un esempio dolorosissimo di questa accettazione totale della vita con tutto quello che essa può portare può essere quello di una coppia che ha un figlio mongoloide e che, dopo il primo momento comprensibile di dolore e scoramento, apre il cuore e accetta la situazione, anche se la vita che si presenta ai loro occhi sarà tutta un’altra rispetto a quella desiderata, con cui poter "giocare" ugualmente però, scambiando vero amore.
Una grande sfortuna, come abbiamo già visto, può contenere anche un lato positivo perchè può allargare gli orizzonti della nostra consapevolezza.
Accade spesso che stiamo con qualcuno e nel 99% dei casi non lo accettiamo, invece sarebbe più giusto dire che sto con te perchè mi sento di stare insieme a te, ho questa sensazione che possiamo stare insieme, e l’accettazione diventa fondamentale mentre il resto è secondario (normalmente invece avviene esattamente il contrario).
Se tutto questo lo riportiamo dentro di noi, comprendiamo che quando un essere umano apre il proprio cuore è come se aprisse tutti i pori della sua pelle, e può, mentre è impegnato in qualche attività, continuare a sentire che il fiume dietro alle sue spalle scorre e il sole brilla nel cielo e che la vita continua ad andare avanti; entra così nel presente, mentre nel presente non si può entrare se si giudicano le situazioni che ci circondano.
Allora quando si entra in questo spazio del cuore, il cuore si apre e di colpo io mi sento "Uno", e quando mi sento uno è un attimo sentirsi un' unica realtà con tutte le altre creature e manifestazioni della vita. E mi sento così in armonia quando il mio strumento suona accordato, da sentire l’armonia in ogni cosa; se viceversa il mio strumento è scordato qualsiasi cosa mi arrivi all’orecchio mi reca danno: è uno stato quindi di grande rotondità e semplicità.
Riusciamo ad aprire il quarto chakra in qualche momento di grande accettazione, quando, magari perchè la testa in quell’istante lavora in un certo modo, ci sembra di essere proprio là dove vorremmo essere; e di solito, purtroppo, subito dopo ci richiudiamo e attribuiamo la causa di questa apertura all’evento esterno, mentre normalmente non è così. L’evento è interno, certo l’esterno può aiutarci, ma una persona può, anche in prigione, vivere in uno stato di armonia.
Se si comprende come staccarsi dalla testa e dai giudizi propri del terzo chakra, si riesce ad entrare nello stato di accettazione e di armonia caratteristico del quarto chakra.
Il cuore quando si apre non ha barriere, non ha giudizi, è l’energia della pura presenza, è la luce dell’essere dove si è, senza riserve, e allora quando sei in questo stato quella che stai vivendo diventa la tua vita, e non importa quello che ti succede perchè di fame non è mai morto nessuno, quindi perchè preoccuparsi? Eppure il terzo chakra lavora in un’altra maniera, la testa lavora in un’altra maniera.
Quando riusciamo a scendere dalla testa al cuore nasce l’imprevedibile, perchè il cuore è infinito, lo spazio del cuore non ha leggi, non ha divisioni, e se la gente della terra avesse il cuore come centro non ci sarebbero più confini, tutto il mondo sarebbe aperto e gli uomini e le donne che lo popolano sarebbero liberi di andare dove credono, e da questa nuova possibilità di vivere nascerebbe un’altra espansione e dimensione dell’esistenza.
Quando noi siamo con un’altra persona, normalmente, tanta è la nostra paura di essere abbandonati, traditi, che, non appena l’amore scatta, scatta anche il meccanismo della paura dell’abbandono, e quindi cresce il bisogno di sicurezza, e mille altri meccanismi per cui ci aggrappiamo alle cose, e in questo modo diventiamo insicuri, timorosi e pensiamo "allora non mi lascio così aperto, non lascio così aperto il mio cuore, perchè se parte il cuore poi chi lo tiene più?" E ci si richiude per la paura di morire di dolore, per la paura di tenere il cuore aperto.
La maggior parte delle persone adulte ha il cuore chiuso, mentre la maggior parte dei bambini ha il cuore molto più aperto. E piano piano i bambini schiacciati dai condizionamenti dell'educazione corrente imparano a chiudere il cuore, ma questo è un grave errore, è un errore ovviamente della nostra società che non dovrebbe essere fatta in modo da chiudere il cuore ai bambini, ma purtroppo accade così. E’ importante allora sapere che noi possiamo con un atto di consapevolezza riaprire il cuore, sempre, in ogni momento in cui lo vogliamo.
Nel lavoro fatto su di noi in precedenza abbiamo visto il dolore che abbiamo provato da bambini, quello che abbiamo subito dai genitori, non abbiamo visto l’altra parte del discorso però, che comincia adesso, quella di capire veramente su un altro livello di profondità chi siamo noi e chi sono loro, e che qualsiasi cane che viene bastonato perdona il padrone in pochissimo tempo, qualsiasi essere ha la possibilità di trasformare la sua paura in una apertura. Anche se il ricordo del dolore è molto forte e resterà per sempre, perchè è giusto ricordare.
Il cuore è nostro, è la nostra identità primaria, lì è dove noi battiamo, lì è il centro che dà vita a tutto il sistema, e se la coscienza del sistema è nella testa, la vita del sistema
è invece il cuore, e quando noi abbiamo il contatto con il cuore noi abbiamo la libertà di essere quello che vogliamo essere. Esiste questa libertà semplice, semplicissima di avere il cuore aperto o il cuore chiuso.
In questo Seminario noi dobbiamo provare ad aprire il cuore, e dato che non è facile perchè immediatamente c’è qualche parte nella testa che comincia a dire "ma, ma, ma, però...." è possibile vedere tutto il processo che si verifica normalmente in modo continuo.
Ogni volto umano è un essere che vive in questa esistenza, che ha i suoi problemi, le sue storie, le sue paure, i suoi bisogni e tutti vorremmo vivere bene, tutti abbiamo bisogno di una stessa accoglienza, mentre è importante che ogni cuore "parta" e si apra, per poter condividere il dolore, le paure, i problemi degli altri, che sono comuni a tutti. E così ti puoi sentire parte di una storia lunghissima di millenni, che continua, fai parte del tessuto a tutti comune che ci sostiene, ognuno a suo modo ma nel medesimo insieme, e questo è l’amore, questo è il cuore.
Il salto grande che si può fare, che tutti possono fare, è quello allora di riaprire attraverso la semplice attenzione il centro del cuore, e cominciare con le piccole cose che ci circondano ad accettare tutta l’esistenza, le parole chiave del cuore sono infatti "accettazione", "compassione" nel senso di partecipazione con il pathos, esserci per come siamo, semplice presenza, cioè lasciare cadere la maschera ed essere semplicemente quello che si è. E questo è difficile, affidarsi ed accettare la vita così come viene a volte è difficilissimo, perchè noi siamo portati ad impostare la vita, a lasciarla andare solo là dove vogliamo, e cerchiamo di usare la nostra intelligenza per modificare il corso dell’esistenza. Certo, in determinate situazioni questo è necessario, perchè il mondo è strano, ma ad un certo punto del nostro percorso parte un’altra onda che è quella di lasciare che la vita vada là dove deve andare, e magari riusciamo a capire che una serie di cose molte negative che finora ci sono successe sono state vissute da noi semplicemente perchè ne avevamo bisogno, perchè così abbiamo capito delle cose che era necessario capissimo.
Una figura di animale che ci può essere utile come esempio di comportamento per questo discorso sul quarto chakra è il Leone, che non solo è il re della foresta, ma ha un’energia per cui anche quando è con le gambe ciondoloni è comunque il re della foresta, e la leonessa forse ancora più del leone. Quindi non c’entra il livello di attività o di passività, il livello di attenzione o di rilassatezza che si sta vivendo in una data circostanza, in quanto la presenza ci può essere sempre, di giorno, di notte, in qualsiasi situazione.
Il Leone proprio come simbolo a livello astrologico è il cerchio con dentro un punto, è il simbolo del sole che è il pianeta principale del segno del leone; quando noi vogliamo identificare il Cyber come unità di coscienza ci mettiamo un punto di luce nel centro, che è proprio l’identità: "io ci sono". Io ci sono totalmente, con tutte le mie energie positive, negative, le mie energie razionali e quelle irrazionali, le mie energie fisiche, emozionali, spirituali, io comunque ci sono.
Essere in questo stato corrisponde ad essere semplicemente un uomo, un uomo vero, una donna vera. Significa esistere come un essere umano con un centro che è la propria identità, non quella apparente, non l’ego, non è esistere perchè si fa qualche cosa, perchè si produce qualche cosa, perchè gli altri ci danno un feedback positivo sulla nostra bellezza, la nostra bravura ecc., il quarto chakra è semplicemente "io ci sono"; posso avere dei limiti, posso avere delle cose brutte o delle cose belle, le posso usare bene, le posso usare male, io comunque ci sono, io sono un leone, tutti noi siamo dei leoni, delle leonesse se solo vogliamo esserlo. Non c’entra niente il ruolo sociale, quanti soldi guadagnamo, la nostra età o la nostra salute, noi sentiamo nello stato del cuore che ci siamo, c’è questa presenza, e questa è la cosa più importante che possiamo fare per noi stessi.
Questo è il Seminario più importante di tutti, se noi riusciamo a capire che qualsiasi situazione viviamo, in qualsiasi esperienza ci troviamo, bella o brutta che sia, comunque ci siamo e diamo energia perlomeno a questo, abbiamo già un punto di partenza. Nella tradizione del passato ci sono stati nella storia momenti di civiltà che erano più veri di altri, ci sono stati veri uomini e vere donne che sono esistiti con questa centratura alta di cui stiamo parlando, più alta degli altri che sono centrati soprattutto sulla pancia, sui bisogni, sulle cose da fare; per loro invece è un onore l’esistere, è un onore essere sé stessi, è una questione di autostima, di autoaffermazione. Anche persone povere, soprattutto in India, hanno un’enorme dignità, come i paria, gli intoccabili, neanche la loro ombra può toccare una persona delle prime tre classi, ma nonostante questa loro condizione infima a volte hanno una dignità incredibile, loro ci sono, sono semplicemente quello che sono. Hanno l’integrità di essere quello che sono, anche davanti ad una telecamera mantengono la loro spontaneità, non alterano la loro espressione. Questa dignità è il quarto chakra.
Se una persona ha dignità la sua parola vale come uno scritto, in Occidente di media la gente non è nel cuore e quindi abbiamo bisogno di un sistema legale come garanzia. Gli indiani dicevano che l’uomo bianco non ha la lingua diritta, ha la lingua biforcuta. I bianchi in "Papalagi" dicono le bugie, non parlano dal cuore, parlano dalla testa, per stratagemmi e quindi non sono mai sé stessi. Allora lasciamo perdere quello che è successo nel passato, i nostri genitori, le nostre storie ecc., proviamo semplicemente a sentirci adesso, in questo momento per quello che siamo, non importano i condizionamenti, se siamo belli o brutti ecc., se noi riusciamo ad entrare in questo livello apriamo il quarto chakra.
Quando le persone cominciano a vivere l’identità autentica, che è il senso totale dell’essere e che richiede molta presenza, non fatica, le cose funzionano in un altro modo, le relazioni con gli altri avvengono in maniera intensa, e se io sono in questo spazio e parlo con qualcuno, che sia un amico, un collega, chiunque, questo minimamente mi ascolta, gli "passa" qualche cosa, si è qui in uno stato di contatto. Questo è quello che fanno tutti i Maestri con i discepoli, è il veicolo per trasmettere le parole e farle comprendere, e se noi siamo in quello stato questo accade, se invece siamo più bassi di livello cominciamo allora ad entrare nel circolo vizioso dell’ego, la giustificazione del tipo "per essere me stesso io ho bisogno di soddisfare i miei bisogni", e i miei bisogni sono che io devo diventare ricco, devo dimostrare che ce la faccio ad arrivare nella società ecc. e questo, che è l’Ego che parla, ci porta ovunque tranne che su noi stessi.
Molti, anche a livello di meditazione, confondono la vera realizzazione dei loro bisogni, che a volte ci sono, con l’essere sé stessi e smettono di essere sé stessi. Se io non ho la presenza totale di me stesso, qualsiasi cosa io faccia non ha valore, posso lavorare per anni per fare denaro, per essere qualcuno, e tutto questo non ha nessun valore. Se, al contrario, io in uno stato di consapevolezza, sentendomi veramente sul quarto chakra, decido che per la mia evoluzione personale devo fare soldi per colmare un buco che ho dentro di me, oppure devo dimostrare di riuscire a sostenere un certo tipo di ruolo sperimentando qualcosa di me che non ha mai avuto spazio, se questo appunto lo faccio dal terzo chakra non ha alcuna funzione, è solo tempo perso, buttato, è vita persa, un’altro conto invece è che io come essere in evoluzione, come essere che si sente una totalità, sento che ho dei buchi e voglio chiuderli, e quindi vado ad agire in maniera consapevole e determinata - magari vado per 5 anni in un lebbrosario in Africa per verificare il mio livello di accettazione del dolore degli altri, o mi butto in un progetto difficilissimo che mi allontana da un paradiso terrestre in cui sto vivendo - e questo solo ha un valore.
E' fondamentale per noi comprendere che l’energia di consapevolezza collettiva, di unità con gli altri è la cosa più importante da realizzare come fine permanente per ritrovarsi veramente "a casa" da esseri umani compiuti. Se qualcosa di buono serve a me, di conseguenza può servire anche agli altri, se invece agisco con il mio terzo chakra qualsiasi cosa io faccia, mi perdo, perdo la mia centratura, il contatto vero e autentico con me stesso e con gli altri, l’unico che mi può far crescere veramente.
Le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni, se si pensa alla logica con cui sono state fatte le guerre, i massacri, si comprende come le buone intenzioni non servono assolutamente a niente. Se invece si è in contatto forte con il proprio cuore, troppo male non si può mai commettere, perchè comunque anche se lavori nella vita in maniera dura, se lo fai in meditazione, puoi fare anche cose estreme senza perdere la centratura sul cuore, la presenza, questo spazio di ricchezza interiore. Anche se stai vivendo un momento drammatico se hai il cuore aperto e ti dedichi totalmente a quello che stai facendo, se sei totale, non lasci da parte niente, e se pure una parte della testa vorrebbe qualche altra cosa, se tiri fuori questa parte e te la vedi così come è in conflitto con l’altra, hai sempre la possibilità di risolvere questo conflitto, perchè c’è comunque una parte più grande che le include tutte e due, il sì e il no infatti sono dentro di me, quel me che sono Io.
Quando si arriva a questo Io si può poi proseguire facilmente avanti sulla strada dell'impersonalità, questo io allora è veramente in totale apertura con un senso
di tale intensità che poi la vita stessa diventa intensa, e quando la vita diventa intensa anche un rapporto con un altro diventa magico, anche con una pianta, se io sono autenticamente me stesso anche la pianta diventa meravigliosa e i colori e le emozioni diventano vivi, hanno un valore perchè io questo valore l’ho dentro di me; poi l’unità si espande, diventa facile espandere il senso di identità all’identità di gruppo o alla natura che ci circonda, alla terra. Infatti il quarto chakra slitta quasi sempre sul quinto o anche sul sesto perchè è facile dal quarto andare su.
Per sentire questa presenza le regole con cui abbiamo giocato negli altri seminari non sono più valide.
Nel Seminario precedente per es. abbiamo giocato a fare le parti, senza essere veramente noi stessi; adesso possiamo invece cambiare ruolo, mentre infatti giocando sui chakra bassi possiamo tornare nel passato, proiettare sul futuro, adesso lavoriamo direttamente sul presente. Ossia una persona che sta male, per es. ha il mal di pancia, che è uno stato di emozioni trattenute, gli si può chiedere perchè le sta trattenendo, c’è forse nel momento che sta vivendo una causa reale perchè le debba trattenere, e se non c’è, perchè farlo?
Di solito agosto è il mese più propizio per aprire il cuore, per questo motivo teniamo ora il Seminario sul quarto chakra, e se qualcuno ha il cuore un po’ chiuso è probabile che in agosto torni in uno stato di normalità. L’estate quindi è un periodo molto favorevole per risolvere le chiusure croniche di cuore.
Non abbiamo in questi giorni lavorato sull’identità, sulla nostra reazione sul senso di essere noi stessi, che avrebbe fatto venire fuori tantissimi problemi sulla falsa identità che abbiamo quando siamo bambini, cioè l'essere "qualcuno" perchè lo si deve fare vedere a qualcun altro.
Il nostro compito è di capire che siamo qui adesso, mentre escogitiamo sempre dei meccanismi per spostarci verso il futuro o restare legati al passato, per concettualizzare o fantasticare su una parte della vita, per distoglierci dal senso del presente che invece è molto forte, intenso.
Quindi sui primi tre chakra noi giochiamo a fare delle parti, a tornare indietro, a capire il passato ecc., mentre nella terapia della Gestalt che è una terapia zen, una terapia del presente, il gioco è tutto "adesso!", bisogna tornare a sentirsi qua adesso, e così il 99% dei problemi scompare, rimane solo quella piccolissima parte legata al presente, ma è minima la sofferenza legata ad un evento reale contemporaneo. Spesso subiamo uno spostamento dell’io, uno spostamento dell’identità per cui non riusciamo a stare nel presente, il presente infatti ci emoziona enormemente, ci dà una sensazione di apertura e di spazio che ci procura anche la rischiosa consapevolezza di non riuscire più a confrontarci con dei puntelli che ci siamo fatti per protezione. Allora l’esercizio è quello di provare a stare nel presente e nel cuore, con molta intensità, e sentirsi proprio bene, in contatto con quello che si è adesso, e se emergono dei problemi accettare il fatto che questo comunque è il nostro presente; se stiamo bene, invece, il presente resta sempre un presente che è da vivere e da risolvere con integrità, con totalità.
Il senso del cuore è proprio il cuore, significa che quando si è nel cuore se ci si respira dentro lo si sente, altrimenti non si è realmente nel cuore.
Quando il cammino interiore inizia accade che perchè l’energia arrivando al cuore crea a livello anche di sistema nervoso una incredibile sintesi tra i tre cervelli e le due parti degli emisferi, e questo accade anche in gruppo; il cervello infatti è costituito di tante parti, e se tutte queste parti si sincronizzano tra loro noi ritroviamo l’unità, ma normalmente queste parti non sono sincronizzate, cioè il corpo lavora con il corpo a livello neurofisiologico, le emozioni sono il mondo delle emozioni, la testa funziona con i suoi concetti, e noi viviamo una triplice realtà, nel passato la chiamavano proprio "i tre mondi", vivere nei tre mondi.
Abbiamo infatti il nostro mondo fisico con tutte le sue necessità e bisogni, il mondo delle emozioni con tutte le sue storie, e quello delle idee che è tutta un’altra cosa ancora.
Quando si arriva al cuore si arriva alla sintesi: il chakra del cuore è fatto da due triangoli, il basso e l’alto che si intersecano, l’immagine è quella del simbolo di Salomone o stella di Davide, ma in questo senso è stato preso molto dopo nel tempo, all’inizio infatti era il simbolo del chakra del cuore che è la sintesi tra il cielo e la terra, la sintesi tra gli opposti, ciò che mette insieme le cose che non sembrano poter stare insieme, l’acqua con il fuoco. Di solito se c’è l’acqua non ci può essere il fuoco, mentre nel nostro corpo ci sono fuoco e acqua, cioè maschile e femminile, terra e cielo che se riescono a stare insieme fluiscono, circolano. Il cuore è ciò che li tiene insieme.
A livello di crescita embriologica noi abbiamo tre sistemi: il primo si chiama entoderma ed è il foglietto interno, cioè quando la prima cellula si riproduce crea tante cellule, crea un foglietto che si differenzia in due membrane, di cui una è all’interno mentre l’altra sta all’esterno. Quella all’interno poi si moltiplica e diventa tutti gli organi, addominali soprattutto, che sono gli organi che producono energia, ed è il motore; la membrana all’esterno invece sviluppandosi diventa il sistema della pelle che poi si introflette e crea il sistema nervoso. Tra questi due foglietti tardivamente nel corso dell’evoluzione si crea il foglietto del cuore, cardiocircolatorio, muscolare ed osseo, che è quello che crea la struttura per tenere insieme la pelle all’esterno, il sistema nervoso in alto e gli organi metabolici in basso. Crea la struttura quindi del movimento della circolazione delle energie, affinché il dentro e il fuori abbiano più spazio, più articolazione: il fegato medio è il cuore, che mette di nuovo insieme il dentro con il fuori.
Allora tutto quello che ha a che fare con il cuore ha a che fare proprio con l’unità. Infatti il sistema cuore è relativamente semplice a livello energetico, perchè qui abbiamo un centro, il quarto chakra, che ha una sua guaina che nella medicina tradizionale cinese viene chiamata in diverse maniere, "maestro del cuore" o pericardio, che non è il pericardio fisico, bensì una membrana che circonda il cuore. A volte quando sentiamo il cuore avvertiamo una zona chiusa, protetta, che non lascia andare su di esso le energie più pesanti proteggendolo, perchè altrimenti il cuore così puro e sensibile verrebbe ferito, potrebbe anche fermarsi e morire, e se muore il cuore muoriamo anche noi, in quanto è l’organo centrale e l’imperatore del sistema.
Quindi a volte per entrare nel cuore dobbiamo superare questa barriera, costituita dalle paure, le diffidenze, i ricordi delle esperienze di cui abbiamo sofferto. E queste memorie, queste energie spesso non riescono ad arrivare al centro e vengono trattenute all’esterno; con Atisha, che è una tecnica di meditazione che parte dal pericardio energetico, possiamo cominciare a bruciare tutte le negatività che stanno intorno al cuore e allora questo si riapre, diventa brillante, diventa vivo e a questo punto iniziamo veramente a lavorare. Il cuore diventa così un trasformatore alchemico.
Il cuore ha tutta una serie di piccoli centri laterali e fisicamente sta al centro di due piramidi, intese in senso energetico. Una piramide ha la punta rivolta verso l’alto, quindi immaginiamoci un punto centrale, al centro del corpo, dove c’è proprio il sistema nervoso del cuore - cioè una piccola zona dove partono i fasci che fanno la stimolazione del muscolo del cuore, e che in basso ha queste quattro zone: milza, fegato, rene destro e rene sinistro, che costituiscono proprio la piramide, due sono più yin a sinistra, due sono più yang a destra - e il punto alto della piramide è sulla cima del cuore. La seconda piramide è fatta dai due punti davanti, quelli da cui partono le energie, che sono i due punti di polmone anteriore, e da due centri dietro alle spalle che sono quelli che vanno giù alla milza, e il punto chiave che è la base del cuore, la punta del cuore in basso, che è in contatto con il terzo chakra mentre la punta in alto è in contatto con il quinto. Quindi abbiamo questi due punti dietro che sono importantissimi, e i due centri davanti che sono legati alla funzione dei polmoni, ma non solo, anche alla funzione dei seni, delle mammelle nel senso di dare latte, dare affetto; il cuore ha disegnato questo triangolo davanti e dietro, e questi due triangoli si intersecano tra loro.
Tutti questi centri servono per chiarire le energie che salgono e che scendono, l’intero sistema del cuore è infatti un sistema ritmico, che è in continua pulsazione, e i due polmoni intorno benché appartengano in realtà al quinto chakra, sono di fatto sul livello del cuore proprio perchè sono ritmici. C’è quindi un sistema ritmico nel mezzo che è una vera pompa che trasmette pulsazione.
Reich sosteneva che questa pulsazione è l’essenza stessa della vita e del piacere, che negli animali primitivi viene più dallo stomaco, mentre negli animali superiori essa si separa dallo stomaco, come dagli organi interni, e diventa cuore, che è il centro della vita, il centro della pulsazione della vita, e per sentire questa pulsazione bisogna entrare nel presente, nello stato fluido.
Il cuore benché sia un sistema estremamente semplice perchè è centrale, centralizzato, mantiene comunque contatti con tanti chakra, ovviamente con il terzo e con il quinto che sono sopra e sotto di lui, ma anche con tutti gli altri. Potremmo infatti descrivere l’intero sistema come una serie di relazioni tra i sette chakra, partendo dal cuore, il cuore che è proprio il centro. Gli altri chakra non hanno delle connessioni così unitarie con tutti i chakra, il terzo per es. non è interconnesso con gli altri chakra in maniera così evidente, e così anche non c’è una grande connessione tra secondo e settimo chakra, o tra il secondo e il sesto, la si può trovare ma è secondaria. Il cuore invece ha relazioni con tutti perchè è l’organo di relazione principale. Quando noi siamo nel cuore il nostro aspetto è carico, il colorito è sul rosso. Sudare, aprirsi, respirare, cantare sono infatti tutte cose del cuore. Anche l’atteggiamento si modifica, diventa più rotondo, si arrotondano le spalle, il petto, tanto che l’espressione non "allargarti" è emblematica, perchè una persona che si allarga mette in risalto la propria identità, dà spazio alla propria identità. Il lavoro sull’identità è quindi importantissimo, e lo continueremo soprattutto sul quinto chakra, che è l’organo dell’espressione e dell’autoidentità.
E’ importante adesso continuare a stare sul cuore, essere nel presente e restarci, perchè ogni problema se è veramente nel presente lo posso sempre risolvere, prima lo accetto e poi lo affronto, ma lo devo staccare dal passato, e non crucciarmi continuamente pensando a quello che avrei potuto fare se....., se nel passato avessi avuto un’altro passato il futuro sarebbe stato un’altro futuro, e ci voglio pensare tutta la vita? Eppure è così, "quello è stato il grande amore della mia vita, ma non sono riuscito a tenerlo e allora tutta la mia vita è un inferno perchè non sono riuscito a tenerlo", e lo stesso con il lavoro, con la scuola ecc.
Una persona se veramente vuole cambiare il suo destino lo può fare, la situazione da affrontare in questo senso è molto più semplice di quanto potrebbe sembrare: sono ragioniere mentre vorrei essere medico, studio allora medicina e divento medico. Cambio il mio destino ma lo faccio restando nel presente. Essere nel cuore significa essere fortemente in contatto con se stessi, la presenza significa infatti che una persona sente quello che è in quel momento e cerca di vivere coerentemente con quello che sente, e non con quello che ha in testa, se no è sul terzo chakra, anche se naturalmente può essere una persona di cuore, onorevole. Se si è realmente nel quarto chakra tutta la storia del passato non può influire negativamente, e si gode quello che realmente si è, si sta bene nella propria pelle, e i problemi che si sono avuti sono parte del passato e non possono pregiudicare il presente. Questo stato di totale accettazione di ciò che c’è fa sì che tutto quello che una persona fa diventi molto propositivo, molto legato al presente delle cose, se invece si cala di energia e ci si sposta indietro nel passato, tipo terzo chakra che è l’immediato passato, o secondo chakra che è il passato remoto, salgono tutte le sensazioni di blocco delle energie che si vivevano allora.
La vita è la migliore scuola e la migliore maestra, e la vita ci chiede di vivere nel presente, di stare con il cuore in quello che si sta facendo. La qualità del cuore è data dal modo in cui si fanno le cose, le cose si possono fare seguendo la via del cuore o rinunciando a seguirla, ed essendo presenti a sé stessi si fanno ricordandosi di sé, stando attenti, anche studiando o lavorando o perseguendo i propri interessi, che poi magari possono non avere un esito positivo, ma questo non ha importanza se ci piaceva quello che stavamo facendo.
Se ad una persona piace la conoscenza, ad un altra invece la bellezza o l’arte, ad un’altra ancora piace fare il contadino, e tutto ciò lo fanno con piacere, questo mondo diventa un paradiso. Diventa un mondo di gente che vive con il cuore, cuore che ha come punto centrale l’autoconoscenza perchè qui la consapevolezza gira su se stessa.
Il cervello è costituito da tre cervelli che hanno vibrazioni, frequenze e funzioni diverse, da due emisferi che funzionano con logiche differenti e tutte queste parti devono trovare un’unità, è una questione di armonia, sono tanti strumenti che devono accordarsi tra di loro, trovando un’unità corale tra le differenze e tra le parti, e nel momento in cui la trovano c’è vita e c’è bellezza.
La stessa cosa avviene dentro di noi, quando si raggiunge questo stato di armonia infatti è perchè le informazioni continuano a riverberare su loro stesse, cioè in un’orchestra le informazioni che vengono dai singoli strumenti continuano ad andare al centro che è il direttore e dal centro ritornano verso l'esterno, il movimento avviene in tutti e due i sensi, e si crea così una comunicazione costante tra una parte centrale che è il Se, il senso dell’esistere, e le varie parti che in noi trovano il modo di suonare insieme ricercando la coerenza e la sintonia tra loro, ogni parte fa la sua parte nel tutto in accordo con il tutto. Allora questa via è proprio una via di autoconoscenza, l’informazione riverbera su se stessa e si autoconosce e il chakra del cuore diventa il primo chakra spirituale con il suo messaggio di ricordarsi sempre di sé.
Ricordarsi di sé con dignità, perchè il Se è la parte più importante dell’universo, che non è l’Ego normale, bensì è uno spazio di "co-creazione". Dio si è frammentato in infiniti pezzi affinchè ogni pezzo di Dio possa governare meglio una parte e quindi poi le parti riunirsi in un tutto. Tu sei il Dio di quell’universo che chiami il tuo corpo, sei un buon Dio? Sei illuminato, sei saggio? Sei amorevole con il tuo corpo, con le tue emozioni, i tuoi pensieri, i tuoi progetti? Le tue cellule sono felici di esistere in te? Ognuno deve badare innanzi tutto a sé stesso, di far funzionare bene quel microcosmo di cui è Dio, di cui è la coscienza centrale. Se entriamo in questo spazio diventiamo co-creatori, diventiamo parte della creazione, allora la creatività può esprimersi in tutti i modi se è risultato di rispetto per sé stessi, per gli altri, se è fatta con il cuore e l’attenzione.
Se si entra nel quarto chakra tutto diventa magico e cambia energia. Quindi come prima cosa ricordarsi di sé, anche se all’inizio può non essere facile, può uscire molta confusione perchè non si sa quello che si vuole, ma con la meditazione, nel silenzio, si può trovare chiarezza respirando sul cuore e bruciando le negatività.
Ci sono persone che sono troppo rilassate, e allora quando c’è troppa acqua, troppa stasi bisogna aggiungere un po’ di fuoco; gli uomini e le donne che hanno uno yang molto evidente invece hanno bisogno di rallentare il loro ritmo perchè il terzo chakra dà loro una spinta compulsiva a fare le cose. Bisogna imparare a lasciare scendere le energie in basso e a prendersi degli spazi di meditazione, di silenzio, per ascoltarsi, anche se all’inizio può non essere facile.
Godersi il presente è la via da seguire, anche se i nostri momenti iniziali della vita, soprattutto con la madre, non sono stati sufficientemente piacevoli da potercelo far apprezzare. Se un bambino ha contatto con una madre che vive nel presente, cosa che purtroppo spesso non succede, il bambino è nel presente, quando al contrario questo non accade, e la madre rinvia le aspettative sempre ad un dopo che non arriva mai, i bambini non riescono a stare nel presente e non si godono il corpo, non hanno il secondo chakra che è un centro di amore e rilassatezza, di presenza che è poi essenziale per vivere l’identità nel momento presente. Oppure se si è avuto un genitore sul terzo chakra che invece di darti l’accettazione del presente e di dirti che eri un bambino intelligente, capace, ti scoraggiava con le sue critiche, di nuovo ti veniva tolto il presente e la possibilità di godertelo, e la tua insoddisfazione veniva sempre spostata verso un futuro migliore.
L’aspettativa perenne sul futuro noi l’abbiamo acquisita per migliaia di anni
con la religione che ci dice che questo mondo è una valle di lacrime, ma se "faremo i bravi" poi andremo in paradiso, e questo toglie la gioia di vivere nel momento, e purtroppo abbiamo quasi tutti avuto generazionalmente delle madri che non erano presenti, dei padri sul terzo chakra che anche loro ci toglievano il presente, e tutto veniva così proiettato su un futuro mai raggiungibile. Certo che il futuro esiste, ma il proprio spazio lo si prende momento per momento, e in questo modo ci si sente, "sento che ci sono"; prendersi il proprio spazio che non significa comunque l’indulgenza verso sé stessi, ritirarsi cioè con la volontà, ma sentirsi nel momento presente non usando solo la volontà come spinta.
Abbiamo svolto questo seminario sul cuore a Bagni di Lucca che è stato per noi il luogo più adatto per affrontare il discorso sul quarto livello, quello forse più importante per l’uomo nell’attuale momento storico. I "villaggi" sono nati o dall’idea di qualcuno in particolare, o da un gruppo di persone che ad un certo punto ha deciso di creare insieme un progetto di grande valore per l’umanità. Findorn, a nord della Scozia, che adesso conta più di trecentocinquanta persone, è nata con quattro persone in una roulotte, in inverno, senza acqua, luce, soldi, costrette per sopravvivere, non avendo nulla, a prendere un po’ di paglia e dei semi per cercare di far crescere qualcosa da mangiare. E da questo "niente" è nata una cittadella di grande interesse spirituale. Altri villaggi da citare sono Esalen in California, dove è nato il concetto di movimento per lo sviluppo del potenziale umano (questa è però una comunità molto terapeutica dove si va solo per lavorare), poi c’è Poona nata dalla visione di Osho, che è la comunità più grande del mondo contando qualche migliaio di abitanti che continuano a ruotare e due/tremila residenti, con delle punte massime in luglio, agosto e dicembre di dieci/quindicimila persone, un’altra comunità molto interessante è Auroville nata dall’idea di Aurobindo e di Mére, sua discepola, che adesso conta un migliaio di residenti, mentre di comunità che contano circa cinquanta unità ce ne sono diverse centinaia nel mondo.
Ma far nascere il "Villaggio Globale" a Bagni di Lucca significa costruire qualcosa di unico, perchè in tutto il mondo (Findorn, Esalen, Poona, Auroville e le altre comunità) i centri costruiti non nascono da radici antiche ma sorgono tutti completamente nuovi, mentre noi qui ereditiamo invece una delle terme più antiche del mondo, i Romani infatti dopo quelle di Roma si recavano alle terme di Bagni di Lucca, e ci sono insediamenti addirittura precedenti, preistorici. Quindi questo è un posto che ha una tradizione antichissima, con edifici in cui hanno abitato personaggi della cultura, dell’arte di grosso spessore.
E se è relativamente più semplice creare una casa ecologica dal niente, con tutto nuovo, resta il fatto che il pianeta è costituito soprattutto da case vecchie, e così se è più facile creare una cittadella della nuova cultura come Findorn, che nasce da un’idea già spirituale che accentra intorno a sé nell’arco di breve tempo persone "New Age" e che non ha praticamente scambi con la cultura del posto, è sicuramente più consono al bisogno del tempo presente che viviamo sul nostro pianeta insediarsi in un posto come questo, dove la comunità che stiamo creando si costituisce all’interno del paese di Bagni di Lucca che conta circa settemila persone, e che per nostra fortuna è un luogo favorito perchè ha nella sua storia la tradizione dell’ospitalità, cioè di dare il benvenuto a tutti coloro che arrivano (in quanto il paese è nato proprio come stazione termale, il nome stesso lo dice, sono i bagni caldi della città di Lucca).
Gli abitanti infatti sono persone che si sono selezionate nei millenni proprio per fare questo tipo di lavoro, cioè essere ospitali, vivere su quello che arriva dall’esterno, quindi la situazione che noi incontriamo apre delle possibilità enormi di trasformazione.
Noi qui stiamo creando non solo qualcosa che già conosciamo, perchè ormai il nuovo pensiero, la nuova scienza e la nuova coscienza sono realtà che si stanno affermando nella nostra cultura, ma abbiamo a che fare con una situazione assolutamente unica, cioè un progetto di sintesi tra passato, presente e futuro in un posto ancora ecologicamente incontaminato che offre quell’enorme risorsa naturale che sono le acque calde.
L’abbiamo chiamata "La Città delle Acque" e le strutture archetipiche con cui ci troviamo a dialogare in questo contesto convergono tutte insieme in un unico discorso: sta iniziando infatti l’era dell’Acquario, della fluidità, della sintesi, e noi abbiamo l'opportunità insostituibile di creare una situazione di grande sintesi tra passato, presente e futuro, tra Oriente e Occidente e tra una nuova popolazione che sarà quella che animerà l’interno delle strutture che acquisiremo, che sarà di nuova cultura, ed una popolazione invece residente che è ancora di vecchia cultura, tradizionalmente ancorata alla cultura del passato, perchè dall’Ottocento ai tempi nostri oltre a Montale nessuno di importante ha più vissuto in questi luoghi.
Quindi gli abitanti di Bagni di Lucca sono ancora legati ad una visione del passato però sono aperti, noi siamo ancorati ad una visione molto innovativa ed ovviamente siamo aperti, loro hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di loro, perchè viviamo nelle città e soffochiamo, viviamo con ritmi di lavoro pressanti, stressanti, mentre loro vivono in un posto bellissimo ma non hanno lavoro (ogni anno infatti la popolazione di Bagni di Lucca diminuisce assottigliando sempre più le sue risorse che sono invece molto ricche).
Sono tre le strutture che vorremmo acquisire all’inizio per poter sviluppare al meglio, in concreto, il nostro discorso, e sono tre gli indirizzi che vorremmo promuovere al momento: le tre strutture sono Villa Demidoff, le Terme e Villa Ada.
Le Terme saranno adibite a tutte le attività e cure che usufruiscono delle proprietà terapeutiche delle acque, a Villa Demidoff nascerà la Scuola della Salute con corsi e tecniche orientati alla psicosomatica e infine Villa Ada ospiterà la parte più spirituale di questo discorso sviluppando appunto l’arte e la spiritualità.
Con questo lavoro che abbiamo fatto sul cuore, al termine della prima parte dei Seminari dell'Accademia, siamo perfettamente sincronici con il progetto che stiamo iniziando a realizzare a Bagni di Lucca, in quanto il Villaggio Globale è un modello di habitat corrispondente ad un’umanità che dal livello del terzo chakra si sta spostando rapidamente sul livello del quarto chakra, che è appunto quello del Cuore, dell’amore impersonale, dell’identità, ed è con progetti come questo che si sta qui concretizzando che la teoria può finalmente confluire nella pratica e il sogno divenire realtà.
Questo è il primo compito e la più grande responsabilità che sentiamo di avere in quanto veri esseri umani che cercano di realizzare in modo vivo e completo la loro più autentica natura ed essenza.

DISCORSO SUL QUINTO CHAKRA

Prima di parlare del quinto chakra entriamo in contatto energetico con questo centro. Ascoltate il respiro. Provate a sentire la zona della gola; a volte vi sembra strozzata o con un lato piú scuro. Provate ora ad ascoltare distintamente la vostra voce, lasciatela uscire mentre parlate esprimendo quello che sentite. Date piú energia al quinto chakra continuando a respirare dentro la gola. Alzate e abbassate la testa in modo che il mento vada a toccare il petto prima di risalire verso l'alto. Quando abbassate il mento, respirando a bocca aperta, sentite che, se la gola é aperta verso il cuore, non provate fastidio. Se sono presenti blocchi o infiammazioni, invece, la parte bassa della gola vi ostacola e sentite il bisogno di alzare la testa. Sempre con la testa leggermente piegata in avanti, sentiamo ora la parte posteriore del chakra, le spalle e la nuca. Se tenete gli occhi chiusi, l'attenzione e l'energia rimangono dentro di voi e, con questo diverso tipo di ascolto, potete sentire la doppia qualitá del quinto chakra, la sua capacitá di essere duro o morbido, forte o tenero; la voce, infatti, puó uscire con rabbia o essere affettuosa. In questo momento neutro, cercate di percepire la vostra doppia qualità di energia. Cercate anche di aumentare la sensibilità visiva interiore, fino ad identificare una sensazione di colore sul quinto chakra. Forse vi é piú facile sentire che l'emozione sul collo é soggetta a inibizione; a volte, infatti, il nostro quinto centro sa essere solo affettuoso, altre volte solo duro; in realtá una vastissima gamma di emozioni viene trattenuta o respinta. Provate a sentire le emozioni che rimangono inespresse: cosa vorreste esprimere e cosa non riuscite ad esprimere. Sentite profondamente il cuore e la pancia e la loro connessione col quinto chakra: cosa trattenete e cosa lasciate andare? Cosa volete gettar fuori o avete paura di dire?Vorrei che vi concentraste di piú sulla gola e che, anche se siete soli, provaste a parlare, con voce normale, come se qualcuno vi ascoltasse. Ascoltate il timbro della vostra voce, la sua decisione o incertezza, il livello di identificazione che avete nei suoi confronti: la sentite veramente "vostra"? Siete abituati ad esprimere le vostre reali, vere emozioni o, al contrario, le celate? Questo è il punto centrale che dobbiamo verificare nel nostro discorso. Stiamo parlando di espressione! Se sentite difficoltá, esprimete anche quella. Entrate in contatto col cuore, cercate di percepirne l'energia di piacere, di amore e lasciatela emergere dal quinto centro usando anche l'espressione del viso e delle braccia.

IL QUINTO CHAKRA
La gola e gli organi umani della fonazione rappresentano il sistema di comunicazione più complesso esistente sulla Terra e, ovviamente, anche quello che si è sviluppato per ultimo nel corso dell'evoluzione (le cellule infatti non hanno gola). I sistemi di comunicazione dei piú semplici organismi viventi sono intelligenti e complessi, anche se possono apparire rudimentali rispetto a quelli umani; essi consistono perlopiù in messaggi chimici, ferormonali. Alcune farfalle, ad esempio, coi ferormoni comunicano a distanza di chilometri il messaggio che sono nel momento della fertilitá. I pluricellulari si trasmettono "onde" sonore per comunicare. I delfini emettono via "sonar" vibrazioni di estrema complessità nell'acqua; nei mammiferi, infatti, la comunicazione si fa più articolata, per giungere alla massima complessitá negli esseri umani. Il quinto chakra mette in contatto le varie parti interne del corpo, ma soprattutto permette di rapportarsi con il mondo esterno. Tutti gli organi di comunicazione si trovano nell'area psicosomatica del quinto chakra, che comprende: la parte alta del torace, parte delle braccia e la metà superiore delle mani (la metà del dito medio, l'indice e il pollice), il collo, la gola, le orecchie e l'intera zona mimica del viso (l’interno della testa è invece escluso).Con la parte anteriore del chakra parliamo, ci esprimiamo; con quella posteriore, che comprende le orecchie, riceviamo. Fa parte del quinto chakra la zona dove arriva l'aria (le vie aeree superiori, i seni nasali e paranasali), cioè tutte le cavitá in cui è presente l’aria che serve ad isolare il tessuto nervoso. Inoltre una serie di nervi scende dalle vertebre cervicali, tipiche di questo chakra, arrivando fino alle mani, che costituiscono un altro importante mezzo di comunicazione. La voce comunque esprime messaggi piú articolati rispetto al volto e alle mani. Le grandi emozioni vengono espresse dal viso, ma questo spesso non é sufficiente per la comprensione, poichè, per esempio, si puó essere molto tristi e non riuscire a far capire il perché di questa tristezza. Occorre, infatti, inviare sempre un messaggio completo e pulito che permetta di veicolare un’informazione estremamente dettagliata su tutto ció che si sta vivendo al proprio interno. È la voce ad andare piú in profonditá, poichè essa comunica messaggi analitici e dettagliati, con cui si esprimono i feelings, le tonalità emozionali, i sottili contenuti non verbali che provengono dall'inconscio, dal corpo, dal cervello rettile. La civiltá nasce con l'uso della parola. La storia umana inizia con la scoperta della scrittura (quando la parola, ormai precisa ed articolata, può essere scritta). E’ fondamentale per la comprensione del quinto chakra sapere che le sette vertebre da esso interessate sono in contatto con tutti e sette i chakra. Molte scuole esoteriche affermano che se si potesse fare un'analisi profonda e dettagliata del quinto chakra, si avrebbe un quadro dell'intera struttura dell’essere umano, di come funziona la comunicazione a livello del corpo. Ad esempio, la quarta vertebra dall'alto, che corrisponde al terzo chakra, é spesso dolente; l'atlante e l'epistrofeo, connesse al sesto e settimo chakra, in molte persone sono disassate, ruotate e non permettono all'energia di salire diritta e fluida. L'ultima vertebra é la piú grossa e sporgente e corrisponde alla zona del primo chakra. Quindi un lavoro accurato sul quinto chakra permette di lavorare sull'intero corpo. La ghiandola connessa a questo chakra è la tiroide, che produce ormoni necessari al metabolismo generale del corpo; una sua insufficienza può dare forme di cretinismo o di irregolaritá nella forma del corpo (benché non sia la tiroide a produrre l'ormone della crescita, essa garantisce una giusta proporzione e una corretta comunicazione fra le parti). Il quinto chakra é quello con cui esprimiamo noi stessi, ció che siamo, ció che sono tutti i chakra. Quindi il blocco sul quinto chakra é complesso, perché l’inibizione si presenta a tutti i livelli e si riflette sull’intero chakra come difficoltá di comunicazione; sul sesto chakra invece il blocco si manifesta a livello del pensiero (per cui spesso in questo caso si ricorre alla psicoanalisi). Sul quinto il blocco é piú fisico, risulta quindi piú facile da sentire rispetto a quello sul sesto chakra.Le due zone laterali del cervello denominate "homunculus sensitivus" e "homunculus motorius" rappresentano l'intero corpo umano; infatti in questa area la particolare disposizione dei neuroni - ognuno dei quali è connesso con una precisa parte del corpo - crea l'effetto di una rappresentazione cerebrale che risulta essere una figura umana, con grosse labbra e mani e il resto del corpo piccolissimo. Nell'ambito delle terapie psicosomatiche, lo studio del quinto chakra é molto efficace, proprio perché esso riceve tutte le inibizioni degli altri livelli; ad esempio un bambino con un blocco di primo chakra, dovuto alla paura fisica del padre violento, avrá anche la voce bloccata.
Sulla verità
Alcune persone temono di "perdere la faccia": questa é un'espressione
simbolicamente importante, poiché nella nostra civiltá é soprattutto la faccia a diventare falsa. I paesi piú industrializzati infatti sono in assoluto i piú falsi, i piú costruiti, i piú artefatti. Il valore primario del quinto chakra, invece, é la veritá. Al di lá di ció che i filosofi hanno potuto sostenere nell'arco di migliaia di anni, cioè che la veritá é fantomatica e soggettiva, la veritá é qualcosa di assolutamente reale ed esistente di per sé. Se entriamo nell'ambito della veritá, il nostro quinto chakra si apre.La verità risulta essere un valore individuale quando non è considerata nella maniera giusta, perchè ad uno sguardo attento essa è oggettiva. Gandhi amava riprendere un antico pensiero induista secondo cui "Veritá, Coscienza e Beatitudine" costituiscono gli attributi di Dio. Anche Gesú ha detto questo nei suoi discorsi. La veritá é un sentiero per l'illuminazione. Quando parliamo delle "Vere Veritá", mettiamo la V maiuscola ed entriamo così nella testa. La veritá invece é una cosa estremamente semplice: veritá é esprimere sé stessi sempre, in ogni circostanza. Non c'é una veritá dentro e una verità fuori di te, tu esprimi totalmente la Veritá di ció che ti sta accadendo, anche nella tua inconsapevolezza. I Tibetani parlano di "falsa conoscenza" quando invece della veritá si vede una propria proiezione; ma allenandosi a dire la veritá su ció che accade, ci si trasforma. Tutta la veritá é "dura" da dire, e soprattutto non è parlando continuamente, a sproposito, che la si raggiunge; possono bastare poche parole, ma autentiche, per esprimerla. Veritá non é solo il "dire", ma anche "l'essere". É ció che noi esprimiamo attraverso il quinto chakra, che è il chakra della comunicazione; quindi se noi diciamo "sí" e il nostro corpo dice "no", noi non stiamo dicendo la veritá, siamo semplicemente scissi. Stiamo dicendo due veritá e questo non funziona. La veritá é un punto di enorme integrazione. Veritá intesa in ogni senso, anche dire la propria realtá in un determinato momento. Ad esempio, molte persone prima del matrimonio hanno dei ripensamenti, la maggior parte dei futuri sposi quando si reca in chiesa non sente quello che sente, o quello che pretende di sentire. La maggior parte delle persone, quando dice "ti amo", non dice la verità. Quando soffre, in realtà fa finta di soffrire per ricevere qualcosa in cambio.La societá stessa ci insegna la falsitá, ci insegna a non essere quelli che siamo e questo é un problema cosí antico, profondo, radicato, che niente ne resta escluso. Molti Maestri hanno esitato a parlare di Dio, o di amore, perché intorno a questi archetipi c'é una tale massa di falsitá da sviare il contatto con la realtá di ció che si dice. Possiamo però invertire il corso della storia decidendo di dire la veritá. L’ostacolo é rappresentato dalla proiezione o falsa conoscenza, processi con i quali ci si deve confrontare. Noi sappiamo sempre nel profondo quando diciamo la veritá e fin quando essa é veritá, così come sappiamo ciò che non é vero.Cercare di essere veri significa esprimere quella parte di sé che normalmente rimane celata. Il mondo va in rovina perché le persone non esprimono ció che sentono. Perché sotto una dittatura le persone dicono sempre di sí ? Un esempio: Krushev parlava della veritá in un'assemblea di fabbrica e una voce ha esclamato: "Perché non lo hai detto con Stalin?" Krushev ha chiesto chi fosse stato a parlare e nessuno si é alzato. Allora ha risposto: "Per la stessa ragione!" Aveva paura! Ed è vero che se si parlava contro un dittatore, si veniva fucilati, ma se nessuno dice la veritá, le cose non vanno avanti.Noi non esprimiamo la veritá, perché siamo inibiti. L'inibizione é paura e dietro la paura si nasconde il dolore, perciò abbiamo paura del dolore: questo é il motivo per cui nessuno dice la veritá, bisogna quindi partire dalle cose evidenti. Tutti i bambini sono molto stimolati a dire e a ricevere la veritá, a loro sta davvero a cuore ciò che é giusto o non é giusto. Qello che sentono, fino ad un certo punto lo esprimono, poi il condizionamento sociale prende il sopravvento.Vivendo in una societá che blocca continuamente il senso della veritá, é chiaro come non si riesca più a vedere esattamente come stanno le cose. Ma se una persona vuole davvero essere vera e rischia per essere vera, riesce nel suo intento, anche se arriva ad una falsa conoscenza. Faccio un esempio: se penso di essere Gesú e invece di tenermi tutto dentro dico ció che penso, gli altri mi faranno da specchio e forse capiró che non sono Gesú, ma qualcosa d'altro. Pensate alle persone senili: quando inizia il processo arteriosclerotico, nella maggior parte dei casi, emergono i lati brutti del carattere, perché il lato oscuro che é stato represso tutta la vita esce quando i condizionamenti coscienti vengono meno, così che il materiale istintivo, mentale, a quel punto inizia ad emergere. Queste persone potevano dire anche prima quelle cose, ma erano bloccate dalla paura del dolore psichico di perdere la faccia. Essere veri infatti porta alla totalitá. La via del quinto chakra é la via del Sahaja Yoga, lo Yoga della spontaneitá, che nasce quando una persona si rende giá conto di ció che ha dentro, dei blocchi, delle difficoltá che la condizionano e decide di andare diritto sulla sua strada, costi quello che costi. Gesú é morto in nome della veritá, peró ha ottenuto qualcosa. Le persone che hanno cambiato la storia sono persone che hanno detto o fatto ció che pensavano fosse vero. In questo momento storico é fondamentale agire con spontaneità. Gli uomini e le donne si devono risvegliare come consapevolezza e mettere in moto il quinto chakra, che é la forza piú evidente e concreta che possediamo.Se Gesú avesse avuto due buoni avvocati, non l' avrebbero ammazzato. Bastava una parola!Gurdjeff insegnava ai suoi discepoli come riconoscere se le persone quando parlano sono vere o non vere. Quando qualcuno parla e dice qualche cosa, posso sentire se é in contatto o no con la veritá, qualunque cosa stia affermando.Se impari a vedere questo, scopri anche le persone bravissime a mentire. Esiste infatti un senso interno che ti dice che qualcosa non ti convince. Gurdjeff aveva fatto sviluppare questo tipo di intuizione ai suoi discepoli, in modo che a vicenda potessero esercitare questa forma di consapevolezza, cioé dire "non la stai raccontando giusta, non é la veritá, é solo una parte." Possiamo raccontare solo una parte del tutto, continuare a vedere solo una parte e quello che rimane escluso é ció che noi chiamiamo inconscio, ció che non puó essere né detto, né pensato, né agito.Molte religioni, tra cui la buddhista, hanno parlato di pensiero\parola\azione, la cosiddetta "triplicitá umana"; fra il pensiero e l'azione c'é sempre la parola, che é fondamentale. Le persone che dovessero dire totalmente la veritá avrebbero una vita molto dura. Sicuramente conviene tenere la bocca chiusa. Ma "conviene" non sempre é la cosa migliore! Dobbiamo imparare a dire la veritá nel modo piú adatto alle varie situazioni, ad esempio se dobbiamo dire ad un professore ció che pensiamo di lui, useremo tatto e discrezione.Se siamo convinti di una cosa e la esprimiamo, quella é la nostra veritá; se poi il novantanove per cento delle persone ci disapprova, forse siamo su una linea di falsa conoscenza! Peró siamo chiari con noi stessi, non stiamo mentendo. Io posso anche dire a qualcuno che é in gamba, mentre dentro di me penso che non andrá molto lontano; se però sono onesto, devo dirgli la verità: il quinto chakra é anche questo, é un modo di comunicare che gli Italiani hanno molto inibito!Gli Americani, riguardo al dire la verità alle persone, hanno un quinto chakra piú aperto del nostro, sono estremamente piú schietti; in Italia, ad esempio, nell'ambiente lavorativo invece di rifiutare subito una persona le si dice "la richiamiamo". Cosí nei rapporti a due, tendiamo a non dire la veritá per paura di soffrire o di far soffrire l'altro. Invece dobbiamo partire dal momento presente ed esprimere ció che ci fa paura sia con noi stessi che con gli altri. Adesso che ci conosciamo abbastanza potremmo dirci gli uni con gli altri la veritá di ció che pensiamo, non per il gusto di farsi del male, bensì per il gusto di esprimere semplicemente la veritá, che non é dire a qualcuno "sei brutto perché sei grasso", quello é un giudizio di valore! Se chi è grasso mi chiede un parere, posso dirgli che secondo me é troppo grasso, senza emettere un giudizio. Come terapista, cerco di dire sempre alle persone le cose come stanno, anche quando sono spiacevoli; lo dico con tatto, ma non mento. Molti invece dicono agli altri cose spiacevoli solo se motivati da una proiezione, cioé si sentono arrivare addosso un'energia negativa e reagiscono riproiettando la stessa negativitá. L'emozione dovrebbe invece uscire da un veicolo il piú possibile neutro, entrando in contatto con la parte piú interna e piú vera di noi. La cosa che ci interessa di piú in questo seminario é di entrare, attraverso una serie di passaggi, in contatto con quella parte di noi a cui non vogliamo dar voce. Tutti abbiamo le nostre paure e ce le vogliamo tenere dentro, ma finché ci comportiamo cosí, non diamo loro la possibilitá di uscire e sciogliersi.C'é qualcuno in contatto con una parte di sé che non vuole esprimere? Possiamo conoscere bene questa parte, oppure sapere soltanto che c'é. Se riusciamo ad aprire queste porte piú sottili ed entriamo piú in contatto con queste parti e ci spogliamo dalla paura di perdere la faccia, tiriamo fuori quell’aspetto della nostra persona che puó essere anche egoico.Alcune persone fanno una vita depressa, vivono in modo basso dal punto di vista umano e psicologico, credono dentro di loro di essere migliori degli altri, solo perché capiscono certe cose e gli altri "no" e quindi rinunciano a dire quello che pensano. Quindi il fatto di non dire le cose puó essere inteso sia in senso negativo che positivo. Ovviamente il punto più delicato è quello delle emozioni: vi invito a parlare a questo riguardo. A volte, infatti, l'ostacolo puó essere mentale, psicologico, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un blocco emozionale.

L’autenticità
Finora, nel nostro discorso, abbiamo considerato il lato piú yang delle cose, quello
del rapporto col potere, con la societá; ma c'é anche l'aspetto femminile da esplorare. Il quinto chakra é fatto proprio di due parti, distinte ma complementari. É il chakra che manifesta la nostra dualitá ed ha queste due componenti abbastanza evidenti anche nel timbro della voce: il lato affettivo, la "parte rosa", coesiste con la "parte azzurra", la razionalitá. Queste due parti possono andare assieme e allora si verifica un discorso completo, oppure possono non essere in equilibrio tra loro. Quando si riesce ad esprimere la propria parte sensibile, si è sé stessi. Su questa parte, di solito, ci inibiamo automaticamente tantissimo. Molti bambini cresciuti in famiglie con problemi, che non tolleravano i lamenti, hanno imparato a non parlare piú della propria affettivitá e si sono imposti di tacere. La maggior parte delle persone scioglie questo blocco solo riconoscendo i propri bisogni ed esprimendoli, anche a costo di ottenere un rifiuto. Ad esempio se ho una madre "cieca" e soffro perché non mi guarda, devo esprimere lo stesso il mio bisogno, anche se non otterrò risposta. Cosí avró comunque espresso la mia veritá. Ci si prende l'onere di giustizia di non dire una cosa che si sente, perché l'altro ha le sue ragioni e queste "sue ragioni" sono piú importanti delle proprie ragioni. Questo gioco, nel novantanove per cento dei casi, é dettato dalla paura che il bambino ha di non ricevere neanche il minimo di affetto dai suoi genitori e provoca il novantanove per cento delle cause dei blocchi affettivi di quinto chakra. Basta un sussurro per dire le proprie ragioni, non c'é bisogno di un grande potere. Si è veri nel momento in cui si dice esattamente quello che si sente e non importa piú quello che succede al di fuori.É’ la veritá del bambino che esce e si manifesta e crea così una realtá di veritá anche all' esterno. Il genitore potrá anche non soddisfare il nostro bisogno, ma noi lo dobbiamo ugualmente esprimere. Alcuni rinunciano per sempre ad essere spontanei per paura del rifiuto e aggirano l'ostacolo agendo in modo esattamente contrario a ció che sentono, magari per tutta la vita. Ad esempio, ci si convince di non avere bisogno del genitore che non ci ha amato e si arriva ad odiarlo, ma dentro di noi persiste un grande bisogno di ricevere amore da lui; questo è un atteggiamento di ego molto forte.Il quinto chakra é molto in contatto con la personalitá, perché prende energia dalla parte alta del cuore che è il punto del Sé.La struttura del cuore é quella di un nucleo coperto dal quinto chakra; il quinto chakra, cosí come sale fino ai seni paranasali, scende nei polmoni. Quindi circonda la parte anteriore del cervello e circonda il cuore: prende il punto dell' identitá della coscienza e il punto dell' identitá del cuore e li mette assieme.Continuiamo a parlare di quarta densitá di coscienza e del primo livello sul quale l' Umanitá puó fare un salto, che é quello del cuore, ma in realtá il regno spirituale inizia col quinto regno di natura rappresentato dal quinto chakra. Mentre sul cuore si inizia un cammino di autocoscienza, questo stesso cammino si cristallizza sul quinto centro, quello dell' espressione: la totalitá di ció che tu sei, vivi ed esprimi, l'unitá di pensiero, parola e azione, che solo allora diventa spirituale. Questo é il punto che fa da perno tra la vita e la coscienza. Tutto il lavoro che abbiamo fatto come Cyber é di quinto chakra, é il lavoro del collegamento tra il corpo e la mente, il basso e l'alto; é un lavoro di collegamento che si esprime in codici linguistici. Il modello Cyber é un modello di quinto raggio, di quinto corpo. Esso, infatti, continua a ricercare la possibilità di una trasmissione di informazioni attraverso codici simili, dando a cose molto diverse tra loro la possibilitá di comunicare.Torniamo al punto centrale del discorso. Se finora abbiamo parlato dei blocchi come proiezioni, dal quarto seminario abbiamo detto che sarebbe cambiata radicalmente la struttura del gruppo. Per farlo dobbiamo capire che il senso dell'identitá, se da un lato lo dobbiamo prendere, perché é veramente il nostro, da un’altra parte quello che noi conosciamo del nostro senso di identitá, é in realtà l’Ego, cioé è essenzialmente la parte esterna, nel corpo e nella mente, di quello che noi pensiamo di dover essere. L'ego é la struttura per cui abbiamo in gran parte bloccato il quinto chakra, é la parte di "falsa conoscenza". Un esempio classico é quello del bambino picchiato dal padre o della bambina non amata dalla madre. Se essi agiscono senza orgoglio, con la loro parte piú profonda, non egoica, soffrono, tirano fuori il loro dolore, ma restano fluidi, veri. Altrimenti emergerá come risposta l'ego, in quanto orgoglio o senso di inferioritá, cioè l'altra faccia della medaglia e così si negherá di aver bisogno del padre o della madre. Non sto dando dei giudizi di valore su questi diversi modi di reagire. Sto solo dicendo che se abbiamo creato una struttura egoica che ci ha fatto odiare o entrare in attrito con i genitori, nello stesso modo la possiamo anche sciogliere, con grande consapevolezza, riconoscendo di aver avuto un ego smisurato nei loro confronti. Noi non siamo il centro dell'universo! I nostri genitori ci hanno dato amore, anche se hanno sbagliato qualcosa! É vero e utile considerare che il mondo e la sofferenza che riceviamo dal mondo, é tutto affare nostro e che possiamo cambiare le cose. Quando si lascia cadere l'ego, la mente e il cuore si riaprono. Questi due meccanismi, quello di dimenticare un attimo il dolore e riderci sopra e quello di costruire sopra ad esso un'aggressivitá e una seconda personalitá, sono parte dello stesso gioco. C'é l'ego e l'ombra dell' ego, che porta a debolezza, mancanza di orgoglio, senso di inferioritá, senza per questo aver perdonato il genitore. L'ego piú yang conduce all’orgoglio, alle ripicche, al volergliela far pagare. L'ego yin, cioé il sentirsi deboli, non é comunque il perdono. A volte giochiamo questi due ruoli assieme, perché abbiamo innumerevoli sfaccettature. Il meccanismo della consapevolezza invece é quello che realmente non riproietta la negativitá che é arrivata addosso su chi l'ha mandata e quindi resta in una relazione di apertura costante.Quando Krishnamurti fu scelto dalla societá teosofica, fu perché Leathbeater, oltre a vedere la sua luminosissima aura, aveva notato che quel bambino di natura schiva veniva pesantemente insultato dai compagni e non se ne crucciava. É infatti l'ego che soffre e si ribella; se questa struttura viene sciolta, prendo coscienza di quello che mi accade con estrema chiarezza e vado avanti. Se il bambino é egoico, aggressivo o debole, é sempre perché doveva esprimere sé stesso e i suoi genitori dovevano essere coscienti di ció che stavano facendo ad un bambino che in quel momento viveva una certa evoluzione. Ad un certo punto della comprensione arriviamo ad una consapevolezza tale per cui riusciamo a vedere il panorama nella sua completezza; abbiamo fatto abbastanza meditazione per sapere che c'é qualcosa oltre l'ego e possiamo così cominciare a giocare un po' con lui, nel senso di non prenderlo tanto d'impatto. Ogni tanto, con l' "emotional release", possiamo dar voce alla nostra parte repressa, ricordandoci però che siamo solo il testimone di tutto ció, siamo quella coscienza che é al di lá del dolore, della sofferenza e che può vedere tutto questo.Il processo di entrare dentro l’inconscio é un processo che va appreso, soprattutto per riuscire ad entrare in contatto con la veritá di ció che si sente nel profondo, cosa questa che farà emergere un dolore molto forte. Ad esempio, oggi un partecipante al gruppo non voleva entrare in contatto con la veritá, perché sentiva di non poterla dire, come se nessun altro si fosse accorto di quello che lui stava vivendo e come se a dirla potesse succedere una catastrofe. L'ego gli diceva di non poterla esprimere, per non perdere quello che aveva e per paura di entrarci dentro.Se la struttura di identificazione si scioglie per un momento, si riesce ad entrare nel vissuto delle situazioni e a sciogliere le emozioni, che così si liberano creando un processo piú dinamico e fluido.

I problemi emozionali
Sempre tenendo l'attenzione sul quinto chakra, vorrei fare una breve carrellata sui problemi del gruppo, dai dolori fisici, ai rapporti falliti. Cercate di parlarne con brevitá, anche se non basterebbe una vita! Diamoci alcune regole.Prima regola assoluta per tutta la durata del lavoro sul quinto chakra: evitare le battute, questo perché spostano l'energia sul ridicolo, o sull'ego. Togliamo le espressioni dette per "dovere", non pensate di dover dire qualcosa agli altri per "aiutarli". Siamo totalmente sinceri: quello che sentiamo, lo facciamo, quello che non sentiamo, non lo facciamo. Dite solo quello che veramente sentite di esprimere e fatelo senza giri di parole, in modo diretto, semplice. Dal tono di voce si può captare il tono emozionale di una persona. La gola, infatti, è in contatto con quella parte di memoria, attiva in un dato momento, che si ricollega ad una situazione già vissuta nel passato (la memoria é una funzione relativa a diverse categorie di emozioni). Quando parlate, quindi, lasciatevi trasportare dalla voce cosí come esce, non cercate di modificarla. Chi tra voi tende ad avere una personalitá rigida e fortemente strutturata, stia attento a non darle troppo spazio. Al contrario date voce ai vostri lati repressi, più sottili e nascosti, alle vostre parti di "minoranza", che sono quelle più schiacciate e più ferite e fate uscire tutto quello che sta sotto. Altrimenti la voce viene fuori bella, chiara, limpida e taglia fuori esprimendosi ciò che è presente ma nascosto.Se la paura é uno stato emotivo tipico del secondo chakra e la rabbia del terzo, la vergogna di esprimersi é, invece, una manifestazione del quinto chakra. Qualsiasi cosa che comporta un uso della voce, soprattutto se è un uso emozionale, comporta anche un senso di vergogna. La vergogna è attinente al quinto chakra, perchè ha a che fare col giudizio sull'espressione. Spesso, quindi, non vi esprimete semplicemente perché provate un senso di vergogna a farlo. Le emozioni non nascono in gola, ma vi passano attraverso; aprendo il cuore, le emozioni fluiscono, arrivano al quinto chakra dove dovrebbero esprimersi, ma a questo punto abbiamo sempre paura di tirar fuori la vera voce! MED.80.082 - Om namah shivaya
Faremo ora una tecnica di venti minuti che consiste nel cantare insieme le strofe di un mantra; è un esercizio importante perchè lascia il tempo di sentire le difficoltá che riguardano la voce. Piú superiamo le inibizioni e lasciamo uscire la voce cantando, piú entriamo nella tecnica ed esprimiamo la veritá. Fate uscire dunque la vostra voce in modo spontaneo. Un'inibizione frequente é la convinzione di essere stonati, perché qualcuno, in passato, c’è l'ha detto. Subiamo infatti inibizioni esterne, che interiorizziamo a livello di Super-io e che continuiamo a ripercuoterci contro anche quando esse non giungono piú dall'esterno. Si crea in questo modo un circolo, il cosidetto "loop". Questi sono tutti blocchi del potere personale; bisogna, invece, imparare a tirare fuori la giusta parte di identità, la propria individualità. Guardiamo bene il problema. Ogni volta che dobbiamo esprimere qualcosa, siamo condizionati dal giudizio sul nostro potere personale e non importa se questo ci è arrivato dall' esterno o proviene direttamente dall' interno: la verità è che abbiamo paura di essere quello che siamo. Avete paura di fare "brutta figura" e vi bloccate. Dovete rischiare! Fermarsi all'inizio del canto frena tutto!Molti durante la tecnica hanno aperto gli occhi o non cantavano, mentre è necessario centrarsi su di sé, essere in contatto con la propria energia, senza timore del giudizio altrui. Quando si cantano i mantra, non bisogna fare uscire la voce solo per farla sentire agli altri. Dovete usare la vostra vibrazione, la vostra voce!Molti di voi hanno difficoltá verso il canto perché lo collegano alla liturgia religiosa; tutti siamo passati da quel condizionamento, ma pochi l'hanno accettato. Qualcuno ha reagito, ad esempio tacendo quando esso gli veniva imposto (ma dentro gli é rimasto comunque un "no" assoluto verso il canto). Così, trovandosi in una situazione divertente, questa persona non si lascierà andare: ad una festa, per es., non riuscirà ad iniziare a ballare; questo atteggiamento diventa, quindi, un rifiuto a godersi la vita. Il canto, la danza, sono forme espressive che rientrano nella sfera del quinto chakra.

La connessione del quinto chakra con tutti gli altri chakra
Il quinto chakra é molto connesso con il secondo. Questi due chakra sono in stretto contatto, infatti la voce é un importante canale di espressione della sessualitá. I piú semplici messaggi di quinto chakra, presenti anche negli animali, sono di paura, rabbia, difesa e di sessualitá. Molto di ció che i bambini fanno é espresso dal secondo chakra in relazione con il quinto, per cui tanti blocchi si sciolgono soltanto lavorando sulla voce. Qualsiasi persona quando si apre e si lascia vivere lasciando fluire le proprie emozioni, comincia a godersi l’esistenza.Altrimenti, si avverte una mancanza di piacere, di gusto nel fare le cose. Tutti i chakra, comunque, sono in contatto con il quinto. Con la voce e la gestualitá esprimiamo la paura fisica di primo chakra, quella psichica di secondo chakra e il potere di terzo chakra. Sul cuore il problema diventa complesso, perchè spesso i genitori ci hanno bloccato e abbiamo imparato, così, a chiudere questo centro. In questo modo si inibisce il quarto livello del quinto chakra, il punto di contatto fra il quarto e il quinto chakra. Diventa difficile dire parole semplici che permettano di capirsi e di andare a fondo nei rapporti. Molte relazioni falliscono per mancanza di dialogo, o di contatto fisico, cioé per un quinto chakra bloccato. La paura o la vergogna fanno spesso assumere una strategia di comunicazione assai diversa da quello che sentiamo e che vorremmo in realtà attuare. Ad esempio: amo una persona e quando la vedo mi irrigidisco e non le parlo, o addirittura la evito. Tutto ció che passa per il cuore viene nel novanta per cento dei casi espresso dal quinto chakra; se ho tanta energia a livello del cuore infatti parlo, canto, sorrido. Un’altra cosa invece è il parlare a sproposito dei logorroici che nasconde un grande vuoto e non esprime la loro veritá. Essi non affrontano mai un vero problema, parlano solo di cose marginali e inutili. Quando il cuore é aperto, l'espressione lo manifesta. La gola si trova a metá strada fra il cuore e il sesto chakra (inteso come cervello): se tra essi c'é integrazione, ci esprimiamo bene.

La comunicazione
Oggi cerchiamo di sciogliere la gola, dovete parlare tutti, senza lasciarvi frenare
dalla paura iniziale, proprio come nella Meditazione Dinamica: se mi blocco durante la catarsi, vado fuori gioco e non arrivo certo ai miei reali problemi. Se vi frenate, frenate l'intero gruppo! Dovete assolutamente vedervi questo comportamento ed eliminarlo durante il seminario, nell’interesse comune. In un gioco di comunicazione, non puó restare fuori nessuno; mentre, ad esempio, sul primo chakra qualcuno puó ancora decidere di rimanere un po' piú chiuso degli altri, sul quinto non é possibile comportarsi in questo modo. È un chakra difficile!L'anno scorso alcune persone sono scappate durante il quinto seminario, perché invece di sfruttare l'occasione di superare finalmente le proprie paure, si sono lasciate prendere dal panico e hanno defezionato. Quelle persone hanno creato una rottura abbastanza pesante in tutto il gruppo. Provate quindi a non fermarvi per non bloccare l'energia collettiva.


La dipendenza
La parte alta del quinto chakra ha a che fare con l'apparato digerente e viene soddisfatta istintivamente col cibo. Una persona può saziare il suo blocco orale con una serie di sostanze e mantenere contemporaneamente una parte del suo quinto chakra aperta. Ma di solito non é cosí; l'oralitá e il quinto chakra si condizionano spesso reciprocamente. Ad esempio, se non diciamo le cose fino in fondo, poi ció che abbiamo lasciato indietro vuole la sua parte e noi dobbiamo soddisfarla dandogli lo zucchero o le sigarette. Lo zucchero raffinato fa male; non é un carboidrato semplice, per cui la sua molecola richiede parecchio tempo per essere scissa; lo zucchero normale va direttamente al cervello e lo danneggia.

Gibberish
Nel nostro vissuto quotidiano usualmente tagliamo fuori dal comportamento tutta la ricchezza della gamma espressiva che, invece, i bambini ancora possiedono. Alcune persone si controllano costantemente e parlano sempre con lo stesso timbro di voce; se vi accorgete di questo, smettete di parlare ed entrate in contatto diretto con la pancia, là dove nasce l'emozione. Facciamo cinque minuti di "gibberish", una tecnica che consiste nel lasciare uscire a ruota libera ogni sorta di suono o verbalizzazione.Molti di voi si esprimono in modo sempre uguale e allora quello che stiamo facendo non é piú gibberish, diventa semplicemente un altro stereotipo di linguaggio. Proviamo, invece, con questo esercizio, a dare voce alla parte piú silenziosa di noi stessi. Vorrei sapere le vostre reali difficoltá di espressione. Quanti stanno ancora controllando la loro emotivitá? A volte l'abbiamo cosí repressa, da non sapere neanche piú come fare ad esprimerla! Non sappiamo piú cosa vogliamo, né tantomeno chi siamo.

Il Sé e il rapporto con i genitori
Spesso confondiamo il nostro sé con i genitori, costruiamo la nostra personalitá modellandoci su di loro. Per smantellare l'ego, devo tornare allo stato di impersonalitá dell'inizio della vita sul pianeta. La personalitá che ci costruiamo, infatti, non possiede alcun valore a livello di crescita individuale. Un individuo si puó definire con estrema chiarezza anche in una societá che non ha personalitá; ad esempio, fra gli Indiani d'America è il piú forte a diventare capo, mentre il piú mistico diventa sciamano: quella é la loro identità, non è l'ego. Il feto ha entrambi i canali che genereranno i testicoli o le ovaie, ma é solo al secondo mese di gravidanza che si opera una "scelta", che un ormone si sviluppa piú dell'altro, dando origine a uno dei due apparati riproduttori. In casi molto rari, se non c'é prevalenza netta di uno dei due ormoni, nasce un ermafrodita, cioè un individuo che puó avere sia il pene che la vagina. Anche nella creazione della personalitá si opera una scelta: ci modelliamo infatti sul padre o sulla madre. Di solito le femmine sviluppano una personalitá di tipo yin, materno e i maschi di tipo yang, paterno; in realtà abbiamo in noi entrambi gli aspetti, ma uno prevale normalmente sull'altro. Yin e yang possono essere anche scambiati nel caso in cui sia la madre ad avere un atteggiamento duro, maschile e il padre ad essere piú affettuoso, remissivo, piú yin quindi. Se i ruoli dei genitori non sono ben definiti, non strutturiamo chiaramente la nostra personalitá e si crea confusione. La parte yin e quella yang in noi dovrebbero essere in equilibrio fra loro. Ad esempio, una persona decisa, forte, di stampo yang, dovrebbe saper usare in determinate situazioni anche la sensibilitá femminile. Se peró tra i genitori non c'é integrazione, ereditiamo una scissione che cercheremo di risolvere identificandoci con uno solo dei due. Molti di noi si sentono poco integri: c’è chi, infatti, ricalca il modello del padre e chi si identifica invece con la madre. Se i canali tra cervello destro e cervello sinistro non sono formati bene, allora c'é difficoltá di comunicazione tra i due emisferi, che sono i luoghi fisici dove organizziamo l’archetipo yin, parte sinistra-intuitiva e quello yang, parte destra-razionale. In questi casi, il corpo calloso, che costituisce la connessione primaria fra gli emisferi, funziona poco. Alcuni neuroscienziati hanno fatto esperimenti di "split brain", cioé hanno diviso a metá il cervello di alcuni pazienti; hanno tagliato il loro corpo calloso distruggendo cosí centinaia di migliaia di neuroni. Non sembrava all’inizio che ció avesse creato delle conseguenze, i pazienti si comportavano apparentemente in modo normale e ci vollero molti esperimenti per capire il danno fatto. Se gli emisferi sono sconnessi, non sappiamo piú quello che facciamo. Noi stessi rispecchiamo i difetti della cultura dissociata in cui viviamo.Possiamo essere dissociati in maniera più o meno netta; a volte, infatti, una personalitá definita convive con una parte in ombra, a volte la confusione, invece, è totale. Il punto importante è andare nel centro, entrare in quella parte di coscienza che non dipende dai genitori. Lavorando sugli schizofrenici, accade che si debba intervenire anche sui genitori, perché per guarire questi pazienti occorre reintegrare il nucleo familiare. Quando dobbiamo comunicare é evidente che, dovendo esprimere noi stessi, la nostra veritá, se siamo identificati con comportamenti esteriori, andiamo in crisi. I nostri due emisferi sono i genitori psiconeurologicamente interiorizzati. I modelli yin e yang dei genitori vengono da noi inglobati come imprinting olografici di azione, emozione, modo di pensare, atteggiamento. Se, ad esempio, entriamo in conflitto con la madre e la rifiutiamo per una serie di motivi, tutta l'energia che arriva dal lobo sinistro del cervello non puó esprimersi; da ciò deriva un comportamento conflittuale. Se poi abbiamo problemi con entrambi i genitori, il cervello a quel punto entra in uno stato di confusione e come risultato saremo dissociati. Anche quando non esprimiamo una parte di noi ci ammaliamo; in questo caso infatti si dissocia la comunicazione interna. Padre e madre interiorizzati sono le persone con cui veniamo a contatto nei primi anni di vita (non importa se quelli veri magari sono morti). Il modello Cyber rappresenta l'unitá di coscienza, che si struttura mediante progressive differenziazioni sulla base di informazioni aggregate dall'esterno e memorizzate all'interno. Fino ad una certa etá, piú o meno quattro o cinque anni, non capiamo se i modelli che abbiamo interiorizzato sono funzionali. Ad esempio, se ricalco l'archetipo materno e poi crescendo mi accorgo che mia madre ha dei problemi, non voglio piú conformarmi a questo modello che ormai ho dentro!Rifiutando quell'archetipo, creo un conflitto interiore e mi ammalo. Cosa si puó fare? Gurdjieff sosteneva che non ci puó essere evoluzione spirituale fin quando non si va d'accordo con i genitori e si perdonano in modo profondo, non solo formale (anche nel caso siano morti).Ho compreso di aver ricevuto un messaggio sbagliato, ho capito perché l'ho avuto, l'ho corretto, me ne distacco e perdono. Posso non essere d'accordo con i genitori da un punto di vista etico-morale, ma se accetto di essere loro figlio e di avere comunque ricevuto amore, il conflitto cessa. Se reagisco invece con l'odio e rifiuto un genitore, mi metto in disaccordo con un'informazione che ormai ho dentro di me: possono allora nascere malattie di vario genere. La malattia puó diventare il nostro Maestro, puó insegnarci molte cose se siamo sinceri con ció che ci sta accadendo. In quel momento infatti siamo in contatto con la veritá. Seguendo la via piú lunga, spirituale, si può restare in una posizione di conflitto con i genitori finché non si ha un satori, che permette di vedere con un unico sguardo, non solo tutta la vita presente, ma anche quelle passate e così tutto si scioglie. Ma questo si puó ottenere solo facendo molta meditazione. Con la "psicoanalisi", la "bioenergetica", l'"emotional release", si chiariscono i condizionamenti che derivano dai genitori e si può distinguere fra ció che "noi" siamo e ció che "loro" ci hanno dato. Si puó cosí discriminare fra amore per i genitori e rifiuto per le cose sbagliate che ci hanno trasmesso. È piú semplice di quanto sembra. Dai genitori ho un'educazione che posso accettare solo in parte, senza per questo odiarli. Un conto, però, é il livello teorico di riconoscimento di quanto e come i genitori ci hanno condizionato, un conto é il condizionamento operante a livello fisico! Ci sono comportamenti deviati, errori inconsci, che indipendentemente dalla propria volontà si manifestano nelle situazioni. Non è possibile, infatti, fare una cosa e contemporaneamente il suo opposto. Bisogna riuscire a vedere l'opposto come parte di un'unitá; ma per fare questo ci vuole una logica piú alta, la consapevolezza, che permette di vedere le cose con piú distacco.E' importante saper cambiare la polaritá che diamo alle cose; togliendo la polaritá emozionale eliminiamo di coseguenza le proiezioni e quindi il conflitto. Un esercizio utile é quello di impersonare i genitori; alcuni, però, hanno trovato difficoltá a farlo, perché hanno dentro troppo di loro, così che, facendo l'esercizio coscientemente, nel loro cervello si é creato un vero e proprio corto circuito.

Il giudizio sociale
Sarebbe utile se le persone che hanno dei problemi ben precisi li facessero uscire. A volte infatti su un nostro problema creiamo una favola e ce la raccontiamo per tutta la vita. È invece importante uscire nel cerchio e dire il problema cosí com'é realmente. Nella vita quotidiana é normale avere paura di mettersi a nudo, ma nel gruppo la situazione é diversa. Il quinto seminario é fondamentale per fare un salto di coscienza, ma questo è possibile solo rischiando in prima persona. Qui è possibile rischiare, perchè si può contare sull’appoggio degli altri; siamo tutti infatti coinvolti nel medesimo processo di trasformazione.È già qualcosa comunque essere consci di un problema, anche senza volerlo dire al gruppo. Un problema esistente è qualcosa di reale. Entrando nel cerchio, sfondate la barriera del sociale e questo è un passaggio fondamentale per la crescita interiore. Voi tendete a non esprimere le paure di fondo - i grossi dolori - e lasciate uscire soltanto le cose marginali, superficiali. C'é, ad esempio, qualcuno che scherza in continuazione per nascondere la sua sofferenza. Avete paura di andare al fondo di voi stessi perché non volete entrare in contatto col dolore. Da bambini soffriamo e speriamo che il genitore si accorga del nostro dolore, invece, di solito, succede il contrario. Dobbiamo raggiungere una maturitá di quinto chakra, che ci permetta di dichiarare in ogni circostanza quello che abbiamo dentro, per essere in contatto diretto con ció che siamo; diventiamo così consapevoli anche dei nostri lati negativi. Se non lo facciamo, a livello psicofisico e linguistico, una parte di noi rimane silenziosa e magari é la parte piú grossa, quella che continua a lavorare sotto. Chi vuole tirare fuori un suo "bubbone"? Quanti sentono di averlo, ma non vogliono manifestarlo? Perché non riuscite a parlarne, l'ambiente non vi sembra accogliente? Vi sentite incapaci di farlo, o avete paura? Temete il giudizio? Se esprimete un problema collettivamente, andate a toccare il punto del giudizio che é proprio il motivo per cui vi siete chiusi. Di solito, temete che vi torni indietro un'energia negativa, ma nel gruppo questo non succede! Se esternate un vostro problema, lo portate a livello sociale e vanificate in questo modo la paura del giudizio. Capite l'importanza di questo momento? Dovete mettervi in gioco altrimenti frenate il gruppo. Avere il coraggio di uscire nel cerchio è importante, perchè solo così scoppiano le emozioni collettive. Aprirsi al gruppo é aprirsi a sé stessi, poiché il gruppo ci fa da specchio. In questo seminario ho tolto il tabacco, l'alcool e gli zuccheri proprio per portarvi ad un maggior impatto con le emozioni. Oggi potete realmente giocarvi.

Le emozioni
Non voglio che siate seri, ma che entriate in contatto con la parte di voi che
normalmente non avete la forza di esprimere. Ad esempio, é realmente cambiato qualcosa nella vita di una vostra compagna, da quando, in primavera, é riuscita a tirare fuori la sua rabbia. Il gruppo comincia a funzionare se le persone si giocano fino in fondo alimentando con la loro totale partecipazione l’energia collettiva: si verifica, allora, una catarsi dietro l'altra e questo processo a catena permette all’emotività di liberarsi; non mi interessa infatti che usciate nel cerchio ad esporre il vostro problema restando tutti nella testa, senza pathos. Voglio che escano le emozioni. Capire di avere un problema é il primo passo, ma é solo lo sblocco emozionale a farci fare un salto. Quando le persone si aprono dichiarando i loro problemi reali, si crea un'estrema unitá nel gruppo e si verificano vere e proprie trasformazioni alchemiche. Bastano due persone che non si aprono per creare diffidenza nel resto del gruppo. Non siete per questo obbligati ad entrare nel cerchio, ma se vi negate in partenza questa possibilitá, frenate il gruppo. So che temete di star male, ma dovete lo stesso superare i vostri timori e partecipare fino in fondo. Tutti quotidianamente viviamo una serie di emozioni che non trovano risposta; qui non si ha certo la pretesa di trovare una giustificazione a tutto quello che succede. E’ importante però che continuiate a comunicare ció che realmente sentite perchè il gruppo é nello spazio adatto ad ascoltare i problemi.

Yin e Yang
Nei blocchi di quinto chakra la componente yang, piú evidente, non é, però, l'unica.Abbiamo finora lavorato sulla mancanza e sull'eccesso di comunicazione derivanti dall'imprinting paterno, tirando fuori le cose non dette al padre e usando soprattutto la nostra forza. Ora sta uscendo l'altro lato, invece, quello affettivo. I blocchi della componente materna sono piú difficili da risolvere. Una mamma un po' "assente" é un fatto cronico, di fondo e non acuto, per cui risulta difficile ribellarsi, perché un po' di affetto comunque lo si riceve, anche se insufficiente. Spesso le mamme di questo tipo hanno un seno povero, non allattano, facendo mancare al bambino anche il contatto di soddisfazione orale proprio del quinto chakra.La mattina é piú yang e si presta ad un lavoro piú pesante, mentre nella seconda parte della giornata possiamo affrontare un lavoro piú morbido.Dobbiamo far uscire la mancanza di fondo del piacere di vivere, a cui é piú difficile dare una risposta; abbiamo usato la musica e il canto proprio perché questa sensazione è qualcosa che non si puó esprimere a parole e a cui non riusciamo a ribellarci apertamente. Le nostre madri hanno avuto grosse difficoltá ad esprimere il loro lato femminile a causa di un retaggio millenario di cultura prettamente maschilista. Ma comprendere che si tratta di un problema storico non ci giova, non ci fa stare meglio. Quello che permette di superare realmente il problema é la spiritualità, intesa come piacere di esistere che ti apre il cuore, dimensione in cui senti la Vita come Grande Madre, grande coscienza, che ti nutre e ti dá qualcosa sempre. Questa è l'unica medicina per la carenza cronica di amore. L'affettivitá che troviamo all'esterno serve ad esaudire un nostro bisogno contingente, ma poi, quando il momento passa, ne sentiamo la mancanza; occorre quindi ritrovare un'altra connessione, qualcosa che dia sempre nutrimento alla nostra parte sensoriale di piacere, cioé la vita come Grande Madre, che ci dona piacere in ogni istante, quando ci muoviamo, respiriamo, qualsiasi cosa facciamo. Per questo è piú adatta la sera, perché è un momento in cui si entra in uno spazio piú oscuro, onirico, femminile, uterino. Su questo argomento è stato scritto un libro molto bello, "Il mistero del fiore d'oro" di Lao-Tzu, esistente in due edizioni, una con prefazione di Jung, l'altra di Wilhelm, entrambe di estrema importanza. Jung illustra la mentalitá occidentale, sotto un aspetto psicologico; Wilhelm ci parla della realtá energetica del mondo orientale. Ci vorrebbe una sola prefazione che le unisca entrambe. Il libro é un testo mistico sullo Yin , la parte inconscia, oscura, sotterranea, e lo Yang, la parte cosciente, celeste. L'evoluzione c'é quando il terzo occhio, la coscienza, che per Lao-Tzu é il Dantien superiore, muove la sua luce verso il chakra sotto l'ombelico, il Dantien inferiore e mette in moto la circolazione della luce; allora lo Yin e lo Yang della coscienza e dell'inconscio cominciano a fluire e si incontrano. Dalla fusione degli opposti nasce il cuore del feto energetico, spirituale, che é la nostra vera natura spirituale, a cui diamo nutrimento per aiutarne la crescita. Durante i precedenti seminari abbiamo lavorato di piú sul maschile; sul femminile, anche nel seminario dedicato al cuore, abbiamo avuto dei problemi. Ora cerchiamo di approfondire questo aspetto.È il lato che concerne il piacere di vivere. Quando c'é confusione circa il ruolo dei genitori ed abbiamo una cronica carenza di affetto, tipica della nostra societá, perdiamo il piacere di vivere, il lato yin della vita. Quando guadagnamo il primo livello di spiritualitá, proiettiamo sulla spiritualitá sia la figura del padre che quella della madre. È un processo di quarto, quinto chakra, perció ne parlo ora. Il lato maschile é quello solare, della coscienza, della comprensione; é il Dio Sole, é Ra. Ma altrettanto importante è il lato femminile, che nelle religioni originarie era sempre presente. Shiva veniva adorato assieme a Devi, la sua Shakti, la sua stessa energia femminile. Erano raffigurati mentre facevano l’amore in piedi, con la schiena diritta, in posizione verticale, per consentire alle energie terrestri di venire elevate e sacralizzate, con un enorme amore. La ripresa di questi archetipi così profondi, serviva a ritrovare la fusione del maschile e femminile interiori. Altrimenti le due parti restano separate. Questo processo alchemico di "coniunctio oppositorum" é un punto fondamentale di comprensione, presente in tutte le piú antiche tradizioni, pensate al Tao.

La consapevolezza sensoriale
Cerchiamo perció di entrare in contatto con quella parte della nostra esperienza che ci dá piacere sempre, cioé la consapevolezza del presente, la consapevolezza sensoriale. I sensi sono sempre portatori di energia positiva, tranne quando è presente un grosso dolore. Adesso, ad esempio, dovremmo essere consapevoli del piacere di respirare, di stare seduti, di essere tra amici, di poter usare la nostra intelligenza e la nostra vita, di poter sentire il corpo, ogni senso, infatti, puó diventare un veicolo di sottilissimo piacere. Se entriamo in contatto col cuore, che va ad aprire il secondo chakra e quindi la parte piú femminile del primo chakra, del corpo fisico e riapriamo i centri alti della coscienza, possiamo usare il canto per riallineare il nostro essere nell'unità. Rientriamo allora in quella matrice che é la vera base della meditazione, é un piacere neutro, un leggero sorriso interiore, non un riso. È il sorriso delle raffigurazioni del Buddha, che si sta godendo la vita e non ha bisogno di nulla. Quando entro in questo stato, trovo la risposta che andavo cercando perchè apro la ferita della vita originaria, dove ho avuto una mancanza di yin, di mamma. Ritorniamo quindi al problema del rapporto con i genitori, della privazione di amore nell’infanzia. Il confronto con i genitori non deve avvenire fisicamente, l’importante è lasciare andare le emozioni qui nel gruppo. La finalitá del lavoro non é di risolvere completamente tutto, perchè questo non è possibile. Se siamo in contatto con noi stessi, la nostra comunicazione sará chiara, pulita; il nostro compito è di ricercare la consapevolezza di un percorso. Una volta che avete imparato la strada, potete con la comprensione guidarvi in qualsiasi luogo e situazione vi troviate; ad esempio, se vi sentite angustiati da qualcosa, fermatevi un attimo e riflettete: quello che state facendo magari non vi appartiene, lo state facendo solo per dei condizionamenti ricevuti. Questa consapevolezza vi permetterà di andare avanti nella giusta direzione. Il nostro scopo è ritrovare la centralitá, il piacere di vivere, che in questo momento giá un po' c'é. Sento che c'é piacevolezza, il gruppo si é un po' sciolto, c'é maggiore fluiditá. Vale la pena allora di andare piú in profonditá sull' "Io" piuttosto che fare una catarsi sui genitori.
La creatività
Il quinto chakra é molto in risonanza col secondo, perché entrambi sono particolarmente creativi. Nel secondo chakra si crea un bambino, si crea la matrice della vita e la stessa energia, quando sale al quinto, crea nel mondo oggettivo. Potremmo dire che il secondo, piú yin, é il chakra creativo a livello biologico, mentre il quinto, più yang, è creativo a livello esterno.Noi creiamo esattamente ció che siamo; un artista crea ció che é, uno scienziato scopre ció che egli stesso é. Quando si pensava che la Terra fosse il centro dell' Universo, gli uomini erano ancorati alla loro terra, al loro ego. Il sistema eliocentrico, in cui il Sole é il centro del sistema solare, rivela invece una maggiore comprensione del nostro ruolo e della nostra posizione nel creato, esprimendo anche l’idea di un' energia e di un Sé molto piú elevati. Gli scienziati cercano la fusione, ma non la troveranno, se non accidentalmente, finchè non avranno attuato la fusione al loro interno. Il principio di coerenza che ha originato il laser e tutta la serie di progressi olografici, é nato in un momento storico in cui si ritiene che stia per iniziare l'Etá dell'Aquario, in una atmosfera, cioè, in cui si respira una sempre maggior coerenza interna. Ogni cosa facciamo, con piú o meno cuore, esprime noi stessi. Qualsiasi gesto, o parola, é creativitá. Il quinto chakra é di per sé creativo, ma se non sappiamo chi siamo, se non siamo in relazione con la nostra vera identità, non possiamo creare nulla. Se pensiamo di essere ció che in realtá sono i nostri genitori, daremo origine a ció che loro volevano creare! Qualsiasi genitore infatti é convinto che il figlio potrá fare ció che non é riuscito a lui. Ovviamente questo costituisce un ostacolo enorme sul quinto chakra; la nostra operativitá nel mondo esterno, nel lavoro, nella vita affettiva, é, in realtá, quella dei nostri genitori, quello che loro hanno piú o meno realizzato o che comunque era loro progetto realizzare e non ha niente a che vedere con la nostra creativitá. Tutta l'arte moderna é un processo creativo che risente enormemente del "falso io".Gli artisti disegnano la loro frattura interiore, creando, ad esempio, mostruosi uomini a pezzi, perché viviamo in un' epoca che ci fa a pezzi! Questa é l'arte oggettiva, condizionata dalla societá, dal nostro tempo. Gurdjieff sosteneva che l'arte puó diventare soggettiva e nel momento in cui lo diventa, trascende lo spazio e il tempo e quindi anche l'ego. Un pezzo nato dall'arte soggettiva produce lo stesso effetto in qualunque epoca lo si collochi, ma solo chi é sé stesso puó comprendere le opere nate da quest'arte. Gurdjieff ha scritto un libro il cui solo titolo costituisce un messaggio importantissimo: "Il mondo esiste solo quando io esisto"; se "io non sono", ció che "il mondo é" risulta falso e anche il mio ruolo all'interno del mondo sará falso e la mia creativitá di conseguenza sará deviata. La creativitá é un processo fondamentale, perché viviamo in un mondo che si é rovinato per un uso esagerato ed improprio del quinto chakra. Forse in tutta la storia non c'é mai stata un'epoca in cui si é usato cosí tanto il quinto chakra come la nostra; tutti infatti vogliono dire la loro, ci sono tantissimi telegiornali, quotidiani, riviste, con migliaia di opinioni di persone che non contano nulla, su temi irrilevanti, perchè c'é ovunque un desiderio represso da migliaia di anni di esprimersi. Le case editrici sono sommerse da libri in attesa di pubblicazione, tutti vogliono scrivere libri per dire ciò che pensano e diquesti solo uno su mille ha valore. Comunque il quinto chakra si sviluppa e le persone che prima tacevano, ad esempio le donne, o le minoranze etniche, possono sempre di più avere una voce in capitolo. Parlo di questo solo adesso perché prima dovevo parlarvi dell' Io, é importante infatti avere un io vero, solido, un senso di reale identitá. Il nostro corpo ha il suo centro, possiamo chiamarlo "Io", oppure "Sé", non ha importanza, importante é sentire che ci siamo veramente. Non sto filosofando. Io sono quí e sono semplicemente io. Tutto il nostro lavoro vuole arrivare a questo stato di presenza. Con la tecnica del "Chi sono io?" verbalizzo tutto quello che mi passa per la testa, finché per un processo di feedback mi accorgo di aver detto solo assurditá e finalmente mi sento, entrando semplicemente in contatto con quello che sono ad un livello piú profondo. Magari non riesco ad esprimerlo, ma lo sento nel momento presente. Quest' ultimo secolo ha visto un enorme sviluppo della mente; i livelli di analfabetismo si sono ridotti, mentre il livello di informazione é cresciuto a dismisura. Ci sará in futuro un processo di riduzione di questa tendenza, perché di informazione ora ce n’ è troppa e soprattutto contiene il terzo chakra che é inflazionante. Ogni canale di informazione infatti ci trasmette un unico messaggio di terzo chakra, un "compra!" esteso a stampa, televisione, radio. Ma la quarta densitá, autocosciente e spirituale, comincia a farsi strada e per fortuna qualcuno comincia a parlare della vera essenza umana, della via per raggiungere la spiritualitá. La nostra civiltá é molto influenzata dal quinto raggio, che a livello esoterico é il raggio della scienza creativa. Questo raggio, presente già da qualche secolo, ha permesso il grande sviluppo tecnologico e scientifico della nostra era, ma ora sta calando di intensità così che le scoperte si ridurranno gradualmente per uniformarsi ai veri bisogni umani, quelli del sé e non dell' ego. La creativitá in questo momento é un obbligo per chiunque sia minimamente in contatto con sé stesso; questa necessità dovete sentirla perché il Pianeta stesso richiede un assunzione di responsabilità, non perché qualcuno vi obbliga a farlo. Noi siamo parte di un pianeta malato; siamo una cellula che accorgendosi di essere in un corpo malato, attua dei meccanismi di sopravvivenza per non morire. La nostra responsabilitá quindi é di mantenere la vita e di elevarla a una maggior densitá di consapevolezza. Questo è lo scopo di Cyber; al di lá di questo vanno invece i Maestri, che svolgono un'opera di sesto livello. Noi siamo sul quinto livello, trasmettiamo infatti un'informazione che diventa creativa. Chi scopre sé stesso deve capire l'importanza di parlare chiaramente, in un modo il piú possibile impersonale, perché la situazione che ci circonda é ormai catastrofica. Se non reggiamo piú una situazione falsa, dobbiamo dirlo chiaramente, ad esempio, sul lavoro: se il capo mi tratta male glielo devo dire, spiegandogli che cosí rendo meno! L'Oriente é piú agguerrito dell' Occidente nel produrre economia a basso costo, perché ha alle spalle una tradizione buddhista, dove il Sanga, l'unitá di tutte le persone che formano un corpo unico, é qualcosa di presente fin dalla prima parola che il Buddhismo insegna (Sangam Sharanam Gatchami). Questa condizione riflessa a livello di industria crea una forte unitá; chi lavora infatti sente di essere parte di un organismo, c'é un forte senso di appartenenza a qualcosa di più grande, che in questo caso comunque risulta deviato (i Giapponesi rinunciano anche alle vacanze per lavorare e così non si crea certo spiritualitá). Hanno comunque un'attitudine di fondo che noi non abbiamo, anche se ultimamente in Occidente si sta capendo l’ importanza di questo punto. Dobbiamo ascoltare quello che viene da dentro e imparare a dire sia i "si" che i "no" e rischiare, farci avanti; non è più sufficiente dire "sarebbe meglio fare", io posso, devo fare! Allora mi prendo la responsabilitá di agire, di produrre creativamente. Questo processo creativo l'anno scorso ha dato buoni risultati: i partecipanti all'Accademia ci hanno aiutato a fare dei libri, hanno collaborato all'associazione mettendo la loro energia creativa. Ora c'é anche il Villaggio Globale, punto di enorme importanza, che ha bisogno della vostra partecipazione per potersi sviluppare. Per questo progetto stiamo veramente rischiando, ma ne vale la pena, perché c'é realmente bisogno di un posto cosí, che può diventare per le sue caratteristiche unico al mondo; dobbiamo creare una struttura dove poter realizzare reali miglioramenti in vari campi, come l'ecologia, la medicina, l’arte ecc. Questo piccolo esempio di civiltá coerente puó accelerare l'evoluzione sociale umana. Le esperienze che state vivendo ora non devono rimanere isolate! A Bagni di Lucca abbiamo giá fatto un esperimento di tre mesi che ha avuto successo e questo è potuto accadere soprattutto per l’apporto dato da un gruppo di collaboratori che venivano anche dall’Accademia. Non ci sono fini individuali di lucro o ricerca di potere personale in questo impegno collettivo, solo la volontà di costruire qualcosa di spirituale e creativo. La situazione del Pianeta, infatti, é grave. Tutti i parametri di danno ecosistemico (inquinamento, sovrappopolazione ecc.) sono in aumento e apparentemente non ci sono segni di inversione del processo. In un futuro molto prossimo si verificheranno vere e proprie catastrofi. Tutti i gruppi che agiscono concretamente, come il nostro, seguono il principio "think globally, act locally", pensa in maniera planetaria e agisci lí dove sei. Noi siamo qui e possiamo usare le nostre energie; divulgheremo anche il materiale relativo all' Accademia per dimostrare che é possibile superare i condizionamenti e trovare un nuovo livello di coscienza e di crescita. Intanto cercate di usare la vostra creativitá nella vita quotidiana, nello studio, sul lavoro. La Nuova Era é un'era collettiva, insieme diventiamo una forza e possiamo cambiare le cose. C'é qualcuno che vuole collaborare? Io cerco di definire la medicina olistica in modo semplice, per arrivare a persone come voi, che non hanno conoscenze specifiche di medicina, psicologia, esoterismo, ma in realtá il discorso é molto più complesso. Ho letto molti libri da cui ho estrapolato un linguaggio-base; non é il modo che piú mi soddisfa questo, ma é quello di cui c'é bisogno ora! Un anno di Accademia non é sufficiente, il lavoro puó andare estremamente avanti. Vogliamo inoltre avviare un progetto di alta coerenza, cominciare a creare un cerchio di medicina olistica che sia sacro, in cui le persone sappiano entrare subito in meditazione. Un gruppo che legga insieme libri di medicina spirituale, molto profondi, di cui all'inizio si capirá magari poco, e a cui accostarsi con grande umiltá; sperimenteremo anche nuove tecniche di meditazione orientate alla guarigione e all’evoluzione, individuale e collettiva, creando un cerchio di energia sempre più luminosa. L'unica qualitá che richiedo é di essere chiari sulla vostra vera finalitá, che é trovare il vuoto, la vera dimensione della meditazione, fermando la mente.

IL SESTO CHAKRA - DISCORSO SUL SESTO CHAKRAIl livello della coscienza globale

Il sesto livello e il sesto chakra sono molto importanti perchè il sesto livello é quello piú attinente alla coscienza, al suo nucleo centrale. La coscienza nel corpo umano si manifesta nella zona del cuore; qui la sentiamo a livello di presenza fisica. Se però non siamo abbastanza in contatto con il nostro corpo, o se vogliamo identificare il punto del centro della coscienza, dobbiamo rintracciare la sua posizione proprio fra gli occhi. Nelle persone meno evolute, che hanno sviluppato di piú l'intelletto, questo senso di coscienza diventa l'io della mente. Se leggete il libro "L' io della mente", vi accorgete che l'autore parla con la testa perchè non ha sviluppato minimamente il senso piú profondo dell' essere. L'identitá viene così trasferita ad un livello inferiore, di identitá mentale: "io sono ció che penso, sono la mia mente". Il sesto centro é anche mente, su un livello piú fisico, infatti, é costituito dal cervello coi sensi; ma considerato su un piano piú elevato esso é il centro di comando che prende dai sensi le informazioni che arrivano da tutto il corpo al cervello e ne comprende il senso globale, unitario. Il cervello riceve informazioni sensoriali da tutto il corpo, ma soprattutto dalla testa.Nella testa ci sono gli occhi, le orecchie, il naso, la bocca; la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto arrivano così direttamente al centro di coscienza, che abbiamo chiamato Cyber. Cyber rappresenta la capacitá di conoscere le informazioni e di comprenderne il senso, la sua funzione quindi è fondamentale. Noi "ci siamo" solo in quanto riusciamo a percepire il mondo. Ma chi percepisce, ovvero l'osservatore, é esattamente il centro del sesto livello, del sesto chakra, chiamato di solito "Sé". Molte scuole l'hanno definito "l'osservatore", in quanto, fra tutti i sensi, la vista é quella piú direttamente in contatto con il sesto livello, poiché gestisce l'informazione che arriva direttamente attraverso la luce. Il sesto livello é "luce-coscienza", in alcuni testi viene denominato anche come "luce-amore"; noi intendiamo usualmente la luce come fascio di fotoni, in realtá essa possiede un senso molto piú profondo, perché aggrega, unisce. Noi vediamo ció che ci circonda, costituito da una massa infinita di fotoni, come un tutt'uno. Alcune scuole sostenevano che nell'occhio si trova la via della liberazione, dell'evoluzione spirituale e questo é vero sotto molti punti di vista.È vero in senso fisico, perché anche solo l’imparare a vedere fisicamente in modo diverso é molto importante per l'evoluzione; facciamo esperienza di questo aspetto con la tecnica del Tratack, in cui ci si guarda negli occhi senza sbattere le palpebre, o quando riusciamo ad entrare in contatto con l'energia collettiva del gruppo tenendo gli occhi aperti, senza ancorarsi ad un oggetto in particolare: otteniamo cosí una visione piú unitaria perchè percepiamo la totalitá. A questo primo livello la liberazione passa attraverso lo strumento dell'occhio. Ma c'é qualcosa di molto piú profondo da dire: l'occhio é ció che ci puó dare la sensazione diretta di essere nell'esistenza. L'occhio infatti é lo strumento piú olografico che possediamo. Quando vediamo, sappiamo che, a livello neurofisiologico, i fotoni entrano nell'occhio e vengono rovesciati sulla retina; qui ci sono dei recettori luminosi che reagiscono alle varie gamme d'onda, ai colori ecc. ecc. e trasmettono alla parte posteriore del cervello l'informazione visiva. Il cervello la elabora e ci dá una ricostruzione della realtá sulla base di quei dati. Ma di fatto questo non è quello che vediamo, perchè se così fosse, l’immagine l’avremmo dentro e non fuori; per esempio: quando annusiamo l’aria sappiamo che il profumo viene da fuori, ma quando siamo nella realtá come adesso, non abbiamo semplicemente un'immagine di essa, ci siamo proprio dentro! Non solo la vediamo, non solo è qualcosa che entra in noi, ma entra e viene coordinata olograficamente con tutte le altre informazioni, coi sensi, con le mani, con la presenza e diventa la visione, diventa la realtá. Noi vediamo la realtá e nello stesso tempo la sentiamo globalmente con tutto il corpo.I ciechi invece non la possono vedere, la sentono solo col corpo e perdono cosí il cinquanta per cento delle informazioni. Infatti, quando chiudiamo gli occhi, il cervello diminuisce la sua attivitá di piú del cinquanta per cento. L'energia che il cervello usa per gestire la massa delle informazioni é di circa cinquanta/sessanta microvolt ad occhi aperti e si riduce a quindici/venti microvolt ad occhi chiusi. Ritornando alla presenza, vi invito a guardare attentamente, a sentire il vostro corpo, staccandovi dalla parete. Con gli occhi aperti sentite che ció che vedete non é solo qualcosa che entra nell'occhio, la sensazione infatti é di essere qua, non si tratta solo di un'informazione che entra in noi dall’esterno. Probabilmente questo accade perché mettiamo insieme l'informazione visiva con l'informazione che viene dal corpo, costituita dalla ricezione dei campi elettromagnetici della luce non visibile, quella della percezione sensoriale; quando ci muoviamo lentamente nel mondo, come nel Tai c’i, o nella passeggiata dopo la Meditazione Vipassana, entriamo in questo spazio, siamo nella realtá. Provate ad entrarci in silenzio. Diamo questi movimenti cosí scontati, da non percepirli piú. Il veicolo maggiore di questa percezione é l'occhio. Se chiudete gli occhi sentite solo il corpo dall'interno. Quando li riaprite, avete una visione molto piú intensa della realtá, una sensazione olografica, totale, che racchiude tutti i sensi assieme. Restare immersi in questo senso di totalitá, dove l'occhio ha una parte considerevole unito alla percezione del corpo, costituisce una potente tecnica di liberazione, di ri-risveglio della coscienza, di illuminazione. Se riusciamo a restare a lungo in questo spazio, nel quale l'occhio vede globalmente e il cervello sente globalmente, ci troviamo nel fluire del respiro e della percezione e siamo nel presente. E tanto piú rilassati siamo, tanto piú questo presente é vivo, intenso e ne percepiamo il piacere e la bellezza. In questo spazio, siamo attenti a trecentosessanta gradi, percepiamo tutto: i sensi delle persone, gli odori, i colori; quando il cervello funziona cosí e l'occhio vede cosí, siamo in una situazione olografica, nel presente. Anche l’occhio interno è estremamente importante. Noi viviamo nella realtá esterna per la maggior parte della giornata, quindi l'occhio dev'essere addestrato a percepire la presenza, l'essere nella realtá, ma ogni tanto troviamo anche il tempo di chiudere gli occhi e ritornare dentro noi stessi. E qui l'occhio gioca una parte fondamentale. Quando resta rivolto all'interno, l’occhio puó stare semplicemente fermo e allora percepiamo il nostro corpo, oppure può diventare attivo; il senso della vista, che all'esterno é per necessitá sdoppiato, all'interno ritorna alla sua matrice unitaria, che é l'unione dei due fasci luminosi costituiti dagli occhi.È importante capire come funziona questo meccanismo: gli occhi, ruotando leggermente su loro stessi, piú con l'attenzione che col movimento fisico, tornano indietro e otteniamo così una sensazione di luminositá. Quasi tutte le scuole utilizzano questo concetto, lo chiamano "creazione della luce", "concentrazione sul terzo occhio"; alcune scuole usano la concentrazione degli occhi sulla punta del naso, perché respirando attraverso il naso, si sente la radice del naso e ci si sintonizza così sul terzo occhio. Ogni persona comunque può scoprire la tecnica che gli è più congeniale. Gli occhi, all’esterno, sono due poli, uno negativo, l’altro positivo. Un occhio infatti é collegato alla figura del padre, l’altro alla figura della madre, perció di solito sono diversi fra loro. Metá del nostro volto é maschile, l’altra metá é femminile. Se guardiamo con un solo occhio, sentiamo una delle due polaritá, se poi lo cambiamo, sentiamo quella opposta. Poche persone hanno gli occhi integri, solo quelle i cui genitori avevano un contatto energetico e psichico molto forte e quindi molta centratura. Quando sviluppiamo questo centro di luce sul terzo occhio, significa che abbiamo messo in moto il meccanismo primario della coscienza e dell'energia, che é appunto la luce. La luce comincia allora a prodursi e possiamo veicolarla al resto del corpo. Quando il sesto chakra si attiva, si diventa sensibili alla luce ad un livello piú sottile. Il cervello con i suoi occhi é sensibile alla luce sul piano fisico, mentre l'occhio interiore, su un piano piú elevato, diventa sensibile alla luce interiore delle cose e percepisce la vita degli esseri viventi come energia, come radianza, con una vista arcana, che vede anche ad occhi chiusi. Le persone chiaroveggenti vedono le luci del proprio corpo e di quello degli altri, sia ad occhi aperti, che chiusi. Vedono le aure emanate dagli esseri viventi e non hanno dubbi che una cosa sia viva o morta, che un chakra sia aperto o chiuso. La loro non é un'opinione, ma una visione reale, immediata, poichè hanno sviluppato la qualitá piú elevata del sesto centro. L’ultima caratteristica del sesto chakra riguarda l'aspetto stesso dell'osservare, cioè l’ "avere coscienza di" qualcosa: è il conoscitore, l'occhio che percepisce. Il conoscitore normalmente é distaccato dal conosciuto, tutto ció che vediamo infatti non siamo noi stessi. Esaminiamo i due aspetti del discorso.Possiamo liberarci dal mondo distaccandoci da esso, perché abbiamo preso coscienza del fatto che ció che vediamo non siamo noi e quindi possiamo tornare alla matrice unitaria. Sappiamo anche che le emozioni sono "l'osservato", qualcosa di distinto rispetto al nostro nucleo di identità più profondo. Quando cominciamo ad osservare i nostri pensieri, il flusso delle idee e delle parole interne, i condizionamenti, li vediamo con chiarezza e li possiamo fermare proprio con questo stesso atto di osservazione. Li osservo, me ne distacco e quindi non sono piú loro che comandano me. Sono io che li vedo e che li posso "comandare"; posso anche decidere di non aver bisogno di pensare e restare in silenzio. Questo centro, l'Ajna chakra, é definito come il centro di comando degli esseri viventi, come il comandante che ha in mano la volontá e la possibilitá di decidere. Quindi ci possiamo liberare, attraverso l'osservazione, con il distacco. Ma il sesto centro lavora anche in modo complementare: quando esso si attiva infatti, percepiamo che tutte le cose sono uno ed entrando nella profonditá della coscienza, distaccandoci dall'identificazione con l'esterno, ritroviamo l'unitá con il tutto.Sembra paradossale, ma é cosi: quanto piú ci distacchiamo dalle emozioni, dai bisogni, dalle ideologie ed entriamo in noi stessi, tanto piú la coscienza risulta unitaria e realmente ci sentiamo uniti a tutte le cose su un piano molto piú profondo, quello della visione spirituale (che è appunto unitaria). Le persone che parlano soprattutto di "Uno", i libri, le scuole e i Maestri che parlano di Unitá, che hanno quindi una visione globale, planetaria, sono di sesto livello. Questo livello si puó manifestare in molti campi, dalla politica alla scienza. Einstein cercava le leggi dell'Unitá, i fisici studiano il campo unificato. Cosí la ricerca dell'Unitá di tutte le forme, da San Francesco a Buddha, é di sesto livello. Alcuni Maestri, oltre che di Unitá, parlano di trascendenza e allora sono sul settimo livello, che sará argomento del prossimo seminario. Quando arriviamo all'unitá, al sesto llivello, facciamo un grande salto. Il settimo non é considerato un vero livello, ma una porta verso un'altra dimensione, piú elevata. L'espressione "troppo di testa" significa che il punto primario di identificazione é la mente e non il corpo e la coscienza quindi non risulta unitaria. Quando una persona parla "tutta nella testa", pensa a ció che é piú o meno giusto, ma non sente cosa realmente accade al suo interno; si é fatta solo un'opinione di ció che é, che non costituisce una reale "sensazione di essere". Il terzo occhio in questo caso è coinvolto ad un livello molto basso.

I corpi
Abbiamo il primo corpo diviso in sette segmenti; sul piano fisico questi sette corpi trovano una corrispondenza in altrettanti organi fisici; il sesto corpo quindi é costituito dal cervello con gli occhi fisici. Il cervello sul piano fisico si può paragonare ad una "macchina", che anche gli animali inferiori hanno, che ha il compito di "far funzionare" l’organismo, mentre la coscienza dirige tutto dall'interno, in maniera unitaria; in questa descrizione manca peró totalmente il processo di autocoscienza. Su un piano energetico, parlando di corpi piú sottili, abbiamo le stesse zone definite dai centri chiamati chakra, che hanno sette punti dove interagiscono tra loro. I chakra vengono definiti su piú corpi: il livello eterico-vitale, il livello emozionale, il livello del pensiero e quello del pensiero spirituale. Sopra questo ultimo livello non c'é piú dualitá, c'é la Monade, la vera Unitá che pochissimi hanno raggiunto. Alcuni l'hanno intuita, ne hanno avuto dei "flash", senza averne però un'esperienza continua. Ci sono invece Lama Tibetani e Maestri che vivono sempre in questo stato di totale Unitá.

La disidentificazione
Noi proviamo continuamente emozioni, ma non dobbiamo identificarci con esse. Facciamo un esempio: un animale che vede una preda, non pensa a cosa gli sta succedendo in quel momento, ma agisce istintivamente identificandosi del tutto con l’azione, é solo un corpo che ha fame. Se vogliamo crescere oltre il corpo fisico, dobbiamo mettere in moto altri processi di sviluppo. Purtroppo tutta la storia umana è stata attraversata da un meccanismo perverso che ha prodotto condizionamenti che sono opposti alla naturale fluiditá delle emozioni. La nostra istintivitá, che poteva crescere in modo fluido, naturale, pervenendo in questo modo gradualmente ad un distacco evolutivo senza fratture, é stata invece inibita.Il risultato è che siamo pieni di condizionamenti totalmente innaturali. Per questo il processo del distacco per noi é fondamentale! Nella nostra cultura abbiamo sviluppato la mente astratta, l'intelletto, ad un livello mostruoso. Magari studiamo una parte microscopica di un argomento immenso per tutta la vita e continuiamo a sviscerare solo quella parte. Da questo livello, che é andato largamente fuori dai confini della natura, dobbiamo distaccarci. La Natura infatti é l'unica realtá. Gran parte delle nostre emozioni é innaturale ed é difficile distaccarsene. L'Umanitá avrebbe potuto essere già tutta illuminata e invece questo non é accaduto, perché abbiamo escogitato tecniche cosí artificiali per vivere da rappresentare un ostacolo alla nostra stessa crescita. Pensate ai meccanismi di competizione che si attuano quotidianamente fra noi, alla manomissione delle leggi della Natura, all'oppressione del corpo o al suo esagerato utilizzo. E’ fondamentale allora chiedermi chi sono e quale é il mio "gioco", che per uno scienziato sará la sua ricerca, per un filosofo la conoscenza eccetera; perchè se non mi stacco da questo "gioco", rimango fermo, non posso crescere, non posso salire ad un livello piú elevato di esistenza: l' energia non é infinita, se la spreco tutta per quel "gioco", ostacolo la mia evoluzione (anche le religioni commettono spesso questo errore). Cosí infatti non vedo piú la realtá come è veramente, ma la vedo attraverso una piccola finestra di codici che mi sono costruito, dove il livello linguistico diventa fondamentale, perché la mente parla attraverso il linguaggio e non mi permette più di vedere le cose solo perché ho dato loro un nome!Cosí nelle religioni spesso si usano frasi fatte, ad esempio i Cristiani dicono "abbi fede", e i Sannyasin dicono "mi é arrivato, e me lo devo vedere". Un codice di comportamento usato in modo corretto puó essere uno strumento potentissimo, ma se viene applicato ad un ambito ristretto, diventa un paraocchi. Allora arriva il momento di rompere gli schemi e distaccarsi. L'identificazione con le emozioni é all'origine di tutte le malattie, che nascono per una mancanza di visione distaccata dalle situazioni. L'attaccamento ci impedisce di capire che le cose accadono, si trasformano, seguono il flusso dell'esistenza. Magari non diciamo la veritá solo perché temiamo di perdere qualcosa a cui siamo saldamente attaccati e non seguiamo così la nostra sensazione interna. È un principio importantissimo questo. Abbiamo lavorato sulla proiezione, perché all' inizio tutto é proiezione: vediamo qualcosa, le diamo un nome e abbiamo capito cos'é! Ma le cose non stanno esattamente cosí; se togliamo i nomi, cioé se il cervello riesce a fare silenzio, cominciamo a vedere tutto in un'altra maniera e ci spaventiamo di come il mondo sia diverso dall'idea che ne avevamo. Cosí facendo, togliamo il livello mentale del sesto chakra e vediamo direttamente la realtà, senza bisogno di parole e concetti e di colpo il mondo crolla!

Il vuoto
Le persone hanno il terrore di abbandonare le loro visioni del mondo, perché quando questo accade si ha la sensazione che tutto crolli, lasciando un enorme vuoto. Alcuni filosofi sono arrivati a capire che dietro le cose c'é il nulla, c'é qualcosa di destabilizzante e spaventoso. La bellezza delle filosofie orientali é, invece, nel loro rivedere questo fondo oscuro, questa apparente nullitá, senza giudizio; se proviamo a stare nel vuoto, senza cercare di dargli un senso, ma accettandolo senza riserve, questo stesso vuoto si trasforma e diventa un'altra esperienza di vita, in cui siamo liberi, senza piú valori di base che condizionino le nostre scelte. Questa è un'esperienza estremamente piú dilatata delle cose, se vogliamo meno rassicurante, peró é la Veritá. Sperimentandola ci distacchiamo da una matrice mentale che é quella della societá. Se togliamo energia mentale al terzo occhio, finalmente vediamo la luminositá, perchè con gli occhi aperti abbiamo una visione diretta all'esterno, mentre con gli occhi chiusi raggiungiamo una visione luminosa all'interno. Questa è un'importantissima via di liberazione che accelera molto lo sviluppo.Nella divisione c'é la matrice del dolore. Se mi identifico con una parte soltanto delle cose, soffro. La parola "diavolo" nasce infatti da una radice che significa "dividere", dal verbo greco diá-bállo, "io separo". Nel momento in cui riusciamo a unire le parti, invece, superiamo il dolore (simbolo deriva da sún-bállo, io metto insieme, unisco). Come entrare nel vuoto? Non é facile andare oltre la mente, perché la sua presenza é molto forte. Per riuscire, bisogna sentire innanzitutto il corpo; molti non lo sentono e la loro energia biologica in questo modo non arriva al cervello, viene trasformata e ció che arriva al cervello diventa immediatamente pensiero. Il pensiero è come se "mangiasse" l'energia vitale, la consumasse, non permettendole di arrivare integra alla testa. Il corpo si drena così di energia e la testa si carica di pensieri e da questa situazione diventa difficile uscire, anche se è possibile farlo. Usciamo ora all’aperto, facciamo degli esercizi per ossigenare il corpo e mandare tanta energia alla testa per far diventare i pensieri piú confusi, in modo che si possano calmare. Le persone che vivono in luoghi dove c'é molta energia biologica, ad esempio le fasce calde del pianeta, non sono certo efficienti nel lavoro o nella produzione, ma sentono il corpo con maggior piacere e il loro cervello funziona di meno. Il pensiero piú astratto nasce invece dai popoli nordici, che non sono favoriti dalle condizioni climatiche esterne e godono quindi molto meno il corpo, così che la polaritá va piú sulla testa. Quindi lavoreremo poco col pensiero e useremo invece le energie vitali cercando di percepirne la luminositá; porteremo energia alla testa ed entreremo in uno spazio piú luminoso, aperto, uno spazio di vuoto. Questa é la via positiva al vuoto. C'é però anche una via negativa per raggiungere il vuoto, che é quella, ad esempio, di Krishnamurti, cioè il rendersi conto che nulla di ció che si fa ha un senso, tutto è inutile e assurdo. La "Chiesa dell' eutanasia" sostiene che la razza umana ha sbagliato tutto e dovrebbe scomparire. I due Krishnamurti dicevano che questa realtá é senza ragione, senza scopo, non ha nessun valore e non proponevano nessun atteggiamento per risolvere la situazione; semplicemente vivevano cosí, con questa presa di coscienza, stando nel presente, cercando di godere delle piccole cose. Questa è la via negativa, ma é altrettanto vera di quella positiva.I Maestri piú equilibrati uniscono la via negativa a quella positiva, cioé arrivano al "piacere" di stare in questo spazio senza valore. Il concetto di "illuminato perfetto" é solo mentale e quindi non si concretizza nella realtà; infatti siamo esseri umani e anche se ci illuminiamo la nostra visione diventa piú profonda ma non diventiamo per questo "perfetti". Non acquisiremo la "conoscenza infinita", ma l'onniscienza, l'onnipresenza, che sono realtá tipiche del terzo occhio. Onniscienza significa essere partecipi di un'evoluzione globale, complessiva, che possiede una vastitá immensa e, dato che sul sesto livello si é "Uno", se si entra in questo livello con enorme profonditá, si é come in diretta presenza delle cose che accadono e se ne percepiscono i meccanismi più sottili. Si é "ovunque" nel senso che sul piano eterico, che é il piano della coscienza luminosa, ci si può sentire "la Terra" con tutte le cose che ci sono sopra. Io ho fatto molte esperienze di questo tipo, di entrare nelle cose, ed é una sensazione vertiginosa. Per entrare in questo livello occorre spogliarsi della mente, che é un' illusione. I filosofi dicono tutti cose discordanti tra loro. Se fossero davvero alla ricerca della Veritá, avrebbero trovato fra loro un'unitá di pensiero, di azione; invece si contraddicono a vicenda, sia quelli occidentali che quelli orientali. L'unica cosa che puó unificare é andare oltre il codice mentale filosofico e vedere la realtá. Se rimaniamo semplici, poco intellettualizzati, vediamo la realtá esattamente cosí com'é, ci entriamo concretamente dentro. Il percorso parte dalla meditazione, dobbiamo entrare nel vuoto, in contatto con le energie, le energie così cominciano ad espandersi e si inizia a percepire il lato sottile delle situazioni. Ad un certo punto prendono vita processi di estrema forza, cioé l'apertura dei centri energetici e il movimento dell'energia, dentro, fuori di noi; si verifica così un'apertura della coscienza. Il sesto livello é il livello della coerenza cerebrale, che significa telepatia. Quando siamo in meditazione e percepiamo le energie del gruppo, sentiamo di esse sia l'aspetto positivo che quello negativo, anche se possiamo focalizzarci solo su uno dei due. In questo spazio, comunque, sentiamo tutto. Posso sentire telepaticamente che, in questo momento, da parte di alcuni di voi ci sono dei "no", perché siete convinti di non riuscire a mollare la mente. Chi ha questa sensazione, lo dica. Ad esempio, quando facciamo Vipassana, ci sintonizziamo sul respiro, ma all'inizio i pensieri continuano a tornare; allora torniamo al respiro, finché non si crea una massa critica di energia che rallenta il processo. Magari alla fine c'é ancora qualche pensiero, ma ormai siamo entrati in quella dimensione più allentata, ci siamo dentro. Quella massa di energia ci manda in tilt il pensiero. Si puó vedere quanto una persona sia veramente in meditazione da come si muove alla fine della tecnica: se davvero ha raggiunto quello stato, non potrá aprire subito gli occhi, o muoversi bruscamente, o parlare a voce alta. Non vi dico di non usare la testa, anche lei ha una sua funzione, dico solo che se continuate ad usarla in un certo modo, vi ammalate. Il distacco dalla mente non significa gettarla via, ma usarla quando si vuole. Se impariamo a fermarla, possiamo prenderci ogni tanto uno spazio per riequilibrare noi stessi. Se crediamo di non potercela fare, ci precludiamo in anticipo questa possibilitá.

Gli occhi
Abbiamo provato a vedere la luce interiore fuori, con il sole in faccia, ma questo esperimento si puó fare anche all’interno, risulta solo meno evidente. Chiudete gli occhi e cominciate a concentrare le energie alla radice del naso. Entrando in questo spazio la percezione luminosa si fa piú chiara. Prima di tutto focalizziamo l'energia dei due occhi nel mezzo, poi proviamo ad "aprire" gli occhi rovesciandoli leggermente indietro. Chi ha difficoltá a fare l’esercizio? La difficoltá può essere fisica perché la qualitá degli occhi risulta piuttosto differente, essendo due fasci di luce un po' sfasati tra loro; essi dovrebbero potersi concentrare nel mezzo, ma molti di noi hanno gli occhi diversi e provano fastidio durante la tecnica. Ma l'energia non dipende solo dal corpo fisico! Anche se l'energia non é del tutto bilanciata per la diversitá degli occhi, infatti, la si puó sempre unificare, se lo si desidera. Cominciamo ora a stropicciare gli occhi, osservando i giochi di luci e di colori che appaiono; all'inizio vediamo luminositá, colori, poi notiamo che questi disegni variopinti, simili a mandala, contengono un centro, un punto focale, che puó ricordare un occhio con la pupilla. Riuscite tutti? Schiacciando molto, appaiono delle luci chiare, della stessa densitá di cui parlavamo prima; sono luci lattiginose, dense. Se vi fanno male gli occhi i vostri muscoli sono un po' tesi. Questo è un fenomeno neurofisiologico, perchè gli effetti di luce sono dati dalla stimolazione della retina e del nervo ottico. Vediamo dei disegni molto precisi, perché la retina stessa é precisa, possiede infatti una struttura a mandala. L'occhio é una delle zone del corpo che risente maggiormente delle situazioni di potere; il modo in cui i genitori ci guardano e quindi lo spazio che ci danno nei loro confronti, é molto importante nella formazione della persona. Nelle specie animali, il guardarsi negli occhi é ritenuto un atteggiamento molto aggressivo. Nella nostra societá, é stato calcolato che non ci si puó guardare negli occhi per piú di qualche secondo senza infrangere un comportamento normale. Se una persona mi guarda qualche secondo più del dovuto, mi chiedo cosa voglia da me. Evitiamo quindi, di solito, gli occhi delle persone. Gli occhi sono la porta dell'anima, perché attraverso di loro abbiamo un forte contatto con le emozioni; essi esprimono infatti ció che abbiamo dentro. Se non possiamo esternare le nostre emozioni avremo come risultato un blocco oculare. Ci sono, ad esempio, persone che non riescono a guardare dritto, che guardano sempre in basso, o in alto. Alcune scuole hanno categorizzato i modi di guardare, perché questi si riferiscono a zone del cervello abbastanza precise. Quando lavoriamo sui blocchi oculari, le tensioni cominciano ad uscire, perché per essere veramente sé stessi, bisogna che l'energia piú bassa, di terzo chakra, salga anche agli occhi, come sale agli occhi qualsiasi tipo di energia. Il quinto chakra, come abbiamo avuto già modo di vedere, é connesso, infatti, con tutti gli altri chakra perché parla per tutti indistintamente. L'occhio é una porta del nostro essere che esprime tutta la varietà dei nostri livelli interni. Nella meditazione, la cosa più importante é riuscire a entrare nella luce e mantenerla assolutamente costante; all'inizio può essere difficile bilanciarla, perchè si percepiscono facilmente delle parti piú scure. Superato questo momento iniziale si entra in una dimensione molto profonda, senza fare più fatica. È importante ora ricordare il lavoro che abbiamo fatto sul maschile e sul femminile. Se copriamo l'occhio destro, vedremo col sinistro che é quello femminile. Guardare con un occhio solo provoca una sensazione di fastidio (siamo spinti subito ad aprire anche l’altro) che può trasformarsi in ansia perchè vedere le cose in questo modo scatena in noi un’emozione differente. Proviamo a metterci a coppie e a guardarci nell'occhio aperto, il sinistro. I problemi al lato destro del corpo sono legati al rapporto col padre, quelli al lato sinistro sono legati alla madre. In alcune persone è presente un' inversione delle polaritá perchè il padre era piú yin e la madre piú yang. Al di lá di questo, guardando con l'occhio destro avreste dovuto sentire una serie di fastidi connessi alla relazione con vostro padre e quindi col maschile in generale (col terzo chakra in particolare se col padre avevate una relazione di quel tipo). È importante riconoscere le caratteristiche dei genitori e dove esse vanno ad influenzare il nostro corpo. Gli occhi sono connessi ai due emisferi; a volte sembra che l'occhio destro corrisponda all'emisfero destro, in realtá é più collegato al sinistro. Un terapista junghiano faceva terapia guardando la gente negli occhi: guardando il destro parlava del rapporto col padre, nel sinistro vedeva il rapporto con la madre.

Fenomeni di sesto livello
Alcuni gruppi, in America, hanno cominciato a lavorare sul sogno; i loro partecipanti hanno provato a trovarsi durante la notte, in sogno.Entrando in quella dimensione
sono successe delle cose strane: si sono realmente incontrati e hanno scoperto gli uni degli altri una serie di situazioni, normalmente tenute segrete, che hanno messo tutto il gruppo a disagio. Alcuni studiosi hanno ideato dei dispositivi elettronici che danno delle stimolazioni sensoriali quando si entra nella fase R.E.M. del sonno, per far risvegliare la coscienza nel sogno, senza abbandonare del tutto lo stato di sonno. La cosa piú importante é riuscire a svegliarsi nel sogno. I Tibetani questo lo fanno da sempre, per loro infatti l'evoluzione della coscienza passa proprio attraverso la consapevolezza nello stato di sogno, cioé il ricordarsi di sé nel sogno. Ció permette di vivere coscientemente il passaggio tra questo corpo e quello astrale e di essere pienamente consapevoli di esistere anche in quella dimensione. Questo processo si chiama "continuitá di coscienza": la coscienza permane ventiquattro ore al giorno, nei Maestri é uno stato cristallizzato. Essi ad un certo punto non sognano neanche piú, durante la notte conducono una vita parallela staccandosi dal corpo. Questi fenomeni sono tutti di sesto livello, come quelli di chiaroveggenza, di precognizione, di deja-vu. Il Deja-vu accade quando vediamo una cosa nel presente e ci sembra di averla giá vissuta, probabilmente in sogno. Forse ciò è dovuto anche ad un ritardo di informazione per cui vedo una cosa in un intervallo di tempo troppo breve per rendermene conto pienamente, ma il cervello la registra e mi informa successivamente della sua esistenza, magari in presenza di una cosa simile. La differenza tra le due spiegazioni teoriche del fenomeno é la consapevolezza. Il normale Deja-vu infatti é solo una sensazione di aver giá visto, senzanessuna percezione superiore; se, invece, ad esempio, incontro qualcuno e sento di aver previsto questa situazione, la percepisco come predestinata; allora in quel momento vivo un impulso interiore molto evoluto, molto spirituale. Anche la visione é molto importante; a questo riguardo faremo di sera, col buio, degli esperimenti interessanti. Uno di questi si chiama Tratack: l'esercizio consiste nel guardarsi negli occhi senza sbattere le palpebre e permette di avere una visione diversa, un po' deformata, del volto che si ha di fronte, che trascende la realtá ordinaria e fa apparire situazioni antiche. E’ possibile farlo anche anche alla luce del giorno, ma é meglio al buio, per permettere piú facilmente la deformazione, che é anche un fenomeno ottico. Importante è fermare gli occhi e mantenerli immobili, perchè in questo modo la meditazione diventa molto piú facile e profonda.La tecnica del Tratack consiste di due fasi: la prima é quella di guardarsi senza sbattere le palpebre, fissando un solo occhio, o la zona del sesto chakra, che è sulla fronte. Lo sguardo dev'essere fisso, perché cosí si entra in uno spazio differente di percezione della realtá. All'inizio vediamo deformazioni del viso, o movimenti di colori, che sono in gran parte effetti fisiologici dell'occhio; entrando nell'inconscio potremo anche avere percezioni negative, vedere cose mostruose; non spaventatevi per questo, lasciate fluire liberamente le immagini e passate alla seconda fase: comincia ora ad apparire il volto antico della persona, che non è piú l'immagine che noi abbiamo di lei, ma l'espressione profonda, antica, che emerge dagli occhi e quindi dalla coscienza stessa della persona. Entriamo in contatto con i suoi occhi, che conoscono, ricordano vite passate. Magari vedremo altri capelli, o altre foggie di vestito, vedremo un volto piú giovane, o piú vecchio, comunque diverso.È un processo interessante, che insegna a usare l'altra vista. Le deformazioni che vediamo nella prima fase di solito sono nostre proiezioni. A volte vediamo una persona come fosse un mostro, ma possiamo anche vederla come un animale, di cui porta ancora nel profondo le caratteristiche.

Il sesto livello
Il sesto livello é il livello della visione globale. Quindi ha infiniti aspetti, che é impossibile trattare tutti.In tutte le antiche tradizioni, il livello della Luce é primario. Tutti i miti sulla creazione possiedono lo stesso tipo di struttura, che si puó dividere in tre matrici: il vuoto, il buio iniziale, dove non c'era nulla, di solito raffigurato come puro buio, o come massa indistinta. Gli alchimisti lo chiamavano "misterium magnum", per altri era "l'oceano del nulla", "il grande indifferenziato"; da questo profondo buio, emerge poi la coscienza, che é Luce. Quando l'autocoscienza emerge l'infinito vuoto diventa consapevole di esistere, si sveglia e dice "Io Sono"; molte tradizioni dicono che in quel momento si sentí solo, perché non vi era nient'altro che sé stesso.Questa seconda matrice é quella piú connessa con questo seminario, perché rappresenta l'emergere della luce dal buio. Il buio si vede e prende coscienza di Sé. Questo processo é stato chiamato in vari modi: Luce-Amore, presso i Greci "Eros dalle ali splendenti", o "Acqua limpida" ecc....La terza matrice rappresenta "la divisione dell'unità". L'unitá, che si sente sola, poiché esiste solo in sé, si separa. Alcune tradizioni degli Indiani d'America dicono che l'Unitá pensó in sé stessa questa divisione e la manifestó all'esterno, dividendosi. La coscienza Una perció si frammenta in infinite unitá di coscienza e dá inizio all'energia che crea gli universi fisici, astrali, spirituali. Il nostro Universo fisico, che sembra infinito, é in realtá un frammento di energia creativa che nasce dall'Uno originario e che come ogni altra piccola parte, é sempre nell'Uno. Per questo si dice che il Creatore dividendosi puó conoscersi nei suoi frammenti: perché ognuno di essi é un'unitá olografica dell'intero che contiene sempre in sé la matrice originaria di vuoto e l'unitá di coscienza, che é libera, anche se, nel nostro caso, é vincolata ad una porzione ridotta di spazio e di tempo; resta comunque libera e connessa con il Tutto. Tutto questo é utile per capire il sesto livello. Chiamiamo l’ unitá di coscienza "modello Cyber", che possiamo considerare sia come "vuoto" dal punto di vista della sua libertá, sia come "coscienza/autocoscienza". Quando quest'unitá si rende conto di non essere separata dal resto del creato, si riunisce al Tutto; non ne é mai stata separata, ma puó averne avuto l'illusione ed essersi dimenticata di essere un frammento del Tutto. In questo processo accade come se un globulo rosso si dimenticasse di far parte di un uomo, che é un'unitá infinitamente superiore alla sua e poi, rendendosene conto, impazzisse. Cosí per noi: quando facciamo il primo passo e realizziamo di far parte di Gaia, da una coscienza frammentaria, di grandezza infinitesimale, di colpo ci portiamo su un altro livello di consapevolezza, in un ambito di conoscenza estremamente piú grande. Non per questo diventiamo partecipi di tutta la conoscenza in quanto tale. Ma se entriamo in reale contatto con questa diversa dimensione abbiamo un'espansione di coscienza che ci procura una gioia infinita. Come il globulo, infatti, potrebbe rendersi conto di far parte del Pianeta, oltre che di un singolo corpo, cosí noi al sesto livello arriviamo alla "coscienza planetaria" e sul settimo livello possiamo pervenire addirittura alla "coscienza cosmica".Il sesto livello puó essere attivato sia partendo dall'energia, che dalla comprensione. Ci sono alcune vie che parlano di come arrivare all'Unitá attraverso la comprensione, che non é la mente, bensí la Mente nell'accezione buddhista, cioé quella parte di coscienza che è legata alla totalità. Quando mettiamo in moto questa Mente, definita Buddhi, intuizione spirituale, cominciamo ad aprire un contatto col divino. Buddhi significa "energia luminosa", capacitá di un pensiero molto elevato, luminoso. Se entriamo nella matrice della Mente Superiore, quella che usiamo ora per capire questo discorso, facciamo fare al nostro pensiero un salto di livello, rendendo possibile la comprensione di concetti estremamente dilatati, non piú ristretti al cervello, ai sensi, bensì molto piú ampi. I Tibetani dicono che l'illuminazione non puó esistere senza Karuna e Bodhicitta. Karuna é la compassione, intesa come senso di fratellanza profonda che unisce agli altri esseri, come feeling che nasce dal cuore. Bodhicitta é una qualità molto piú "mentale", intesa in senso superiore, che puó afferrare l'essenza del Divino che é Luce e quindi permettere di illuminarsi. Tale qualitá viene ai discepoli quando riescono a contattare la loro parte più profonda, sacra, consentendo cosí al corpo di prendere luce e di illuminarsi. Il ricercatore spirituale gradualmente assume Bodhicitta, la sviluppa, la trasmette in tutto il corpo, aumentando l'intensitá e la densitá della luce finché si crea una tale massa critica di energia, che per semplice sincronizzazione ci si connette alla Grande Luce del Tutto. Questo é il processo di crescita spirituale. Perció é importante capire come attivare il sesto centro, per permettergli di aprirsi. Tutti abbiamo l'intuizione; tutti, visto che siamo qui, abbiamo un po' di desiderio spirituale. Bodhicitta nasce solo se c'é totalitá, se il ricercatore é totale nella sua ricerca. Non hanno importanza i blocchi fisici, emozionali o di pensiero: se siete totali nel vostro intento, Bodhicitta si sviluppa e il processo di unitá che si viene a creare in questo modo nel cervello vi porta alla sincronizzazione dei pensieri e di tutte le attivitá, dirigendole non più all’esterno, ma nel profondo, verso la vostra parte sacra. L'aspetto sacro, spirituale di questo discorso é esplicito. Tutto il pensiero dei grandi Maestri é volto a questo, così che essi insegnavano molte vie per raggiungerlo. Se riconosciamo le proiezioni della nostra mente verso l'esterno, ad esempio l'ambizione o il desiderio di qualcosa o qualcuno, vediamo che questi sono solo fini esteriori, cioè la ricerca esterna di una controparte che in realtá é in noi (ad esempio la "donna ideale" é la ricerca della controparte yin di un uomo).Sviluppiamo i nostri sensi all'esterno per ricevere indietro qualcosa, per sentirci importanti, mentre possiamo staccare i canali con l'esterno e riorientare le nostre energie verso il nostro centro, riconoscendo così il valore e l'importanza che solo noi possiamo darci! I valori che stavamo cercando all'esterno diventano in questo modo interiori, soggettivi. Tutto ció che facciamo all'esterno non é certo del tutto inutile, ma é secondario. La cosa piú importante per noi in questa vita é il riorientamento delle energie e quanto piú il processo é intenso e totale, tanta piú energia coaguleremo e fonderemo.Rileggendo sotto questa luce le tradizioni alchemiche, capiamo infine il senso della frase "solve et coagula", sciogli le strutture mentali e poi fondile: cosí il lato oscuro, basso, pesante della mente, il piombo, coagulandosi diventa "pietra filosofale", che trasforma ogni cosa in oro, in Luce.Questo processo ha una precisa base neurofisiologica. Abbiamo studiato i quadri dei cervelli di persone che lavorano verso l'esterno e la loro sincronicitá era di basso o medio livello; alcune persone, ad esempio artisti, manager, con un'energia molto yang, a volte presentano un'alta sincronia tra i due emisferi, ma solo ad occhi aperti, perché sono totali in ció che fanno all’esterno. Se chiudono gli occhi, però, si registra un forte calo dei valori, poiché al loro interno mancano di coerenza. Al contrario, nelle persone in meditazione, gli occhi chiusi aumentano molto la coerenza interna, le onde cerebrali si sincronizzano tra loro e assumono una tale coerenza da diventare armoniche. Si crea una sinfonia: i neuroni "suonano una musica" perché c'é una melodia centrale, c'é un direttore che li dirige, ovvero il nostro SÉ, la coscienza centrale. I punti di luce che normalmente sono diretti verso l'esterno, si focalizzano all'interno nel centro del sesto chakra come fossero un laser e si produce così un'enorme quantitá di luce.Questo è lo stesso principio usato dagli scienziati che costruiscono i reattori nucleari a fusione: concentrano i laser su un unico punto che raggiunge temperature elevatissime diventando un frammento di plasma, di sole; cosí noi, concentrando la Luce, produciamo un punto di energia solare di estrema potenza. Dal punto di vista fisico, la luce é composta da fasci di fotoni ognuno dei quali possiede una sua onda; nel laser li si fa passare attraverso un cristallo che li regolarizza, perchè assumano tutti la stessa onda in modo da diventare infinitamente piú potenti, creando un raggio di estrema precisione. Allo stesso modo, se abbiamo il desiderio di focalizzare la Mente Intuitiva al nostro interno, le energie intelligenti dei nostri neuroni si uniscono e ritrovano un punto di unitá che é il vero inizio del cammino interiore, della Visione Olistica. Da questo livello percepiamo in maniera piú unitaria e spirituale noi stessi e quindi il mondo: lo vediamo dal punto di vista dell'Anima, dal di dentro e sincronicamente proiettiamo questa comprensione anche all'esterno; possiamo così vedere l'anima delle cose. Proviamo ad esercitare la funzione del sesto chakra di generare la luce. Nel lavoro che facciamo é importante capire la necessitá di applicarsi con totalitá a qualsiasi esercizio sia volto a sviluppare la nostra energia. Anche nella vita, qualsiasi cosa sia fatta con totalitá, con presenza, diventa un gesto di livello spirituale. In meditazione questo processo diventa estremamente potente, perché disattivando i sensi esterni, non disperdiamo energia all'esterno; la concentriamo invece tutta all'interno per produrre l'inizio della fusione, il suo nucleo centrale. Con gli occhi aperti normalmente le energie tendono ad uscire. Se peró ci ricordiamo di noi mentre siamo nel mondo con gli occhi aperti, il processo si inverte: l'attenzione non é più diretta fuori di noi, ma si rivolge al nostro centro. "Noi" vediamo. "Noi" ascoltiamo qualcuno che parla. Non perdete mai questo centro. È l'unico sistema che vi permette, nell'arco di una giornata, di non disperdere energia, anzi di guadagnarla. Se faccio qualcosa concentrato solo all'esterno, non sono mai veramente totale, perché manco "io"! Manca l'autocoscienza. Se invece mi ricordo di me, non perdo il senso della mia identitá. Per mesi ho cercato di andare per la cittá ricordandomi di me, e mi dimenticavo! Allora rifacevo lo stesso percorso piú volte, finché non mi perdevo piú. La prima volta che ho fatto questo esperimento riuscendo a rimanere totalmente centrato, ho avuto un Satori: la coscienza si è aperta e sono rimasto fermo in mezzo alla gente per dieci minuti, osservando tutto quello che mi circondava "senza pensiero". Ho visto un luogo totalmente differente dal solito, il cielo arrivava giú fino a terra e sotto il pavimento lastricato c'era la Terra; non lo pensavo, ma lo vedevo e vedevo le persone correre come pazze in uno spazio completamente esterno a loro, proiettate nel futuro, mai nel presente. Nessuno, oltre a me, si ricordava di sé ed ero affascinato da questa percezione così forte della realtá, tanto da non riuscire a muovermi. Le altre persone erano addormentate nella consuetudine automatica della loro vita, in quello che pensavano fosse la loro vita. Si puó essere svegli solo nell'anima, nel ricordo di sé. Questo risveglio é fondamentale. Il suggerimento che vi dó é quello di provare a fare qualsiasi cosa con autocoscienza, con la consapevolezza del Sé. Ma per fare questo dovete essere totali. In ogni gesto, sia nella vita che negli esercizi, quí all'Accademia, a casa, sul lavoro, ci vuole totalitá, che non significa sforzo fisico, bensì concentrare tutte le proprie energie su ció che si sta facendo con il massimo dell’attenzione. Se queste energie sono fuse assieme da un desiderio unitario, in pochissimo tempo si possono avere esperienze interiori molto forti.Una prima esperienza spirituale, come abbiamo visto, é il risveglio nel sogno o anche un attimo di risveglio nella realtá, in cui non solo ci ricordiamo di noi, ma avvertiamo una radianza interiore, un'esultanza silenziosa: è qualcosa di scintillante ma denso, una luce che i veri mistici avevano intorno a tutto il corpo. I mistici di un livello inferiore invece venivano raffigurati con un'aureola di luce sulla testa e quindi il loro corpo non era compreso in quel momento di illuminazione. Questa differenza è molto rilevante. Se agiamo solo con l'intuizione, usiamo una piccola parte delle nostre potenzialità, ma possiamo far scendere quella luce su tutto il corpo. Se avete molta energia nei chakra inferiori, potete anche sperimentare una sensazione di Kundalini che sale dal basso. Per questo motivo molte persone hanno avuto espansioni di coscienza durante il sesso fatto ad un certo livello di profonditá. L'energia in questo caso è ascensionale: dal primo chakra sale fino ai centri superiori. Queste espansioni di coscienza aprono in grande misura tutti i livelli, tutti i corpi. Perció se siete molto puliti interiormente, vi procurano solo piacere; ma se nascondete sotto la superficie qualcosa di non risolto, potete provare anche paura, tristezza, in alcuni casi addirittura panico. Abbiamo dato un nome a tutto in questo mondo e la nostra vita si è trasformata in un orizzonte ristretto: quello che Castaneda chiama "Isola del Tonál"; ma l'isola é avvolta dal Nagual, da un infinito oceano di energia, l'infinito vuoto inconoscibile, che non puó essere afferrato dalla mente. Se l'isola entrasse in diretto contatto con il Nagual, impazzirebbe e potrebbe anche autodistruggersi. Il lavoro del Maestro é allora quello di ripulire l'isola da tutte le cose inutili, cioé dalle strutture mentali. Se l'isola arriva ad essere essenziale, allora puó conoscere il Nagual, può espandersi e sentire di esserne parte.Allo stesso modo nel lavoro che stiamo facendo dobbiamo ripulirci da tutte le sovrastrutture per tornare in contatto con le nostre reali sensazioni interiori. Non si puó infatti avere un'esperienza spirituale senza prima avere distrutto le nostre maschere, perché quell'esperienza, apparentemente liberatoria, diventerebbe drammatica, distruttiva, insostenibile.Le tecniche che stiamo usando per evolvere servono a farci conoscere gli aspetti piú profondi del nostro spirito e della nostra mente, servono ad aiutarci a diventare semplici, essenziali, perchè solo così potremo godere delle esperienze spirituali che, con il lavoro che facciamo, arriveranno.Chiaramente, in un Ashram dove molte persone meditano, é piú facile che accadano queste cose. Se creiamo un punto dove vivere in modo spirituale, dove lavorare insieme, con creatività, come vogliamo fare a Bagni di Lucca, intensificheremo le esperienze spirituali.

DISCORSO SUL SETTIMO CHAKRAIl settimo chakra: la connessione con il Tutto



Il settimo chakra da alcune scuole non è considerato un vero e proprio chakra, ma solo un punto di apertura, una connessione. Il primo chakra, invece, è fisicamente presente perché ha la funzione di gestire tutto il corpo fisico.
Torniamo al modello Cyber: lo possiamo immaginare come una sfera di luce con un centro più luminoso che rappresenta il Sé, l’identità. Questa unitá di coscienza o uovo di luce, è rapportabile ad un campo elettromagnetico formato da fotoni in velocissimo movimento vorticoso lungo il suo asse interno, costituito da una spirale verticale di energia che continua a circolare da un polo all'altro del campo.
Pensate alla Terra: abbiamo un Polo Nord e un Polo Sud, collegati tra loro da una corrente di energia elettromagnetica che passa attraverso l’intero globo; questa non arresta il suo fluire all’interno della superficie, molto ridotta, dell’atmosfera terrestre, bensì, fuoriuscendo da essa, continua il suo percorso andando ad incontrare le fasce di energia elettromagnetica che circondano il pianeta.
Queste fasce, che in alcune zone sono chiamate "fasce di Van Allen", sono sensibili a tutti i campi elettromagnetici del Sistema Solare. Ad esempio: il vento solare, che noi vediamo come luce, sposta di continuo il campo terrestre, tanto che nella parte esposta al sole il campo magnetico della Terra risulta piú schiacciato, mentre nella zona del cono d'ombra è piú lungo.
Allo stesso modo si comporta il nostro campo magnetico, la nostra aura, che si muove all'interno del corpo: dal basso in alto, per quanto riguarda l'energia fisica, elettromagnetica, vitale; dall'alto in basso nella sua controparte piú sottile.
Queste due correnti formano il nostro "uovo aurico": la prima consiste dell’energia della Terra che ha sede nel primo chakra; essa ha un moto ascendente ed è rappresentata dalla figura di un triangolo con la punta verso l'alto, è l'energia del fuoco;
La seconda è l'energia del Cielo, chiara, luminosa, impalpabile, che scende dall'alto ed è rappresentata dall’immagine del triangolo con la punta verso il basso.
Quindi possiamo parlare di vita e di coscienza, anche se in realtá le due forme non sono cosí scisse tra loro; per alcuni aspetti comunque si differenziano, nel senso che abbiamo sicuramente delle energie che sono piú fisiche mentre altre sono piú sottili.
Ad esempio: il fuoco fisico ha un'intelligenza limitata al piano fisico e possiede moto ascendente, mentre la luce del sole è estremamente piú "intelligente" e ha moto discendente.
Il punto di interazione fra queste diverse forze è il centro del cuore; infatti esso nell'iconografia induista è rappresentato dai due triangoli uniti che formano la stella di David, simbolo che è stato poi ripreso dagli Ebrei. In questo punto, dove si fondono le energie del Cielo e della Terra, nasce il centro dell'essere umano.
Normalmente il nostro settimo chakra è aperto, proprio perché la sua funzione non è visibile nel mondo fisico e quindi non lo si puó inibire facilmente. Ad esempio: le inibizioni date ai bambini sono tutte, di solito, a livello di energia vitale, di primo chakra. Il settimo chakra si può inibire invece in maniera piú leggera, in casi abbastanza rari:
-nelle persone molto ottuse, che non hanno i "lumi della ragione"; in questo caso è in realtá il sesto chakra ad essere chiuso, ma in qualche modo esso va a chiudere anche il settimo;
-nelle persone gravemente depresse, che per diverse ragioni sono state cosí inibite nella loro individualitá, da aver perso di vista la loro identitá piú profonda, spirituale. Non vedendola in loro, non riescono a vedere nell'esistenza stessa niente di spirituale. Ció crea una visione delle cose "down-to-earth", cioè terra-terra, cruda, pesante e così il settimo chakra si blocca.
Pensate ad esempio ai fumetti, a quelle figure in cui una persona arrabbiata viene disegnata con una nuvola nera sulla testa. L'atteggiamento di avere una cappa plumbea sul capo rappresenta infatti uno dei blocchi piú comuni sul settimo chakra e puó essere inteso a livello fisico: in questo caso le persone si sentono "schiacciate" da una nube posta a qualche centimetro al di sopra della loro testa. Questo ostacolo non dipende in realtá dal settimo chakra, ma dal sesto o dal quarto e, comunque, non costituisce un vero blocco; basterebbe infatti un solo istante per aprirlo.
Per sbloccare il corpo fisico, invece, a volte ci vogliono anni, perché il corpo trattiene le informazioni fisicamente e poi si struttura secondo l'energia di base che ha preso forma secondo quei blocchi (con un intervento appropriato possiamo cambiare velocemente l'assetto del corpo fisico, mentre ci vuole moltissimo lavoro per riaprirlo e per ridargli elasticitá, plasticitá, ritmo).
Sul settimo chakra questo lavoro puó ridursi ad un attimo, ma puó diventare lungo se la persona è cosí identificata con la sua situazione da non vedere nessuno sprazzo di luce che le consenta di superarla. Sono i casi di depressione piú grave, quelli in cui il paziente si rifiuta anche solo di considerare la possibilitá di uscire dalla sua condizione penosa. Negli altri casi, il settimo chakra è aperto, ma non attivo.
Immaginiamolo ora come una luce all'interno della testa, anzi, come un fiore; in India infatti è detto Sahasrara, "loto dai mille petali", poichè viene raffigurato come un fiore che si apre verso l'alto.
I Tibetani non considerano questo centro come un vero e proprio chakra, ma hanno un unico punto di energia al centro della testa; di questo il settimo rappresenta l'apertura verso l'alto.
Si dice che il settimo chakra corrisponda alla ghiandola pineale, ma in realtà è un centro piú energetico che fisico. La ghiandola pineale o epifisi, è la sua precipitazione fisica, la coagulazione di quell'energia.
Questa ghiandola regola i ritmi circadiani del corpo fisico in relazione ai ritmi del Pianeta, del Sistema Solare, cioè i ritmi del giorno e della notte, i ritmi stagionali, annuali, che dipendono dalla luminositá. L'epifisi dá anche il ritmo all'ipofisi; si comporta, così, da maestro rispetto alle altre ghiandole e, quindi, anche se piccola, possiede una funzione gerarchica superiore alla altre, poichè è quella che ci connette al ritmo dell'Universo. Fa da tramite, infatti, tra macrocosmo e microcosmo; nello stesso modo, si comporta il settimo chakra: fa da trasduttore dalla nostra identitá, il nostro Sé identificato in questo corpo al Grande Sé del Pianeta.
Se potessimo immaginare i corpi in un modo consono alla realtá, li vedremmo come sfere.
Il nostro corpo fisico non è una sfera, ma è avvolto da corpi più sottili: il corpo eterico, la cui aura è posta a qualche centimetro dal corpo umano; l'aura astrale, propria delle emozioni, situata a qualche metro dal corpo ecc. ecc.
Pensate ai fumetti: a volte rappresentano questo campo di energia con dei segni grafici disposti attorno al corpo. Se una persona si arrabbia, il suo uovo aurico subisce delle variazioni di energia, di colore. Le "frecciate", ad esempio, rappresentano una forma spigolosa della nostra energia, che viene diretta in modo non armonico e chi la riceve, quindi, reagisce male.
Il corpo mentale è ancora piú dilatato e i corpi spirituali lo sono ancora di piú.
Quindi i corpi formano un campo di energia elettromagnetica, con fasce che partono dall'interno e che all'esterno sono sferiche e sopra possiedono tutte un'apertura. Ogni campo è contenuto in un campo piú grande.
Il piú dilatato sale dal punto centrale del cuore al settimo chakra e prosegue la sua traiettoria fino a riunirsi, con un filo dorato, ad un campo di energia e di coscienza estremamente piú alto dell'uomo.
Questo è il vero livello del settimo centro, cioè la sua funzione di connessione planetaria, cosmica. Quando le persone entrano in uno stato di reale meditazione, si forma il filo dorato che collega il centro del cuore con l'Altissimo.
Ho potuto vedere una volta questo filo salire per pochi metri sopra la testa delle persone, perché ero in un appartamento e c'era il soffitto; lo guardavo mentre saliva al piano superiore, ma poi lo perdevo.
Anche in un altra persona ho visto questo stesso filo dorato, sottile, che saliva e sopra la sua testa vedevo delle luci. Queste luci possono variare molto da persona a persona e anche nella stessa persona in diversi stati di coscienza. All'altezza del corpo piú sottile, dell'anima, il corpo buddhico che si espande con ampiezza intorno all'essere umano, si notava una spiralina di luce che saliva mentre dall’alto scendeva un altro filo. Questa persona non era in contatto con la sua spiritualitá, perció il filo non era di colore dorato; era chiaro, ma non luminoso. Allora le chiesi di entrare in sé e di sentire il contatto con il cielo: lentamente dalla sua testa è salita la spiralina di luce e dall'alto è sceso un altro fascio di luce che si fondeva col primo e formava una corda, sottile ma visibilmente presente. Quando la persona ha avuto l'impressione di essere in contatto con l'Alto, a quel punto i due fili erano fusi.
Un'altra persona, che faceva meditazione da anni, aveva sopra la testa un fascio di luce grosso come un tubo del gas, che oltrepassava il soffitto. Una mia amica, Anatto, su una spiaggia di Goa, ha visto un filo che saliva addirittura per piú di cento metri sulla testa di una persona che faceva Tai C’i.
Il filo d'oro è presente in molte tradizioni; proprio nel Tai C’i l'insegnamento di base è che bisogna centrarsi sul secondo chakra e sentire che da quel punto parte un filo che tira in su la persona come fosse una marionetta. Qualsiasi movimento si faccia, infatti, deve partire con la consapevolezza della presenza di questo canale alto.
Questo canale, che collega tutti i chakra, ha una forte connessione con il Tutto; ha un suo punto di attacco sul primo e sul quarto chakra e poi dal settimo sale al cielo. Da alcune tradizioni è chiamato Antahkarana. Ricreare questo canale è un aspetto fondamentale della crescita; una volta che si è costituito, il secondo passo da compiere è quello di farlo salire verso l’alto per metterlo in contatto con la coscienza piú elevata.
Sotto questo aspetto, l'evoluzione umana si puó dividere in due momenti: formare l'Antahkarana, che connette tra loro i nostri piani di coscienza e poi collegare il nostro filo di luce individuale con il grande filo della rete delle coscienze piú elevate.
Il rapporto del settimo chakra con tutti gli altri chakra è fondamentale. Se il primo è importante perché ci dá la possibilitá di esistere, il settimo ci permette di essere coscienti di esistere.
Tra il settimo e gli altri chakra ci sono rapporti continui, soprattutto con il primo ed il quarto chakra; per ora mi limito a questi due aspetti. Il primo chakra è il polo opposto al settimo; questi due poli costituiscono il punto di entrata e di uscita di tutte le energie.
Esistono due categorie di persone: quelle centrate verso il basso, identificate con il loro corpo e quindi polarizzate verso il basso e le persone invece meno identificate col corpo, perchè lo hanno in qualche modo rifiutato e si sono così "appollaiate" sul polo alto, a cui fa da riferimento il settimo chakra.
Di solito, nella realtá, funzionano di piú come polarità il secondo e il sesto centro, che non il primo ed il settimo; consideriamo comunque come poli il primo e il settimo.
Anche se siamo centrati nel secondo chakra infatti, il polo resta il primo; cosí le persone che hanno una visione un po' distaccata dal corpo fisico, di solito sono centrate nel sesto chakra, ma la polaritá si trova a livello del settimo. Noi stessi, costituendo un campione di popolazione, possiamo dividerci in persone piú centrate sul polo basso, quindi sulle faccende quotidiane e in persone che vorrebbero invece "volare alto" e non avere piú nulla a che fare col corpo, cioè essere su un'altra dimensione (di solito, la percentuale è di uno a dieci, tra di voi potrebbe essere un po' piú alta perché questo è un gruppo selezionato).

I sette livelli dell’essere umano
Il settimo livello è la fioritura dell’intero essere e quindi, ovviamente, include tutti gli altri. L'essere umano ha sette livelli, di cui il settimo rappresenta la porta verso l'infinito e gli altri sei sono le porte verso stati di coscienza sempre piú concreti.
Il primo livello è in relazione con l'esperienza diretta di vita nel corpo fisico. Il secondo livello è quello dell'esperienza nelle relazioni interpersonali, affettive. Il terzo livello riguarda il piano dell'intelligenza sociale, del lavoro, dell'economia.
Il quarto rappresenta il senso di identitá; in realtá, è il primo livello propriamente spirituale, che nella nostra societá ha una parte ristretta (le opere umanitarie ne sono un esempio). Nell’evoluzione il primo livello per progredire è quello in cui realizzo chi sono come anima, cominciando così a vedere il mondo da un punto di vista interiorizzato. Il quarto è un livello mentale, in senso psichico, sottile; i fenomeni psichici, come la telepatia o il vedere le aure, infatti, fanno parte di questo piano.
Al quinto livello mettiamo in moto il Creatore che è in noi; ci ricordiamo di noi come anima, riconoscendoci sempre come tali.
E' un livello di cristallizzazione del quarto, sul quale cominciamo ad essere veramente
creativi nella nostra esistenza, a vedere quello che è realmente il nostro scopo; quindi è il livello della vera comunicazione spirituale.
Il sesto è il livello dei Maestri, che vivono, vedono, contattano il livello trascendente della vita, inteso in senso reale: la rete dei Maestri, i rapporti delle Gerarchie esoteriche, i livelli piú sottili e piú elevati di spiritualitá, la coscienza del Pianeta esperita non in senso intellettuale, altrimenti basterebbe leggere un libro, ma come vissuto quotidiano. Molti mistici, ad esempio S. Francesco, si trovano a questo livello. E' un livello glorioso, ampissimo, su cui qualcuno di noi puó aver avuto in qualche occasione un momento di esperienza.
Il settimo è il livello della trascendenza. E' il superamento delle limitazioni individuali e, quindi, dell'illuminazione, della morte (che sono poi la stessa cosa).
Se operiamo questo tipo di differenziazione all'interno di noi stessi, diciamo che ognuno di questi livelli ci corrisponde in qualche misura, anche se non sempre siamo entrati nel livello fisico, affettivo, sociale di essi come avremmo voluto. Quindi abbiamo avuto un'esperienza e nello stesso tempo una limitazione di questa possibilità nella nostra esistenza.
Al di lá delle limitazioni, in ogni momento, abbiamo un certo stato di coscienza; provate a pensare a che livello vi sentite in questo periodo, cioè quando siete qui, non nella vita quotidiana, dove di solito il livello è il terzo.
Qui tutti abbiamo il quarto livello, anche se qualcuno con una mente troppo razionale pensa di non averlo. Il quarto è il livello della conoscenza di sé e in media ci vogliono sette anni di lavoro per accedere da questo al quinto.
Il quinto, come abbiamo già detto, è la cristallizzazione del quarto. Il quinto livello, che fa perno sulla gola, è il corpo buddhico, il corpo della luminositá, della chiarezza. Una persona di quinto livello in meditazione è luminosa e perde i confini fisici del corpo.
Sul quarto livello giá ci "sentiamo", ma ci puó essere ancora chiacchiericcio mentale, anche se possiamo avere dei momenti di silenzio, in cui sentiamo il cuore, il respiro. Chi ha espanso molto il quarto livello, puó avere dei poteri, ad esempio: vedere l'aura, essere telepatico, percepire dei sogni sul futuro. Una persona di quarto livello che abbia buone qualitá, di sensibilitá ecc., puó usarle per diventare un guaritore. Normalmente, le persone di quarto livello parlano di argomenti spirituali, ma possono avere ancora qualche perplessitá a loro riguardo.
Quando si supera questo livello, con la concentrazione della luce interiore e un'esperienza di silenzio centrale, si entra nel quinto: qui il corpo si ferma, la mente si allarga, ci si sente dilatati e si puó rimanere per ore in questo spazio di meditazione silenziosa, senza pensieri.
L'interesse si orienta soprattutto al "divino" e la persona di quinto livello si occuperá principalmente di esso inserendolo in qualsiasi cosa faccia; ad esempio: se fa l'insegnante di matematica troverá in essa il divino, perchè lo zero è il divino. E' un livello intensissimo!
Nei testi esoterici si ritiene che Gesú fosse di quinto livello, ovviamente stabile.
Noi, a volte, dal quarto, abbiamo dei "flash" sul quinto livello e possiamo avere anche dei momenti di apertura verso il sesto; con l’intuizione, con la visione, infatti, otteniamo una percezione dell'infinito, dell'oceano aperto, del mare profondo, in cui non ci si sente piú limitati. Si prova, al contrario, un senso di illimitatezza, di onniscienza, non nel senso che si sa tutto, ma che si ha questo tipo di apertura. Queste espansioni sono Satori di sesto livello. Quando invece è il quinto a stabilizzarsi, essendo questo livello centrato soprattutto sulla gola e quindi sull'autoespressione, la persona diventa altamente creativa a livello spirituale.
Faccio una precisazione: sto parlando di persone che abbiano fatto una scuola. Gurdijeff, Maestro di grande precisione razionale in ambito esoterico (cosí come le scuole dei Buddhisti, dei Tibetani), diceva che l'evoluzione del quarto livello dovrebbe avvenire in maniera regolare soltanto all'interno di una scuola.
Anche la nostra è una scuola, peró è limitata, perchè posso offrirvi solo ció che sono e non sono un illuminato. Appartengo al quinto livello, con delle forti aperture sul sesto e, ogni tanto, un intenso desiderio di trascendenza, cioè di entrare nell'ottava superiore e morire. Conosco pochissime persone di sesto livello. Comunque è possibile aprire il settimo livello, quello della trascendenza, senza fare tutta la trafila della regolarizzazione e dell'espansione dei vari chakra.

La via positiva e la via negativa
Le persone che fanno parte di una scuola, creano automaticamente un contesto in cui c’è necessitá di una forte relazione con un Maestro, che sia spiritualmente superiore a loro, attorno al quale riunirsi come discepoli di vario grado. Le persone devono così confrontarsi con il Sanga, come viene denominato dai Buddhisti e con il Dharma, ovvero la Legge dell'Esistenza, che ogni essere vivente incarna in sé, in modo totale.
Il grande pericolo infatti è che il quarto livello venga saltato; se una persona medita in solitudine, puó cristallizzare il quinto livello senza il quarto, cioè senza il cuore. Si puó allora verificare un fenomeno pericoloso, la creazione dell'èlite, cioè l'ego spirituale, che, comunque, si puó illuminare. Gengis Khan uccise forse piú persone di Hitler, era quello che si usa dire "un'ira di Dio"; ma Dio è anche ira, perció egli rappresentava il lato negativo di Dio.
Dio è "Uno" e nella totalitá dell'esistenza anche Gengis Khan ha il suo posto e va accettato come tale.
Questa è la via negativa, in cui la violenza, l’odio, la forza del sé, sono espressi in modo totale, al cento per cento; ci si puó illuminare anche così, attraverso la totale dedizione a sé (ovviamente, a spese degli altri). Scegliere la via dell’evoluzione solo per sé stessi, con poche relazioni, poco affetto verso gli altri (affetto che non va confuso con l'affettività spicciola) significa chiudersi nei confronti dell’esistenza: se invece apro il cuore, porto energia sacra, di Dio, nella mia individualitá, nei miei errori e quindi percorro una via di conoscenza estremamente piú rilassata; mi metto in condizione di aver fiducia in ogni singolo punto dell'Esistenza, perchè ogni singolo punto è Dio e porta una veritá che è totale, olografica in sé.
Purtroppo nella societá, in famiglia, sul lavoro, questa ricerca di verità, di chiarezza non c'è.
Ci puó essere soltanto in una scuola. Un Maestro ci dá una misura reale di cosa sia il sesto livello e la tremenda energia che da esso emana e quindi ci mette in condizione di rilassare il nostro piccolo ego e di accettare qualcosa che viene direttamente dall'Alto come estremamente positivo. Ci mette in una situazione di "morte", di accettazione totale dell'Esistenza vissuta come sacra, che è tipica del sesto livello; in questa dimensione tutto ció che ci arriva e che gli altri ci trasmettono assume un'enorme importanza.
La scuola crea il corretto stato di evoluzione del quarto livello. Quando dopo anni di scuola abbiamo imparato a smussare i nostri angoli bruschi, i nostri giudizi, il quarto livello è formato. Alcune persone estremamente giudicanti possono impiegare decenni per trasformarsi, magari idolatrano un Maestro, lo considerano un Dio e poi quando sono messi di fronte alla possibilità di fare un salto evolutivo lo criticano perché sono estremamente giudicanti.
La scuola permette un coinvolgimento di rapporti che è ad un tempo orizzontale e verticale, in modo reale. Nella societá, molto spesso, quelli che stanno gerarchicamente sopra di noi, non sono guide ma "pari", che hanno quella posizione solo perché hanno approfittato di una situazione con prepotenza e sono, quindi, prepotenti anche nei nostri confronti! Questo tipo di struttura crea, così, insofferenza, nevrosi, ribellione.
Nella nostra societá, le persone con funzioni direttive sono in gran parte prive di fede, intelligenza, spiritualitá, valore. Occupano un posto centrale solo perchè hanno un Io, un terzo chakra estremamente duri, vogliono il potere e li si lascia passare solo perchè sono violenti.
Ricapitolando: per stabilizzare il quinto livello, farlo diventare puro e creativo, di solito ci vogliono sette anni, sette anni di intensa meditazione. Se poi tutto procede per il meglio, se si ha un Maestro, in altri sette anni si puó accedere al sesto.
Teoricamente, si dice che ogni sette anni potremmo superare un corpo, ma a volte si bruciano delle tappe: il bambino fino a sette anni è nel corpo fisico; dai sette ai quattordici è nel corpo vitale, gioca, eccetera; dai quattordici ai ventuno anni sviluppa il corpo emozionale (in realtá spesso bruciamo il livello fisico ed energetico e sviluppiamo il corpo mentale). Dai ventuno ai ventotto anni si dovrebbe sviluppare il corpo mentale e quindi a ventotto anni dovremmo aver elaborato bene le nostre idee, cioè il corpo mentale nel senso di psiche, la nostra configurazione del mondo e della posizione che occupiamo in esso, inteso anche in senso interiore. Dopo aver realizzato i primi tre corpi, dovremmo avere, quindi, sviluppato il corpo dell' identitá.
A ventotto anni sei un uomo. A ventuno sei adulto, hai sviluppato abbastanza la mente sociale che ti permette di gestirti nel mondo e devi cominciare a mettere in piedi quello che sei veramente, a costruire la tua identitá. Fino a ventotto anni,
potresti sviluppare ampiamente il tuo lato spirituale e dai ventotto in poi, potresti sviluppare e cristallizzare quello che hai fatto precedentemente.
Se tu fossi in una societá perfetta, orientata alla Veritá, con reggenti illuminati, nell'arco di una vita avresti la possibilitá di illuminarti, di arrivare a trascendere l’esistenza ed entrare totalmente in un'altra dimensione.
Noi abbiamo cominciato a lavorare un po' tardi, ma se ci impegnamo, in sette anni potremmo arrivare a cristallizzare il quinto livello. Se riusciamo a sviluppare un po' il lavoro di scuola e quindi il lavoro di comprensione della veritá e del rispetto degli altri, noi arriviamo a diventare creativi in maniera coerente, cooperativa. Bagni di Lucca e l' Accademia sono esperienze di questo tipo.
La creazione di gruppi del genere, che dieci anni fa non esistevano, dimostra un livello di creativitá coerente e serve a mettere insieme delle persone che possano crescere in modo unitario in un certo ambito di appartenenza.
Vivendo sul quinto livello si prova solo desiderio di stimolare nelle persone l'esperienza sacra, si parla solo del divino, tutto il resto non interessa piú. In una societá come la nostra, che è cosí "malconcia", ad esempio, io ho deciso che per raggiungere il divino a un livello creativo sociale, dovevo mettere in piedi un gruppo di studio, inventarmi una rivista, un modello scientifico, una macchina per fare delle ricerche per dimostrare quello che sapevo giá. Ho fatto un enorme lavoro creativo per dimostrare che "la meditazione esiste" ed è possibile per tutti entrarci. Non avevo un particolare desiderio di fare tutto ció, ma ho dovuto fare cosí, perchè ora questo è il mio compito.
Se una persona invece dal quinto passa al sesto livello, non ha piú bisogno di fare niente.
Del sesto livello ho avuto solo degli sprazzi, per cui non vi parlo di un'esperienza diretta, ma di ció che penso: una persona di sesto livello ha un'energia cosí forte, da produrre cambiamenti a livelli sottili, senza "fare" niente. Gesú invece era un tipico esempio di quinto livello; parlava, incitava le folle, agiva.

I Maestri
I Maestri di sesto livello parlano soprattutto del raggiungimento dell'identitá con Dio e questo è giá un livello altissimo. Quelli che sono arrivati al settimo livello, che è cosmico, non parlano piú in nessun caso di essere attivi e creativi su questo Pianeta, cioè, dicono di farlo nella misura in cui si è vivi. Ma dicono che tutto non ha senso. I Maestri di sesto si mettono in una posizione molto centrale e trasmettono la loro saggezza in maniera estremamente semplice.
Gurdijeff era un quinto livello molto elevato e ha raggiunto molte volte il sesto, di cui ha avuto una grande esperienza prima di morire. Sul piano umano, ha lavorato tra il quinto ed il sesto. Osho e Krishnamurti erano di settimo; anche Lao Tsu. Babaji sembrerebbe piú di sesto e cosí anche Sai Baba, che, però, lavora con persone che sono di terzo e quarto livello.
Ramana Maharshi era un settimo livello, infatti il discorso che usava fare era "chiediti chi sei, finchè realizzi che non sei piú, che non esisti." E' un messaggio pulito, non gli interessava nient'altro. Lama Ganchen, per come agisce, sembra un quinto livello, ma per i Tibetani la storia è diversa. Loro non lavorano sette anni, ma settanta vite su di un livello e quando raggiungono l'apertura sul quinto è qualcosa di pazzesco. L'opera di Lama Ganchen è sul quinto, ma lui è piú di sesto livello. Avendo espanso quei livelli per intere vite, ha una conoscenza ed una presenza fortissime. Bapu è un quinto/sesto livello, di sicuro meno espanso di Lama Ganchen, sembra cioè che abbia raggiunto questo livello da meno tempo, ma con una tale presenza, che solo col suo semplice silenzio, le cose accadevano.
Stare vicino ad un Maestro significa assorbire quel tipo di presenza e capire che la nostra sofferenza è prodotta da un cumulo enorme di desideri repressi.

I Maestri di settimo livello parlano molto chiaramente di trascendenza. Ti dicono di raggiungere il Divino, di perderti in esso, di lasciarti andare completamente, come una goccia nell'Oceano, di perderti in un livello di esperienza estremamente ampio. Questi Maestri sono molto silenziosi, possono anche stare anni senza parlare e hanno una presenza fortissima (ognuno comunque ha le sue caratteristiche, ma questa è la matrice che li accomuna).
Gesú è una figura che predica di raggiungere l'unitá col Padre, ma nello stesso tempo è una figura molto attiva, quindi di quinto livello. Di sicuro ha aperto la porta sul settimo, peró come pratica esteriore rimane sul quinto, mentre è di sesto come intensitá nell'essere "Gesú".
Non ha mai detto di trascendere l'ego, l'ha detto solo parlando a livello di personalitá, non di anima (cioè è chiaro che per raggiungere l'anima devi lasciare la personalitá). I Maestri di settimo livello ti dicono invece che devi lasciare l'anima, che l'anima non esiste, che lo Spirito è Uno e finchè si pensa di essere un "Io", si è nell'illusione.
In Occidente non conosco Maestri di settimo livello, ma in Oriente ce ne sono. Ne conosco alcuni di sesto e anche di settimo, Tibetani e Buddhisti della scuola thailandese o coreana, che fanno Meditazione Vipassana ed entrano in un silenzio assolutamente perfetto, abbandonando tutto.
Il Dalai Lama è una presenza di sesto, ma per i Buddhisti tibetani la cosa è diversa: loro non vogliono illuminarsi. Osho non si reincarnerá piú; quando passi come ha fatto lui il settimo livello, non il settimo chakra, passi l'Ottava e non hai piú niente da fare qui: su questa terra non torni piú. Il Dalai Lama potrebbe illuminarsi quando vuole, ma non lo fa, perchè i Tibetani hanno fatto il voto del Bodhisattva, cioè il loro compito è restare al di qua di questo salto che è il settimo, per aiutare gli altri ad elevarsi. Tornano quindi non perchè hanno un Karma individuale da smaltire, non ne hanno infatti piú; tornano per un desiderio impersonale, non individuale, secondo il messaggio che Buddha ha trasmesso. Quindi il Dalai Lama è un "forzato" del sesto livello. Gesú poteva essere un sesto/settimo livello se avesse vissuto con persone che gli permettevano di fare un discorso del genere.
Anch'io ho fatto voto di Bodhisattva, di fermarmi da questa parte della soglia per poter essere d'aiuto agli altri, a volte peró vorrei entrare in quell’altro spazio cosí incredibilmente bello, di cui ho avuto solo dei momentanei sprazzi.
Penso che, una volta che avró finito il mio compito, saró piú di quel che sono ora e saró quindi completamente a disposizione degli altri, senza aver piú bisogno di energia attiva. Il progetto che ho da svolgere dovrebbe concludersi in questa vita, perció faró il massimo che posso per esaurirlo e poi seguirò ció che l'Esistenza vuole: torneró o cambieró pianeta, non mi pongo la domanda ora, perchè per il momento sono qua e cerco di vivere al meglio nel presente.

L’Antahkarana
La struttura dell'Antahkarana, il filo di energia che connette tra loro i vari centri, è fondamentale.
Noi abbiamo sette chakra a livello energetico e altrettanti a livello piú sottile; ogni chakra, inteso nella pienezza del termine, possiede sette dimensioni: quindi ha un funzionamento sul corpo fisico, un funzionamento sul corpo vitale, uno sul corpo emozionale, eccetera. (ad esempio se abbiamo un'emozione di gola, ciò significa che sta funzionando il terzo livello, quello emozionale, del quinto chakra). Siccome ogni corpo di vera luce possiede un certo colore - il primo è il corpo di vera luce rossa e cosí via fino ad arrivare al blu indaco del sesto/settimo corpo - quando i sette livelli o corpi funzionano tutti insieme e si apre il settimo, che è il centro di sintesi, si viene a creare l'illuminazione interna: i sette colori, trovando la loro connessione pulita, entrano "in armonica" e riproducono la luce.
Abbiamo giá visto un po' di luce sul cuore, perché dal quarto livello in su mettiamo in asse i chakra ed essi iniziano ad articolare le loro frequenze insieme finchè non cominciano ad illuminarsi. Più si va in profondità all’interno di sé stessi, più la loro luce aumenta e si arriva così al punto che, con un "salto quantico" di consapevolezza, si passa proprio ad un altro livello.
Ra: il "raccolto"
In un testo esoterico, "Ra", viene spiegato un concetto fondamentale che sta alla base della crescita spirituale umana, quello del "raggio viola": il viola, che rappresenta il colore di fusione tra i centri della mente e quelli del corpo, rappresenta proprio il colore della sintesi e fa sí che una persona possa essere "riconosciuta" per essere "raccolta" e passare, così,, nella vera quarta densitá del Pianeta. Cioè, il punto cruciale di passaggio ad un più elevato stato dell’essere passa in questo momento storico attraverso l’acquisizione della nostra totalitá.
Quindi, le persone che non hanno ancora aperto il sesto e il settimo chakra, cioè la loro parte spirituale che è rivolta verso l'alto, devono come prima cosa bilanciare e schiudere questi due centri; chi, invece, non ha aperto il primo o il secondo chakra, perchè ha dei problemi di incarnazione, deve riaprire la zona più fisica del corpo. Aprendo in alto e in basso, si arriva al colore viola, che testimonia il raggiungimento della fusione e della totalitá, segnando l'entrata della persona nell'ambito del "raccolto", Harvest.
E’ possibile, comunque, raggiungere la totalità anche se non tutti i chakra sono aperti: ad esempio una persona che non ha nessun interesse sessuale, perchè vive in un paesino sperduto sull'Himalaya, "non ha" il secondo e terzo chakra; anche senza un chakra intermedio, la totalitá di corpo e spirito c'è, perchè si realizza nel corpo fisico.
Lo stesso discorso vale per il chakra del cuore: una persona che dedica la sua vita esclusivamente ad un lavoro su sé stessa, riesce anche in questo modo a raggiungere il livello di totalitá che le permette di entrare nell'ambito del salto evolutivo che stiamo facendo, nel "raccolto".
Ra divide le persone in "self-centered" e "otherself-centered". Le prime sono
Le prime sono centrate su di sé come Ego, cioè sono egocentriche; le altre invece sono centrate sul sé degli altri.
Una persona centrata su di sé non si preoccupa minimamente degli altri, mentre un "otherself-centered" dá loro molta energia, perchè si sente parte di una totalitá in un ambito di relazioni molto ampio.
Ci si può "illuminare", come abbiamo già visto, seguendo entrambe le vie ed è possibile raggiungere il settimo livello anche scavalcando i livelli intermedi, come il quinto o il sesto.
Ci si puó illuminare dal livello del cuore e addirittura dal terzo chakra; se sento la forza, la violenza, la potenza dell'esistenza e apro totalmente la porta verso questa intelligenza infinita che mi pervade dandomi una forza illimitata, posso fare qualsiasi cosa senza avere bisogno di devozione, amore, meditazione, Pianeta. Entro infatti in un contesto particolare, dove questa forza mi connette col Divino nella forma di potere.
Chi trascende questa esistenza e quindi non rinasce, continua la sua evoluzione nei paralleli cosmici di questi livelli.
Ra dice che esistono delle aree nel nostro Universo che sono riunite sotto la "Confederazione dei Pianeti", costituita dalla grande maggioranza di tutte le Galassie. Ne fanno parte tutti i Pianeti che hanno raggiunto almeno un minimo di coscienza planetaria, che è di sesto livello.
Un assaggio di questa più elevata dimensione di esistenza ogni tanto l'abbiamo anche noi e allora sentiamo Gaia intuitivamente, energeticamente, in quegli spazi che si aprono durante la meditazione, quando le energie salgono dai centri inferiori o dal quarto livello, quello del cuore, arrivano in alto e si aprono, facendoci sentire parte della vita.
Se tutti sulla Terra avessero questo livello anche solo un po’ aperto, si arriverebbe facilmente alla comprensione del Pianeta come Coscienza Planetaria: potremmo allora avere un unico governo mondiale e funzionare come un'unitá allargata. In questa condizione, pur non essendo tutti illuminati, potremmo entrare in contatto con altri Pianeti che hanno raggiunto il livello di coscienza planetaria, Pianeti che magari hanno millenni di guerre alle spalle ed ora sono arrivati alla pace, aprendo il campo al commercio e alle esperienze intergalattiche.
Gran parte dell'Universo, quindi, è regolata, secondo Ra, da un consorzio di Pianeti di coscienza superiore. L’altra parte, invece, è regolata in maniera differente: ha una struttura imperiale, organizzata con una successione di poteri che ha forma piramidale. Sempre secondo Ra il film "Guerre Stellari" racconta la veritá, anzi le battaglie qui descritte sono solo un pallido esempio di una realtá molto piú vasta.
Anche sugli altri Pianeti del nostro Universo ci sono vari livelli; i pianeti possono quindi avere un corpo fisico, le astronavi ecc. ecc.

La gerarchia verticale e la gerarchia orizzontale
La struttura piramidale esiste anche nella nostra societá; il novantanove per cento delle società sul nostro Pianeta hanno questa struttura e sono, quindi, "Orioniche". Orione è un punto nella Galassia dove è concentrato questo tipo di energia, che, essendo organizzato, ha potuto conquistare e sottomettere altri Pianeti creando delle Gerarchie di forza. "Dune" e altri films del genere raccontano, come abbiamo già detto, la veritá.
La struttura piramidale di potere è in genere verticale, ma esistono anche Pianeti che hanno una struttura piramidale in senso orizzontale; nel primo caso chi detiene il potere lo esercita sugli altri e li possiede, nel secondo, invece, la persona più evoluta, come può essere un Maestro, viene riconosciuta spontaneamente dagli altri come tale: questa è una gerarchia orizzontale, dove non c'è qualcuno che sta "sopra" agli altri, bensì sta "davanti" ad essi sulla linea del tempo e desidera che gli altri raggiungano il suo stesso livello evolutivo.
Chi occupa un posto di comando nella gerarchia verticale non vuole, dunque, che gli altri salgano di livello, anzi li schiaccia e li mantiene ai livelli inferiori.
Il punto chiave che identifica una configurazione sociale come "gerarchica" è la struttura elitaria, dove chi ha piú coscienza degli altri ha più potere su di loro.
Creare negli altri il bisogno di te esclude il fatto che tu sia, in realtà, centrato su di te. Nella gerarchia, gli altri devono aver bisogno di te!
In qualsiasi lavoro posso essere centrato su di me; la cosa importante è che io svolga il mio compito perchè questo è un lavoro che devo fare e non perchè in questo modo sottometto gli altri. Molte volte si verifica invece questo secondo caso, ad esempio nelle scuole: ci sono presidi che fanno il loro lavoro perchè va fatto ed altri che, in qualitá di preside, fanno solo quello che vogliono " loro" e gli altri devono quindi sottomettersi.
Ho passato anni su un libro per cercare delle giuste forme che permettessero di riconoscere chi è centrato su di sé e chi lo è invece sugli altri, perchè questo atteggiamento di fondo nel comportamento non è facile a vedersi; è un discorso infatti molto complesso da affrontare, poichè le motivazioni che articolano i vari comportamenti hanno diverse sfaccettature: una persona che ha il cuore aperto puó sembrare cattiva, viceversa, chi è centrato su di sé puó sembrare buono, così come, sempre chi è centrato su di sé e lavora con uno schema elitario, puó anche fare delle opere di bene, pensate ad Arnold Schwaitzer, lavorava per il potere, ma curava anche i negri, i lebbrosi.
Alla fine, comunque, tutto risulta essere parte dell'Uno. Nel momento finale dell’evoluzione le differenze scompaiono, peró fino all’ultimo permangono e sono loro, soprattutto, a contribuire al risultato finale della creazione.
Abbiamo calcolato che un sistema biologico funziona bene se la percentuale di negativitá e di centratura su di sé delle unità che lo compongono è inferiore al tredici per cento.
Ad esempio: se siamo cento persone e tredici sono centrate su di sé, la struttura funziona, poichè, inserite in un contesto comune, quelle persone riescono a svolgere una funzione utile.
Se, per es., a Bagni di Lucca raggiungiamo il numero di cento residenti di cui tredici risultano centrati su di sé, essi diventeranno figure centrali in alcune situazioni (ad esempio saranno a capo di strutture organizzative); in una rete equilibrata, quindi, avranno una loro forza da impiegare in compiti che risultano utili per l’organismo sociale.
Ma se quel tipo di persone, su cento, sono piú di tredici, l’equilibrio della struttura non regge. In questo caso infatti essi ricodificano l’intera struttura in termini centralizzati e la loro energia, invece di essere utile alla collettività, finisce per danneggiarla.
In una struttura orizzontale si ha la sensazione di lavorare positivamente, di "esserci dentro veramente", perchè la posizione che in questo caso si occupa è quella che corrisponde al proprio essere, al reale compito che si ha da svolgere; in una struttura piramidale, invece, la sensazione che si prova è opposta: si lavora per "dovere", perchè è cosí e non c'è alternativa.
Nella struttura orizzontale ognuno puó essere "co-creatore". Quando lavoravo in Universitá, c'era una gerarchia ben precisa, la direzione veniva dall'alto e io non potevo sindacare. Ma chi era piú in alto di me non era per questo migliore di me, bensì occupava quel posto solo perchè aveva usato il potere e voleva mantenere quella posizione non permettendo agli altri di crescere.
Chi sta sopra a quel modo, polarizza su di sé l'attenzione e l'energia degli altri, senza avere delle qualitá. Ho visto persone, come Yeudi Menuin, che sono poli magnetici di attrazione perchè hanno doti, qualitá particolari; sono magari anche un po' centrate su di sé, ma sono anche centrate sugli altri e questo permette loro di avere un grandissimo valore umanitario.
Questa è la meritocrazia, cioè il vero merito, quando sentiamo che una persona è davanti a noi sulla scala temporale della conoscenza e può così esserci d'aiuto.

L’illuminazione
Ripeto ancora una cosa: ci sono persone che si sono illuminate partendo dal quarto e, caso rarissimo, anche dal terzo livello. Non sempre è necessario fare un salto di livello ogni sette anni.
Ad esempio, una persona che ha una grande devozione, tipica del quarto livello, dal quarto arriva al sesto e lí si illumina, perchè si dona totalmente al Divino che è nell'esistenza e questo è un processo istantaneo.
Seguendo un sentiero unico di ricerca della totalitá si può pervenire ad essa, poichè, anche senza avere poteri psichici particolari o una coscienza planetaria, ci si può illuminare.
In questa logica ognuno di noi costituisce un discorso relativo. Ci sono persone che possono scavalcare tutto: non pensate di non poter arrivare alla totalità senza seguire un percorso regolare. Se siete totali in quello che state facendo, potete arrivare "adesso", in ogni istante, alla totalitá. Magari vi mancheranno degli strumenti che siano idonei alla vostra ricerca, ma raggiungerete lo stesso la comprensione necessaria per raggiungere l'illuminazione e passare dal sesto al settimo livello.
E' anche possibile recuperare in un momento successivo i livelli scavalcati, se quella è la nostra storia. Addirittura ci si puó illuminare anche senza essere "esseri umani": si racconta di famose mucche indiane che si sono illuminate guardando negli occhi i Maestri. Un Maestro è cosí radioso e profondo nella sua luce, che gli animali gli si avvicinano, pensate a S. Francesco.
E' possibile entrare nello spazio di presenza di un Maestro e, senza bisogno di parole e senza alcuna fatica, istantaneamente passare dal secondo al sesto corpo e illuminarsi; se la vita della persona che fa questa esperienza è abbastanza semplice e pulita, essa puó anche rimanere in questo stato, che rappresenta però nello stesso tempo un pericolo. In India, persone che si sono illuminate senza superare i gradini intermedi della scala evolutiva, sono impazzite perchè arrivando troppo velocemente ai livelli alti non sono poi riuscite a bilanciare adeguatamente l'energia; noi possiamo invece arrivare a questo stato in modo più equilibrato.
Una persona che non sappia cos'è la spiritualitá, puó scambiare un illuminato per un pazzo. Quando si raggiunge il sesto livello, infatti, si instaura un altro stato di coscienza: non solo il corpo è luminoso ed espanso, ma diventa anche immobile, si perde coscienza dei suoi confini, a volte quasi non si respira. E' lo stato di Samadhi, di primo Samadhi; se da questo poi si arriva al settimo stadio, si raggiunge il "Samadhi senza seme", che è talmente bello, che chi lo occupa puó restarci dentro per ore senza risentire fisicamente della posizione particolare assunta dalle sue ginocchia, poichè l’asse della persona è talmente perfetto che consente di perdersi in quello stato. E’ uno stato di estasi poichè si entra in uno spazio di coscienza totale, infinita, in cui il corpo non ha più nessuna importanza (Ramana Maharshi è stato ritrovato addirittura mangiato dalle formiche).
In Italia non mi risulta che ci siano "pazzi di Dio", conosco persone che dicono di vedere Dio o la Madonna, ma non sono pazzi, anzi di solito sono molto centrati su di sé, molto di potere e attraverso quei discorsi vogliono solo guadagnare qualcosa. Oppure si tratta di donne con tanta energia, ad esempio pranoterapiste ed è difficile far capire loro che la visione di una cosa non è l'esperienza diretta di quella cosa; magari sognano la Madonna e non capiscono che questo non è il sesto livello, ne è solo un'intuizione. Molte persone sono solo visionarie o peggio, sono persone che dopo aver letto dei libri si sono montate la testa.
Qualcuno per es. ha letto i libri di Alice Bailey in cui si dividono le persone
in categorie, come "uomo comune", "iniziato", "adepto", "Maestro" e si è convinto di essere un maestro, perchè gli sembrava di corrispondere alla descrizione! In questo caso si tratta solo di un processo "di testa", totalmente inconsapevole e irriverente. Fermiamo invece la testa e andiamo dentro di noi. Quando la meditazione accade, è una cosa semplice, interiore, che si espande: qui è presente la vera esperienza spirituale.
Non sentitevi mai nè piú, nè meno di nessun altro. Il Divino è dentro di noi: la forza di apertura verso la spiritualitá è data dalla nostra intelligenza che si mette in contatto con la sua fonte, che è giá dentro di noi, è giá la nostra energia. Siccome siamo tutti estremamente diversi gli uni dagli altri, creiamo dei canali per cercare di uniformarci e sapere dove siamo, per creare una struttura che ci permetta di andare avanti nella vita con una certa regolaritá. Ma questo non significa che le cose siano solo cosí.
La nostra mente - che gestisce le relazioni, il lavoro, la creatività - infatti, funziona normalmente sul terzo livello, mentre dovrebbe funzionare sul quarto dove avrebbe una maggiore ampiezza di visione.

Il settimo chakra: la morte
Parlando del settimo chakra, è veramente importante parlare della morte. Normalmente, quasi nessuno al momento della morte si trova al livello del settimo chakra e, proprio per questo, occorre parlarne.
La morte costituisce uno dei due grandi poli della nostra vita; come nel modello Cyber abbiamo un polo Nord e un polo Sud, cosí i processi di nascita e di morte corrispondono moltissimo al punto alfa e al punto omega dell’esistenza. Se le cose funzionassero come si deve, noi avremmo un primo chakra che corrisponde al punto centrale dell'incarnazione e un settimo chakra che diventerebbe il punto centrale della morte.
Nella nostra societá l'energia connessa con questi due poli è stata fino a pochissimo tempo fa ritenuta un tabú. L'energia sessuale, che ha a che fare con l'inizio della vita e con il primo chakra e l'energia della morte, che è nel suo significato più profondo l'energia del "trascendere", nel passato erano considerate sacre e solo recentemente sono state occultate dalla nostra cultura.
Quando le religioni dimenticano il significato della vera ricerca interiore, creano una serie di regole esteriori e invece di affrontare l'energia dove essa si manifesta con più forza, quindi nel sesso e nella morte, la bloccano e la inibiscono attraverso una serie di codici rituali di comportamento finalizzati a privare queste stesse energie del loro reale valore.
Ad esempio, il tipico modo per non entrare in contatto con la morte puó essere un "buon funerale", mentre la maniera per non entrare in contatto con il normale processo della sessualitá puó essere il "matrimonio". Si fa in modo che l’atto non si veda coprendolo con una serie di ritualitá sociali, così che l'energia non entra a contatto diretto con la nostra vita.
Questo processo di rifiuto delle due energie da parte della societá fortunatamente in questi ultimi anni si è allentato. Una svolta in questo senso si è verificata negli anni '50-'60, periodo in cui è scoppiata una certa cultura a favore della libertá sessuale; da Reich in poi, infatti, si è cominciato a parlare della sessualitá, un argomento questo fino a quel momento proibito e quindi anche il corpo ha cessato di essere un tabú (nel giro di trenta/quarant'anni si sono cominciati a vedere corpi nudi dappertutto).
Lo stesso sta cominciando a verificarsi riguardo al processo della morte; la morte, che fino ad ora era un evento totalmente taciuto, sta cominciando finalmente a venire alla ribalta.
Dietro il processo della morte si nasconde un grande senso di paura, come del resto anche dietro la sessualitá: tutta quest'energia cosí vitale che ci possiede, imprendibile, incontrollabile, è paragonabile, infatti, a quella della morte, perchè anch'essa è incontrollabile e la societá non sa come affrontarla.
La morte viene vista come una grande nemica, come la fine di tutto e non viene assolutamente considerata nella sua realtá, che è quella di essere un passaggio, una trasformazione.
Nonostante le religioni abbiano sempre detto che dopo questo momento qualche cosa rimane, morendo si teme di perdere tutto; questo accade perchè le religioni sono prive di una reale esperienza dell’altra dimensione, perció la loro parola non riesce a bilanciare la paura reale che le persone hanno di questo inevitabile appuntamento.
Nel fatto del morire, in sé, non c'è propriamente nulla di male. Quindi le persone devono essere in grado di percepire il processo del morire come un processo dinamico, di trasformazione.

La "piccola morte"
Con la morte, noi abbiamo la possibilitá di fare un grande cambiamento: esaurire la nostra vita presente e uscirne. Questo processo è possibile simbolicamente attuando una "piccola morte", cioè riproducendo in vita lo stesso processo del morire e del rinascere.
L'arte del morire è anche questo: la "piccola morte" significa morire alla vecchia vita, con tutti i suoi schemi e i suoi modelli di pensiero abituali, di relazioni sociali e affettive consolidate.
Questa rottura con il passato può avvenire anche a livello fisico, nel senso che non ci si riconosce più nel proprio corpo. Di solito in questi casi propongo un cambiamento radicale nel modo di vestire, che puó giovare anche nelle depressioni gravi. Consiglio di vestirsi di un solo colore o di far crescere la barba se non la si ha o di tagliare i capelli, di attuare cioè un cambiamento cosí drastico, da non riconoscersi più. Contemporaneamente, le cose cambiano.
Molto efficace in questo senso è il cambiamento spirituale, ad esempio: prendere i voti, cambiare nome, andare in un monastero o tra gli aborigeni australiani. Oppure andare a lavorare in una missione africana, se si ha la vocazione di aiutare gli altri. In sintesi, allontanarsi il piú possibile dal proprio contesto. Questo è un consiglio che dò quando vedo che nella persona manca la voglia di vivere, ma c'è ancora molta energia vitale: è il caso in cui il senso d'identitá è stato depresso da una serie di eventi andati male.
L’esperienza della morte
Negli ultimi decenni si è avviato un processo di estrema importanza riguardo alla morte, parallelo al processo avviato da Reich e da tutta la politica a favore della libertá sessuale. E' iniziato negli anni '70, con la pubblicazione di cronache di persone morte e poi ritornate.
Il mio amico e collega Raimond Moody, uno psichiatra americano, ha fatto la prima compilation di persone tornate in vita dopo casi di morte apparente.
Queste persone hanno ricordato l'esperienza di essere uscite dal corpo e di essere entrate in un tunnel che portava in una dimensione estremamente luminosa. Alcuni hanno ricordato anche l'incontro con persone morte o con creature angeliche: poi "qualcuno" diceva loro che dovevano tornare indietro perché non era ancora giunto per loro il tempo di morire.
In questi casi la persona ritorna portando delle informazioni dall'aldilá. Tutti riportano con estrema coerenza lo stesso tipo di visione, che è simile ovunque nel mondo al di lá delle differenze di religione, razza, età.
Ovviamente, le persone che hanno avuto diretta esperienza dell'aldilá nelle "near-death experiences", le esperienze vicino alla morte, quando tornano non hanno piú paura di morire; anche persone che fino a quel momento avevano condotto un’esistenza orientata alla materia si sono dedicate, dopo il loro "ritorno", ad una vita molto piú profonda, piú spirituale, perchè hanno capito quanto sia importante il valore dello spirito.
Questo tipo di impostazione emerso negli ultimi anni, cioè il vedere la morte come un momento di passaggio, è riuscito a sfondare una barriera di paura collettiva riguardo a questo tema e ad aprire un nuovo discorso sulla morte.
Alla fine di questo secolo si va sempre di più verso una visione di maggiore unitá fra questo mondo e quello delle anime, soprattutto grazie ad una nuova apertura scientifica che puó creare una comunicazione molto piú evidente tra le due dimensioni, abbassando il velo di paura che ha sempre tenuti separati i due mondi.

Il ricordo delle vite passate
Il ricordo diretto delle vite passate è di sicuro il fenomeno piú interessante tra tutti quelli che vi ho illustrato. E' un processo che ultimamente è come "esploso" a causa del progressivo assottigliamento del velo astrale che separa la dimensione fisica dalla dimensione sottile, per cui noi, adesso, siamo molto piú vicini al regno dello spirito e, quindi, possiamo entrare più facilmente in contatto con quella parte di noi che
è legata a quel piano e ne ha le memorie.
In quel piano il tempo è molto piú dilatato; così come in questa dimensione si può viaggiare nello spazio, sul piano sottile si puó viaggiare nel tempo; non è una cosa facile, ma si puó fare.
Ci si puó spostare nel passato o anche nel futuro, ma questo è ancora piú difficile, perchè il futuro è frutto di una serie di azioni che accadono momento per momento e, quindi, sono sempre possibili diversi scenari di esso.
Tra i processi di rottura dei codici negativi che riguardano la morte, quindi, è il ricordo diretto delle vite passate quello che ha aperto piú di tutti nuove possibilitá.
Abbiamo già fatto esperienze di regressioni che portano alla luce vite passate e abbiamo vissuto anche ricordi di morti passate. Queste ci rimettono esattamente nella condizione di ricordare il momento della morte e di sapere, con tanta piú certezza quanto piú ci si entra dentro, che siamo già nati e già morti altre volte e che siamo ancora vivi; sperimentiamo, così, che esiste una parte immortale del nostro essere e una parte mortale, che è quella che finisce in quella vita, assieme a quel dato corpo, a quelle emozioni.
La restituzione
Ricordiamo una parte di emozioni appartenenti alle nostre vite passate e la riportiamo alla nostra esistenza presente; un’altra parte, invece, la lasciamo: questo è il processo di restituzione.
Cerchiamo di immaginare l'anima che per venire in questo mondo deve prendere in prestito del materiale; noi, che siamo Dio, quando arriviamo sulla Terra, prendiamo da essa un po' di materia, con questa costruiamo un corpo e ci entriamo dentro.
Prendiamo in prestito un po' di cellule dai nostri genitori, che a loro volta le hanno prese dal cibo, dai liquidi, dai gas, dalla Terra, dal Sole; i quattro elementi assieme formano un ovulo che ha il codice genetico dei nostri genitori e che serve a far funzionare la "macchina" in cui entriamo.
Noi poi modifichiamo il codice genetico, nel momento in cui ovulo e spermatozoo si ricombinano, in accordo con la nostra energia; cambiamo cioè una piccola parte, una polaritá, un aspetto del codice genetico, che si sintonizza, cosí, sulla nostra energia, sulla nostra vibrazione.
Mentre cresciamo, dalla Terra prendiamo aria, acqua, Sole; dai genitori invece prendiamo l'affetto, impariamo a parlare la nostra lingua, la nostra cultura e ci educhiamo ad agire in quel mondo in cui dovremo fare le nostre esperienze di vita finchè non arriverà il momento della nostra morte: dovremo allora lasciare tutto ciò che abbiamo preso entrando nell’esistenza, ridarlo indietro, perchè noi siamo quell'anima che è arrivata nuda su questa terra e che nuda se ne dovrà andare.
Il processo della restituzione è importantissimo da capire; esso si puó attuare anche al presente: possiamo cambiare totalmente vita, anche il nostro corpo fisico puó cambiare, magari nel giro di un anno, se solo ci si alimenta in modo pulito e naturale, nutrendosi cosí di energie piú sottili. "Restituzione" è anche in gran parte il lavoro che facciamo all'Accademia, dove abbiamo cercato di vedere da dove vengono i comportamenti, i modi di pensare, il senso di identitá, le emozioni piú o meno bloccate: tutte cose che vengono dalla famiglia, dalla scuola, dal nostro corpo che ha una certa struttura; se noi capiamo questo, possiamo fare quello che indicano i testi sacri, cioè morire e rinascere una seconda volta, con una morte e una rinascita spirituali, con cui lasciamo l'identificazione con questo corpo attuale e ci ricostruiamo sulla base di qualcosa di piú elevato. Non è una morte completa, perció una parte dei pensieri e delle emozioni in questo processo rimane, ma è possibile cambiare totalmente vita, riuscendo a diventare delle altre persone.
Con la volontá, con una visione più aperta della realtà, si crea un processo potentissimo di trasformazione dell’energia e si rinasce ad un altro livello di consapevolezza.
In alcune scuole si parla addirittura di piú morti e piú rinascite nell’arco di una vita; è possibile infatti che, dopo un’esperienza di rinascita durata per es. dieci anni, si abbia bisogno di abbandonare anche quel percorso, divenuto ormai vecchio e di riprendere la propria esistenza in un altro contesto di esperienza. Questa necessità può accadere anche in coincidenza di fatti gravi avvenuti nella nostra vita, come morti o abbandoni, che ci fanno capire improvvisamente che un tipo di vita è ormai finito, che è inutile piangere, bisogna invece accettare di morire e rinascere da un'altra parte.
L’incarnazione
L'anima si incarna perché ha dei desideri, cioè è legata al corpo astrale che è il corpo dei desideri. Lo scopo di crescere nella vita è quello di evolvere, per cui abbiamo bisogno di desiderare alcune cose, tra cui la conoscenza, per fare esperienza di queste e imparare.
Una parte di queste esperienze si trova sul livello di coscienza che chiamiamo "mondo reale", che ci procura un'enorme chiarezza evolutiva poichè ci mette di fronte al bisogno dei desideri e al successivo distacco da essi. Il corpo serve per entrare dentro questa possibilità di evoluzione.
Quando una persona arriva al quarto, ma soprattutto al quinto livello, non ha piú paura di morire o, comunque, ne ha di meno; la paura cala perché attraverso la meditazione si è già fatta esperienza dell’altra dimensione e si sa quindi che essa esiste: non è piú una fantasia, è una realtá!
Di solito non si ricordano le vite passate perchè questa memoria si trova nel cervello fisico.
I Lama o i Tulku hanno ricordo di esse, perché hanno un corpo spirituale molto forte. Anche bambini di cinque o sei anni possono avere memorie di vite passate.
La memoria è basata sul cervello, perció cambiando corpo ci si dimentica quasi di tutto, tranne delle impressioni piú forti che si portano con sé, quelle che vanno piú a diretto contatto con l'anima (mentre le cose spicciole si dimenticano). Di solito, ad esempio, non ci ricordiamo che lingua parlavamo nella vita passata, perchè quel livello di informazione preso dalla societá è svanito con la morte del corpo fisico ed è stato restituito alla societá, come del resto il corpo: abbiamo preso in prestito un corpo di feto che restituiamo un po' piú grande perchè abbiamo preso in prestito anche il cibo; restituiamo anche le emozioni, prese in prestito dalla gente e questo possiamo farlo anche da vivi, nel senso che possiamo ridare a quelle persone l’affetto, la condivisione, l’amore che abbiamo ricevuto mentre abbiamo l’opportunità di frequentarle ancora.
Se muori e in vita hai accumulato denaro, puoi lasciarlo in ereditá e, così, allo stesso modo, se hai accumulato energia e ricchezza emozionale, quando lasci questa vita le puoi passare a chi ami di piú, perché andando su corpi piú sottili, a contatto con la luce infinitamente luminosa di Dio, non si ha piú bisogno di queste cose.
Dopo un certo periodo trascorso sugli altri livelli di evoluzione, il desiderio di continuare a fare esperienza attraverso il corpo piú basso ti riporta giú, a vivere nel mondo fisico, finché il processo di crescita in questo senso non ha termine.
L'attenzione al processo del morire è molto importante. L'arte del morire infatti è proprio un'arte.
Se noi, che lavoriamo insieme da tanto tempo, impariamo l'arte della restituzione, cioè come decondizionarci, capendo da dove vengono i nostri problemi, la nostra mente, la nostra cultura e se impariamo a non essere cosí attaccati a questi involucri da non poterli ridare indietro, ci troviamo al momento della morte nella giusta prospettiva per affrontarla.
La maggior parte delle persone muore sul livello in cui ha vissuto, normalmente il terzo. Quindi il processo di morte, normalmente, è inconscio. Le persone che hanno avuto una vita di dedizione e bontá, a volte muoiono al quarto livello. Se, invece, si riesce a morire essendo in uno stato meditativo, si sale al sesto livello e nel momento in cui la morte si verifica, si esce dalla testa.
Chi muore al sesto livello, rinascerá cosciente, al sesto livello, per questo è così importante morire in meditazione; mentre chi vive sul terzo livello, muore inconscio, sul terzo livello.
Si puó anche morire al sesto livello senza averlo pienamente sviluppato, cioè i corpi sono veloci nel momento del morire e se si è in totale concentrazione nella propria anima, si muore sul sesto livello perché fisicamente si è sul sesto chakra, nella coscienza piú alta della testa. Ma se nella vita non si è sviluppato a sufficienza quel livello, si muore e si rinasce autocoscienti, senza avere però dimestichezza con quel corpo.
I Tulku, che sul sesto livello rimangono per delle vite intere, escono dal sesto mentre sono in meditazione, vanno nell'altra dimensione, dove il tempo è piú dilatato e qui hanno una chiara visione del tempo e del luogo in cui si svolgerá la loro vita futura. Perció sanno dire con esattezza quando moriranno, dove rinasceranno, da quali genitori rinasceranno.
Il fatto di considerare la morte come momento di un ciclo che comprende in sé anche la rinascita è fondamentale e serve moltissimo a far vivere meglio le persone.
Sia l'accettazione della sessualitá, che della morte, sono i due elementi cardine su cui si basa la rinascita spirituale dell'Umanitá e il rinnovamento della nostra cultura, perchè solo con il bilanciamento di questi due estremi l’esistenza puó essere vissuta piú intensamente e profondamente.

dal Dott. Nitamo Federico Montecucco I SETTE LIVELLI PSICOSOMATICI

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